Il Pd e il Pdl o sostengono un governo Grillo o sarà l’apocalisse

di FABRIZIO DAL COL

Ormai siamo ai confini della realtà. Al rientro dalle ferie dell’agosto scorso i partiti si erano impegnati davanti a tutti gli italiani a cambiare la legge elettorale entro il successivo mese di settembre. Come sappiamo oggi, nonostante gli appelli di modifica urgente che pervenivano dalla società civile, i partiti hanno invece volutamente fatto melina per non cambiare la suddetta la legge elettorale. Nonostante la crisi drammatica in cui è finita l’Italia fin dalla scorsa primavera, l’incoscienza e l’opportunismo manifestati dalle classi dirigenti delle rispettive nomenclature di partito hanno fatto sì che gli interessi generali del Paese venissero meno. Alla luce dei risultati delle elezioni, consapevoli dell’immane danno che hanno provocato per non aver voluto modificare la legge elettorale, pur di preservarsi le loro rendite di potere, i partiti stanno ora giocando al monopoli sulla pelle viva dei Cittadini. Insomma, l’ accozzaglia di dirigenti di partito che allignano a destra quanto  a sinistra, ovvero coloro che invece di ritrovarsi per ragion di Stato insieme per contribuire alla salvezza del Paese, hanno invece volutamente ricostruito le vecchie coalizioni e mantenuto i rispettivi apparati. Contrariamente a quello che avrebbero dovuto fare, i notabili di partito hanno invece deciso di rimanere divisi in due coalizioni e mettere in campo le resistenze più disparate solo per badare alla loro salvezza  e senza tagliare nulla che potesse compromettere quel consenso acquisito grazie alle loro “riserve indiane”.

Oltre al tentativo maldestro di ridimensionare il movimento di Grillo, hanno perfino immaginato di poterlo fare senza pagare dazio e oggi, all’insegna del muoia sansone con tutti i filistei, costringono il Paese in una situazione di non ritorno. In sostanza, per salvarsi dalla loro autodistruzione, come del resto già avevano iniziato a fare con la legge elettorale, confidando solo sull’aiuto del solito “stellone italiano”,  ora cercano di prendere tempo e di spostare in avanti i problemi che assillano l’Italia, senza nemmeno rendersi conto che tra non molto i Cittadini li prenderanno a calci in culo.

Insomma, l’Italia oggi è come il Titanic che, considerato inaffondabile, è affondato ugualmente e proprio mentre  sopra il ponte si continuava a ballare. A differenza del Titanic già oggi si sa che l’Italia corre il rischio di affondare, ma lor signori, a differenza dei ballerini del Titanic, sanno bene che a ballare sopra il ponte dell’Italia che affonda non ci saranno loro, bensì gli italiani che li hanno votati. In questo momento, con l’economia a rischio di non ripresa, con un PIL che continua a calare, con il debito pubblico che registra record  in aumento e l’ormai perenne declino occupazionale, per evitare il rischio di un probabile crack finanziario, appare  necessario e inevitabile il congelamento degli interessi sul debito.

Per le ragioni sopra citate, chi oggi si ostina a pensare di costituire un governo per approvare poche cose e per poi tornare a votare, non fa altro che peggiorare la situazione e innescare tensioni sociali che, oltre ad acuirsi e finire fuori controllo, inevitabilmente diverrebbero anche cruente. Nonostante ciò, le esigenze della politica ora non coincidono più con gli interessi dei Cittadini, quando invece sarebbe più che mai necessario un governo di cinque anni forte e stabile, non solo per rilanciare il Paese, ma capace anche di modificare l’intero Stato unitario e la stessa costituzione. I sani ideali, come  le sane ideologie politiche, nel corso degli anni si sono trasformati in interessi più materiali, dove la commistione tra affari e politica  ha prodotto solo il mantenimento del potere per il potere e relegato il ruolo naturale del Cittadino a semplice suddito.  Questa evoluzione ci ha riconsegnato un Italia come Paese distrutto, oggi perfino incapace di scrollarsi di dosso il ciarpame politico con le sue rendite di potere; inoltre il perdurare di questa situazione rischia ora di innescare un processo di smantellamento dello Stato, prima ancora di poter veramente modificarlo democraticamente.

Se le coalizioni di oggi non decideranno di fare un passo indietro e appoggiare insieme la nascita di un governo dei grillini, accadrà molto presto che spariranno dalla scena politica. Se invece, le coalizioni decidessero tutte insieme di sostenere Grillo, avranno reso il contributo fondamentale per il grande cambiamento e alla ricostruzione di un Paese che ora invece rischia il fallimento.

 

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