Il mondo teme uno “staterello” da 5 milioni di scozzesi

di ELSA FARINELLINATO_1

I media affrontano la questione scozzese non senza apprensione, intimoriti dall’esito che avrà il referendum negli equilibri del pianeta. Dunque, un piccolo nuovo stato sta spaventando i potenti.

Ecco, secondo la vulgata della stampa, gli effetti del Sì o del No.

L’eventuale vittoria per l’indipendenza della Scozia, nel referendum del 18 settembre, potrebbe modificare non solo la mappa del Regno Unito. Secondo Bruxelles, infatti, gli effetti del voto si ripercuoteranno anche sui due pilastri dell’Europa occidentale dal dopoguerra a oggi: l’Unione europea e la Nato. In rottura con il resto del Regno Unito, in caso di vittoria dei ‘sì’ la Scozia si troverebbe automaticamente fuori sia dall’Europa che dall’alleanza atlantica e dovrà richiedere nuovamente di potersi riunire a entrambe. Secondo Bruxelles, per gli scozzesi il processo di rientro soprattutto nell’Unione potrebbe essere lungo e difficile, data la posizione di alcuni Paesi membri assolutamente contrari a lasciare che gli scozzesi conservino i privilegi assegnati al Regno Unito: è il cosiddetto opt-out, il rifiutare la richiesta scozzese di utilizzare l’euro come moneta unica e di aderire alla zona Schengen, che permette ai cittadini europei di circolare muniti di una semplice carta d’identità. La conseguenza più significativa dell’eventuale indipendenza scozzese potrebbe registrarsi però nella stessa Inghilterra.

“L’uscita della Scozia dal Regno Unito aumenterebbe le possibilità per il Paese di uscire dall’Unione europea” ha dichiarato Fabian Zuleeg, amministratore delegato del Centro di politica europea di Bruxelles. Gli inglesi hanno già inasprito i rapporti con la Ue dopo le elezioni di marzo per il Parlamento europeo, che hanno decretato la vittoria degli euroscettici del partito Ukip di Nigel Farage e un’eventuale indipendenza scozzese potrebbe galvanizzare anche la maggioranza britannica euroscettica a Strasburgo. 

IL CASO NATO – Per i vertici della Nato, l’insistenza del governo di Glasgow per una Scozia sovrana, libera dalle armi nucleari, porterebbe enormi problemi strategici e operativi, nonostante sia stato concordato un periodo di transizione. Innanzitutto, dovrebbe essere trovata una nuova base per i quattro sottomarini Trident della Royal Navy, che trasportano missili e testate termonucleari, attualmente di stanza sul fiume scozzese Clyde. Questo “rischia di minare la difesa collettiva per gli alleati della Nato”, hanno fatto sapere dal ministero della Difesa britannica in quello che è sembrato un avvertimento agli scozzesi. “Una posizione anti nucleare potrebbe costituire un significativo ostacolo per il rientro della Scozia nella Nato”, hanno precisato da Londra. Se la Scozia dovesse staccarsi dall’Inghilterra dovrebbero essere siglati nuovi accordi con la Nato anche per quanto riguarda il pattugliamento delle rotte marine importanti nel Nord Atlantico e nel Mare del Nord. O ancora, se la Scozia indipendente dovesse scegliere di non rientrare nell’alleanza si porrebbe un quesito senza precedenti, secondo quanto riferisce Daniel Troup, analista canadese del Consiglio Nato: cosa fare dopo la perdita di una parte del territorio Nato, democraticamente governata, che ha scelto la neutralità.

COSA CAMBIA IN EUROPA – La nascita di un nuovo Paese europeo di 5 milioni di abitanti su una superficie pari alla Repubblica Ceca o allo Stato statunitense del Maine potrebbe mettere in moto processi politici e sociali di cui è impossibile prevedere gli effetti. Per come è impostato il modello di voto britannico, i gruppi politici in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord che caldeggiano un’uscita dal Regno Unito potrebbero diventare numericamente maggiori, e quindi più potenti, nel Parlamento britannico. Senza contare, spiegano gli esperti, che i movimenti secessionisti in tutta Europa, come quelli della Catalogna in Spagna o delle aeree fiamminghe in Olanda, potrebbero essere incoraggiati a seguire l’esempio degli scozzesi. La perdita della Scozia potrebbe inoltre indebolire l’influenza del Regno Unito stesso all’interno dell’Unione europea. Per il momento, gli inglesi, insieme ai tedeschi e ai francesi, costituiscono il blocco commerciale dei Big Three. Senza la popolazione scozzese, la Gran Bretagna scenderebbe al quarto posto, dietro l’Italia. Ciò significherebbe un minor numero di membri britannici nel Parlamento europeo, con conseguente minor peso decisionale nell’esecutivo.

“Nell’Unione europea, le dimensioni contano”, ha spiegato Almut Moeller, un esperto del Consiglio tedesco di Affari esteri. Questo scenario porterebbe con sè forti implicazioni politiche. Un Paese dimezzato avrebbe meno capacità di fare pressioni sulle questioni più importanti per l’Unione: più libero mercato, meno unione politica. Secondo Niklas Bremberg, ricercatore dell’Istituto Svedese di affari Internazionali, i 18 mesi che intercorreranno tra il voto di giovedì e la data di inizio dell’indipendenza scozzese, nel caso vincesse il fronte del ‘sì’, sarebbe sufficiente per consentire agli scozzesi e all’Unione europea di negoziare un accordo in modo tale che nello stesso giorno in cui diventa un Paese autonomo, la Scozia diventi anche un membro della Unione europea. 

 

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