Il pizzaiolo afgano di Padova: “Salvate la mia famiglia”. Ma per qualche politico del Nord non c’è spazio per loro

Ha saputo dai siti che Zahara Ahmedi, sorella di un ristoratore afgano che lavora a Venezia, riuscira’ a ricongiungersi con lui a breve e per questo rivolge lo stesso appello: “anche io ho una famiglia a Kabul, cinque sorelline, un fratellino piccolo, mia mamma e mio papa’, anche loro sono chiusi in casa e vivono nel terrore, andavano a scuola ma le scuole sono chiuse, non c’e’ guerra ora a Kabul, c’e’ un silenzio surreale,”.

A parlare e’ Ahmezai Goubaldin, un ragazzo afgano di 26 anni, titolare di una pizzeria per asporto nella centralissima via Zabarella di Padova. “Nessuna delle mie sorelle ha il coraggio di uscire di casa – dice disperato – aiutatemi a portare la mia famiglia a Padova”. Ahmezai e’ arrivato in Italia nel 2016 seguendo la rotta balcanica, passando per l’Iran e la Bulgaria, dove la polizia ha sparato a lui e ai suoi amici, uno dei quali e’ morto. L’anno scorso Goubaldin ha perso un fratello di 13 anni, morto in una esplosione. Dal suo arrivo in Italia ha incontrato l’associazione “Refugee welcome”, che l’ha accolto, ha fatto in modo che imparasse l’italiano e gli ha insegnato a un mestiere. Da tre mesi ha preso in gestione la pizzeria. “Sono scappato dall’Afghanistan nel 2016 perche’ non c’era possibilita’ di studiare, ho fatto il percorso in treno e a piedi, la polizia mi ha rincorso al confine, ma sono riuscito a scappare, qui ho una nuova vita – conclude – ma ora non posso pensare ad altro che alla mia famiglia, cerco di comunicare con loro ogni giorno, ma non e’ facile”.

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