IL PD SFIDA LA LEGA. E I MARONIANI LITIGANO SULLE CADREGHE

di MARCO TAVAZZI

Mentre i leghisti, indipendentemente dalle correnti, sono occupati nel gioco delle cadreghe, il Partito democratico sfida il Carroccio. E si propone come interlocutore sulla questione settentrionale. Ora, che il Pd rimanga una forza nazionale, e i tentativi di federalismo proposti siano molto più blandi di un’idea autenticamente autonomista, è assodato. Ma dovrebbe far suonare un campanello d’allarme il fatto che il 30 giugno, giorno del congresso federale della Lega e momento decisivo per capire se la nave potrà restare a galla o sarà inesorabilmente condannata ad affondare, il Pd abbia deciso di convocare una grande assemblea a Milano, dove saranno riuniti gli organi dirigenziali delle quattro regioni del Nord: Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria.
Anche perché il tema dell’adunata sarà appunto “la questione settentrionale e le risposte che vogliamo dare, dopo vent’anni di inefficienza leghista” sottolinea il vicesegretario del Pd lombardo Alessandro Alfieri. “Abbiamo scelto proprio il 30 giugno per dare un segnale – continua – dopo queste elezioni rimane la questione settentrionale, che noi vogliamo affrontare. Al contrario, chi su questo problema ha campato per vent’anni, ha perso la maschera”.

E i leghisti cosa fanno nel frattempo?

Anziché affrontare seriamente il problema di una rinascita di un partito mezzodefunto e sicuramente oggi poco credibile, perdono tempo in lotte di potere. Tra maroniani e bossiani? No, tra gli stessi maroniani. Forse è un piccolo esempio, quello di Varese, ma il fatto che gli ultimi due incontri provinciali abbiano di fatto sancito una prima spaccatura tra le file dei Barbari Sognanti, con due candidati al direttivo nazionale in vista del congresso lombardo di sabato, appare un attimo un po’ deludente. Anche perché ci fossero divergenze programmatiche che implicassero queste due candidature… invece sono sorte dopo una movimentata riunione tra capicorrente a causa di un mancato accordo su questioni di organigramma interno. I delegati di Varese andranno al voto congressuale, dove si può eleggere un solo rappresentante per provincia, con Stefano Cavallin, maroniano della prima ora vicino al sindaco di Varese Attilio Fontana, e Stefano Gualandris, capogruppo in consiglio provinciale, fidato del senatore Fabio Rizzi.

Se la “faida” varesina appare minimale e marginale, c’è comunque la lamentela che emerge da quasi tutti i militanti che ad oggi, in vista degli appuntamenti congressuali, non sia stata aperta nella Lega una vera e propria fase programmatica. Qualche slogan, un dire e ridire che bisogna costruire una nuova Lega ma, nei fatti, ad oggi non sono emerse particolari tematiche da portare al congresso. Se il dibattito si ridurrà ad un “dobbiamo continuare a lottare” e “la Lega non è morta”, e il congresso si risolverà l’ennesima conta di voti tra correnti per chi si tiene il partito in discesa, allora il rischio vero è che l’esperienza si chiuda definitivamente.

Sfiducia a Formigoni

Intanto, sempre il Pd ha presentato una mozione di sfiducia contro il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, dopo i problemi giudiziari che stanno affrontando sia la sua giunta che lui in persona. Andrà in discussione il 5 o il 12 giugno. “Vedremo come Lega e parti del Pdl potranno difendere Formigoni” commenta sempre il vicesegretario Alfieri.

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