Il percorso ad ostacoli di Salvini: dentro la Lega scontro con Fava

di ANONIMO PADANO

Non devono essere giorni facili per il segretario federale della Lega Matteo Salvini. E’ formalmente il numero uno del Carroccio, ma da tutte le parti (soprattutto certe parti in odor di maronismo…) arrivano colpetti e colpacci alla sua figura e alla sua funzione. Flavio Tosi ha preso le distanze dalla battaglia “no-euro” ingaggiata con determinazione dal segretario in vista delle Europee: in via Bellerio hanno cercato di derubricare l’uscita del sindaco di Verona come una posizione personale, ma, scusate, è un po’ difficile da credere. E uno.

Mentre Salvini continua a ripetere che prima di fare qualsiasi alleanze politica bisogna pensarci dieci, quindici volte, ecco che l’ex segretario e governatore lombardo Roberto Maroni sembra invece voglioso di indicare lui la strategia politica e non perde occasione di indicare la sua predilezione per Berlusconi ed Alfano. E due.

Ieri, poi, è successo un fatto apparentemente minore, ma che la dice lunga su come la segreteria Salvini non viaggi in discesa. Nel consiglio direttivo nazionale della Lega Lombarda è stato discusso il commissariamento della segreteria provinciale della Lega, retta da Cedrik Pasetti, uomo molto vicino all’ex deputato e oggi assessore regionale Gianni Fava. Si racconta che Salvini, non presente alla riunione, avesse dato indicazioni per il commissariamento, ma al momento decisivo solo un componente sui quindici del direttivo si sarebbe schierato per procedere al voto, che è stato invece rinviato al 17 febbraio. Nella discussione il componente mantovano Edi Scaini ha fatto fuoco e fiamme contro il commissariamento, facendo intendere apertamente che l’attacco a Pasetti altro non sarebbe che un modo indiretto dei salviniani per prendere di mira il dominus mantovano del movimento, cioè Fava. Salvini contro Fava, dunque: un pesante braccio di ferro che la dice lunga sui rapporti interni a via Bellerio, visto che l’ex parlamentare è considerato uno degli uomini più vicini a Bobo Maroni. E tre.

La morale: il buon Salvini c’ha da trottare parecchio nelle prossime settimane, non solo per  agguantare il fatidico 4% entrando così nll’Europarlamento, ma anche per dimostrare di controllare il movimento (sembra quasi più ardua la seconda che la prima delle due missioni). Se poi la Lega dovesse rimanere fuori dal parlamento di Strasburgo, allora c’è da giurare che si aprirebbe una stagione molto turbolenta dentro il Carroccio.

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