Il Nord che non decolla. Terzo valico, a giudizio in 30 per presunte gare truccate.

Per presunte gare truccate per il Terzo Valico ferroviario il gup di Genova ha rinviato a giudizio oltre 30 persone, tra cui Pietro Salini, ad di WeBuild, Giandomenico Monorchio, imprenditore, ed Ettore Incalza. Lo riportano diversi quotidiani. A Salini in particolare viene contestata una telefonata con l’ex presidente Cociv Michele Longo, anch’egli rinviato a giudizio. I legali di Salini rimarcano che la conversazione “e’ avvenuta dopo l’aggiudicazione delle gare: l’iter amministrativo era gia’ concluso e non era piu’ suscettibile di modifiche”. Per questo, sottolineano, “saremo in condizioni di dimostrare la buona fede dell’ad e di tutta l’azienda”.

“Ho appreso del mio rinvio a giudizio con molta amarezza. Ho sempre agito nel rispetto della legge e nell’interesse del Paese a cui sono destinate le grandi infrastrutture che costituiscono la passione della mia vita e della nostra azienda”. Cosi’ l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, circa la vicenda giudiziaria del Terzo Valido dei Giovi. “Webuild, che ho l’onore di dirigere, e’ parte lesa – aggiunge – nel procedimento”.

Il rinvio a giudizio sarebbe stato deciso, assieme alla “mia assoluzione – prosegue Salini – su un altro capo di imputazione perche’ il fatto non sussiste, sulla base di una intercettazione di una mia conversazione con un dirigente apicale della nostra azienda in cui esprimevo delle preoccupazioni sulla qualita’ delle imprese che avevano partecipato alle gare di subappalto di un consorzio di cui facciamo parte”. “Occorre anzitutto rappresentare – evidenzia – che tutte le gare in questione sono indette a costo e spese del consorzio, ovvero le prestazioni oggetto delle gare di cui si discute sono pagate da noi e non dallo Stato o dalla stazione appaltante. Il consorzio di cui facciamo parte risponde invece per contratto al committente ed al Paese della qualita’ e dell’effettivo andamento dei lavori affidati ai subappaltatori tramite le gare via via indette. Per questo motivo, nell’unica telefonata che costituisce oggetto della mia contestazione mi raccomandavo, a gare gia’ concluse, che fosse attribuita la massima attenzione alla capacita’ industriale, alla solvibilita’ economica ed all’affidabilita’ nella realizzazione delle opere da parte delle imprese affidatarie, chiunque esse fossero e da chiunque fossero possedute, compresi componenti della mia famiglia, per garantire, ancora una volta, la sicurezza dei lavori e dei lavoratori, la buona riuscita dell’opera e la sua definitiva fruibilita’ da parte della collettivita’. Il mio intento era di ribadire il concetto che la buona riuscita dell’opera puo’ essere ottenuta solo con la sicurezza della qualita’ fornita da imprese serissime, anche a costo di un maggior sacrificio economico da parte del Consorzio, unico a sostenere i costi di realizzazione dell’opera in un contatto c.d. “chiavi in mano”. “Incredibilmente l’impresa che presenta l’offerta a maggior ribasso garantirebbe un maggior utile per il Consorzio a discapito della qualita’ e della sicurezza dei lavori. Io, Webuild e la mia gente abbiamo sempre puntato alla massima efficienza ed affidabilita’”, conclude Salini.

 

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