/

Il nostro sondaggio sulla Lega: o si torna indipendentisti o si muore

di GIANLUCA MARCHI

E’ tempo di fare qualche riflessione sul sondaggio che L’Indipendenza ha lanciato per raccogliere indicazioni su chi,  il popolo leghista, vorrebbe vedere come prossimo segretario federale. Premettiamo che la nostra consultazione non ha mai avuto la pretesa di essere risolutiva o definitiva: diciamo che era ed è il modo di tastare il polso dei non pochi lettori di questo giornale che ancora ripongono le loro speranze nella Lega per tentare di modificare un futuro, diversamente destinato a essere molto cupo. Abbiamo detto fin da subito che altri lettori non credono più in un ruolo possibile del Carroccio: hanno tutte le ragioni per essere pessimisti, ma nel parco lettori de L’Indipendenza ci sono anche gli altri, ed è stato a questi che abbiamo voluto rivolgerci.

La cronaca di una settimana di voto dice che all’inizio è stato un testa a testa fra Matteo Salvini e Manes Bernardini. Poi ha fatto irruzione sulla scena l’outsider Roberto Stefanazzi che, non senza sorpresa, si è portato anche in testa alla graduatoria. A quel punto c’è stata la mobilitazione dei sostenitori di Salvini, i quali prima hanno colmato la distanza fra i due, proponendo un nuovo testa a testa, e poi ieri hanno dato una spinta fortissima all’attuale segretario della Lega Lombarda.

Noi lasceremo in rete il nostro sondaggio diciamo artigianale fino al giorno in cui saranno rese note le candidature ufficiali alla segreteria federale, il che dovrebbe avvenire non prima del 17 novembre. A quel punto rinnoveremo la consultazione con i nomi definitivi che si sfideranno in vista delle primarie del 7 dicembre.

E tuttavia qualche indicazione va estrapolata dai voti che abbiamo raccolto. Detto che i candidati più interessati alla corsa vera e propria anche nel nostro sondaggio hanno mobilitato le proprie “truppe”, il fatto che dal gruppo siano emersi i nomi di Salvini e Stefanazzi ci dice sostanzialmente una cosa e cioè che per molti leghisti di base l’unica strada per dare ancora un ruolo e un futuro al Carroccio appare quella di riprendere con decisione la battaglia indipendentista. Tutto il programma di Stefanazzi è un inno all’articolo 1 dello Statuto della Lega, quello che ancora determina il marchio di fabbrica del movimento, sebbene tradito da tanti comportamenti scellerati degli ultimi quindi anni: il raggiungimento dell’indipendenza della Padania. E fra i candidati più conosciuti al grande pubblico, proprio Matteo Salvini è colui che negli ultimi mesi ha fatto i discorsi più indipendentisti, si ricordi ad esempio il convegno di Domaso organizzato dal Mgp e a cui ha partecipato anche chi scrive. Certo, non pochi potrebbero osservare che a parole si dicono tante cose, ma poi che contano sono i fatti. Giusto e sacrosanto. E tuttavia se Salvini dovesse essere il futuro segretario leghista, in tanti non mancheranno di ricordargli le parole pronunciate di recente, e al riguardo potrebbe essere interessante la costituzione di una corposa “corrente indipendentista” intorno a un non compromesso come Stefanazzi, componente destinata a fare il vero cane da guardia nei confronti del futuro segretario. Qualcuno ne ha già ipotizzato il nome, “articolo 1” appunto, e perché no? Almeno sarebbe qualcosa di genuino e non di artefatto, come è successo nel congresso del 2012 dietro la regia di Maroni. Il tempo di quei giochetti anche un po’ patetici è di gran lunga finito.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Gli ultras delle tasse se ne facciano una ragione: secessione!

Default thumbnail
Articolo successivo

Tosi e Maroni vogliono la seggiola. Ma voi indipendentisti, che volete?