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Il Nord, un pendolo tra italianismo e indipendentismo. Magari si decida cosa fare da grande

unione-secessione

di SERGIO BIANCHINI –  Il Nord non ha ancora meditato abbastanza sul fallimento delle sue politiche oscillanti tra italianismo e indipendentismo con risultati deludenti su entrambi i fronti.

Quando sentii parlare di macroregione cominciai a sperare in una nuova linea più efficace e vincente. Allora avevamo la presidenza di Piemonte, Lombardia e Veneto.

Pensai che si sarebbe potuta costituire la macroregione nord o almeno avviarne la costruzione. Invece niente. Zaia disse che fare una macroregione con i poteri attuali era impensabile. Maroni disse che bisognava fare la macroregione alpina.

La nostra Costituzione parla chiarissimo riguardo la fusione di regioni, di province e di comuni ed anche riguardo alla ricollocazione in altra regione dei comuni e delle province. Vediamo di seguito gli articoli ad hoc della costituzione.

Art. 131
Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
Art. 132
Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.
Art. 133
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

 

Ma come, pensai, perché non vogliono usare questa strada?

Amaramente dedussi che in realtà non si vogliono fondere le regioni del nord. I DIRIGENTI CHIARAMENTE NON VOGLIONO. La base non è mai stata interpellata su questo.

Perfino in una trasmissione a Radio Padania posi, nel mio piccolo di esperto scuola, la questione e feci con gli ascoltatori un esperimento mentale: se si unissero Lombardia e Piemonte dove sarebbe messa la capitale della nuova regione?

E’ chiarissimo come una regione di 15 milioni di abitanti avrebbe immediatamente un peso enorme nella politica nazionale. E’ chiaro che sarebbe facile in questo modo mobilitare anche il nordismo diffuso e maggioritario, che rifiuta però posizioni estreme e messianiche, proponendo un obiettivo assolutamente previsto e regolato dalla costituzione.

Le genti del Nord sarebbero chiamate ad una prospettiva concreta con passaggi chiari e tolte dal vicolo cieco del nazional-secessionismo che si è rivelato come la nuova via alle poltrone nazionali.

Cominciando con le sole Lombardia e Veneto l’effetto di trascinamento poi su Piemonte ed Emilia sarebbe potentissimo.

A quel punto, creata la base di forza di massa del Nord, massa critica di opinione ed istituzionale, la trattativa con il resto del paese per un cambiamento federale dello stato non sarebbe più una ciancia oscillante tra il piagnisteo e un muscolarismo bauscione.

A quel punto si potrebbe anche tentare un’alleanza col centro Italia per rifare completamente il paese. Agendo con trasparenza e pazienza ma con forze volta per volta crescenti e preponderanti il risultato sarebbe visibile e certo. In quei frangenti si formerebbe anche una vera e nuova classe dirigente del nord, variegata e capace, saldamente posizionata sul territorio senza la schizofrenia tra localismo e italianismo oggi prevalente.

En passant: i deputati eletti al parlamento romano dovrebbero andarci una sola legislatura e poi tornare in regione. La regione dovrebbe essere il punto più alto della carriera politica. Salve ovviamente le eccezioni funzionali al progetto.

 

 

 

 

 

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