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Il Nord respira aria d’Europa. De Rita: Di Roma non interessa nulla

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di Stefania Piazzo – In una intervista a La Stampa, il presidente del Censis è certo, e non gli si può dare torto, che la Lega non possa più tornare ad essere quella che è stata. Local. Diventata Lega e basta, poi la Lega di Salvini, non è di certo quella che interpretava la rabbia del Nord. Interpreta, aggiungiamo noi, la rabbia e basta. Ha cercato di intercettare per questioni elettorali la rabbia del Sud, per interpretare il ruolo di partito nazionale. Ma non potrà di colpo riposizionarsi sulle posizioni autonomiste che l’hanno fatta e vista nascere. Afferma De Rita che “Il nord respira con l’Europa centrale e non con Roma”. Alle aziende del Nord est frega poco o nulla di quello che accade a Roma. Ma non serve che lo dica De Rita. Lo si sa da sempre. Il governo che è finito contro al muro ragionava in termini di consenso, vedi la politica al 100% proiettata sulle paure e quindi sull’immigrato, e, dall’altra, sul tormentone dell’etica e della giustizia sociale che ha fatto la fortuna elettorale dei 5Stelle.

Il fatto stesso poi che Salvini nella fragile replica a Conte in Senato mai abbia fatto riferimento alla battaglia per l’autonomia come perno dell’azione leghista di governo e di territorio, è l’epilogo di un percorso che aveva solo bisogno della parolina finale The End. Sono i governatori, ricorda De Rita, che parlano di autonomia. Il resto della Lega resta muto. Ma è un male comune di questi partiti che non hanno leader e statisti ma solo fragili idee e spessori imbarazzanti.

Ovunque ci si guardi attorno, il problema è quello di una classe dirigente o aspirante tale che non ha molto da dire se non che è o responsabile o disponibile o pronta a rivoluzioni improbabili. La qualità del voto d’altra parte esprime questo ribasso culturale e uno spessore politico un tanto al chilo. I partiti sono la diretta espressione del popolo sovrano. Sempre meno preparato, sempre più influenzabile e sempre più somaro. D’altra parte la scuola non boccia più nessuno. E te li ritrovi gli uni in lista e gli altri in cabina a votare quel che non capiscono. Un esame di cultura almeno generale come si chiede a chi entra nel nostro paese e chiede cittadinanza, andrebbe introdotto. Il voto è sì un diritto, ma non è obbligatorio essere da decenni la democrazia più arretrata e incolta d’Europa.

 

 

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