Il mistero dell’immigrazione di massa: cui prodest?

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Il fenomeno dell’immigrazione ha molti misteri, ma, come al solito, in Italia i misteri son ben più oscuri che in tutti gli altri paesi. Si affollano quindi, per quanto riguarda il nostro per niente amato paese, mille interrogativi a cui nessuno a mai dato risposta. Anzitutto come mai passano i “migranti” (vorrei che mi si spiegasse la profonda differenza concettuale con la parola usata sino in tempi recenti, che aveva una E davanti) quasi tutti dall’Italia? Non mi si dica che passano dal punto più stretto del Mediterraneo, perché i Dardanelli e Gibilterra sono ancora più stretti e anche il passaggio di Creta e delle isole del Dodecanneso, mentre il transito verso la Grecia è all’incirca della stessa grandezza dell’Italia.

D’altronde basta prendere una semplice cartina del Mediterraneo per verificare che di percorsi più brevi del mare di Sicilia se ne trova un mucchio. La realtà è data dal fatto che negli altri punti per difendersi dalle invasioni (perché tali sono) si spara e in Sicilia no. Gli spagnoli non scherzano (si valuta infatti che ci abbiano lasciato la pelle oltre 4000 persone che tentavano di forzare il blocco). I greci, neanche loro. La marina greca ha avuto, sin dall’inizio, un preciso ordine da secoli vigente nella marineria  internazionale : tre colpi davanti alla prua il quarto a bordo nel caso di mancata retromarcia.

Perfino l’immigrazione dall’Africa verso le isole del Capo Verde (per poi passare in Portogallo ) è accuratamente monitorizzata con aerei ATR dotati di opportuni radar, monitorizzazione che non ha MAI previsto interventi di salvataggio. Fonte autorevole mi ha cinicamente dichiarato che essendosi registrato solo un massimo del 10% di riuscita i pochissimi fortunati meritano l’ingresso come premio del successo.

In Italia è molto più pericoloso per la propria incolumità fisica entrare come bracconiere in un qualsiasi parco nazionale dove i guardacaccia sparano e non danno una mano a scovare la selvaggina. La realtà è che in tutti gli altri punti del mondo (vedasi perfino Australia e Nuova Zelanda) se fanno naufragio li lasciano tranquillamente annegare, mentre in Italia la marina sembra sia proprio stata creata e mantenuta solo per fare da traghetto sicuro e gratuito. Indubbiamente l’azienda “Immigrazione” è una grande S.p.A.  che richiede organizzazione e investimenti finanziari di rilievo. Sorgono quindi spontanee le domande:

1.- Chi comunica sino al Congo, all’Indonesia, al Bangladesh all’India e quant’altro, la disponibilità di traghetti sulle coste africane?

2.- E i tempi ed i luoghi di partenza di detti traghetti?

3.- Chi approvvigiona (e paga) i battelli?

4.- Chi ingaggia e paga i traghettatori?

5.- Chi decide le rotte da seguire?

6.- Chi paga i costosi cellulari per le comunicazioni?

La risposta a questi interrogativi può essere data soltanto pensando ad una organizzazione logistica di tutto rispetto. A queste prime sei domande seguono altri interrogativi.

7.- Dato che, come si seguita a scrivere che i migranti, sono tutti disperati, dove trovano i circa 1000 $ (come minimo) per pagare il traghetto? A meno che sia un prestito da rimborsare entro una scadenza con gli introiti del lavoro sul posto di immigrazione. E anche qui è necessaria una valida , quanto spietata organizzazione per l’esazione e il ricatto con esiti anche violenti nel caso di mancanza di rispetto del pattuito.

8.- I battelli sequestrati all’arrivo in Italia, ed i trasportatori, che fine fanno? La marina li riporta forse a casa, anche loro gratis?

E’ chiara ed inevitabile la domanda di sintesi: chi c’è dietro a tutta questa operazione? La mafia? Al Qaeda?…OMISSIS?

Indubbiamente, trattandosi di emigrati il cui livello culturale non arriva spesso neanche a quello della prima elementare, e con disponibilità organizzative finanziarie a livello zero , il sospetto non è più una dietrologia , ma una certezza a cui manca solo la risposta al: CHI? A nessuno dei nostri “illuminati” politici, nonché ai piangenti giornalisti (piangenti sulle sventure dei poveracci, per garantirsi la tiratura) viene in mente che questa, ben organizzata, è una invasione surrettizia alla quale basta , ad un certo punto fornire adeguate armi , per impadronirsi dell’Italia?

Si ha la sensazione che questo sia un “cavallo di Troia” in grande stile. D’altra parte è indicativa la proposta di permettere di accedere agli impieghi pubblici. E se gli impieghi scelti fossero prevalentemente nelle forze armate, non sarebbe quella una meravigliosa strada per  fornire di armi (senza bisogno di importarle clandestinamente) gli invasori con tutti i crismi della legalità? E l’Europa?

L’Europa si accontenta di bloccare ai confini italici eventuali uscite lasciando interamente la soluzione del problema ad uno Stato che  non riscuote grandi ammirazioni internazionali. Anzi! Più avrà grane da risolvere e meno andrà a scocciare nel tentativo di farsi pagare almeno una parte del debito pubblico. L’Europa si limita, almeno per ora ad un assordante silenzio.

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