Il lotto, la sanità e il cratere politico del terremoto

di GIULIO ARRIGHINI*

«Il Presidente Grasso ha annunciato la programmazione di un’apposita seduta al Senato per un dibattito sulla ricostruzione post terremoto. La seduta si terrà nel pomeriggio di mercoledì 17», l’annuncio è dato dalla senatrice Stefania Pezzopane. Così riportavano i giornali dei mesi scorsi, perché il 17 era il 17 aprile scorso. Siamo ad agosto. Novità? Sì. Le agenzie rilanciano un’interrogazione che chiede: ma scusate, e i famosi soldi del lotto per la ricostruzione? Per il posterremoto?

L’Italia è tutta un post, ma più che un giallino, è un grande giallo. Perché come in tutte le attività telluriche della politica, non sai cosa estrai dalle macerie.

«È una decisione davvero importante ed utile, che fa comprendere come ci sia stata un’effettiva assunzione di responsabilità politica da parte del Presidente Grasso…. La seduta del Senato potrà essere l’occasione utile per ribadire le necessità del territorio per la ricostruzione e soprattutto per impostare la manovra finanziaria a sostegno della ricostruzione». Così commentava con enfasi l’ex presidente della Provincia dell’Aquila quando Grasso annunciava la seduta per raccontare il cratere. E con altrettanta enfasi si è apprestata anche a chiedere, proprio lei: ma scusate, il governo non aveva detto, promesso, garantito, che un po’ dei proventi del gioco del Lotto, sarebbero finiti per aiutare la ricostruzione?

Già allora era stato affermato: «Bisogna far luce sui fondi stanziati dal decreto legge 39 e mai pervenuti a L’Aquila e nel cratere (quale? politico, geologico? ndr). Mi riferisco sia alla nota vicenda dei giochi del Lotto, mai arrivati nelle casse della ricostruzione, sia ai fondi che sarebbero dovuti derivare dalle economie della spesa farmaceutica. Ho presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze, su entrambe le questioni, per capire che fine abbiamo fatto queste risorse, in particolare i proventi del Lotto, che avrebbe dovuto portare un miliardo e 400 milioni all’Aquila». Per ora, sul sito del Senato, dell’atto ispettivo, tracce non ve ne sono.

Già, che fine hanno fatto i contributi dal lotto, visto che in tanti hanno contribuito con una tassa occulta, a finanziare la ricostruzione? Tanti hanno grattato, ma chi ha vinto?

Le cronache raccontano che la senatrice nonostante i chiarimenti inoltrati al Ministero delle Finanze, al capo della Protezione civile, al Commissario per la ricostruzione, non avrebbe avuto risposta. O, almeno, risposta celere. D’altra parte, sempre le cronache, dicono che la Procura della Repubblica di Milano, starebbe indagando sul filo d’Arianna del gioco che si è perso per strada.

Il terremoto abruzzese non smentisce i precedenti più illustri quanto a difficoltà di avere chiarezza, determinazione di spesa, certezza di incasso. Chi paga? I soliti.

“Nonostante i comunicati stampa dei Monopoli di Stato propagandassero i buoni esiti della raccolta”, come mai si è ancora qui a chiedersi chi ha vinto il terno al lotto?

Come mai non sappiamo quante di queste risorse sia state trasferite alle popolazioni terremotate, e per quali specifici progetti?

A quali enti? E persino…. che cosa è stato destinato dai tagli alla sanità per la ricostruzione?

Con tutti i bilanci in rosso che sono stati di recente ripianati, ci chiediamo, prima ancora della Pezzopane: ma cosa può essere rimasto ancora, cara senatrice…??!!

E poi, sia consentito di dire che i tagli in economia della sanità alla fine li ha pagati il Nord. Abbiamo ripianato, con i soldi delle nostre tasse, i bilanci in rosso della Campania, della Sicilia, del Molise, della Calabria. Hanno voluto tagli lineari che penalizzassero giusto le regioni che non hanno debiti e in cui la salute è ancora un diritto che non si paga 10 volte di più. E con quei soldi, hanno rifuso gli sprechi che, come sappiamo, di recente la Cassazione ha stabilito non siano motivo né per cacciare per malagestio gli amministratori incapaci né per sciogliere un consiglio regionale inetto. Ma nel cratere, pure quei fondi, quei tagli in economia, i risparmi ricavati dalla sanità, non sappiamo che fine abbiano fatto.

Il cratere è e resta politico, il terremoto che manca è la rivoluzione della cabina elettorale e dell’indipendenza, totale, da questa classe politica di sciacalli del post.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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1 Comment

  1. Soluzione.
    Non pagare più le tasse.
    Acquistare e pagare iva esente.
    Non acquistare titoli di stato e non investire in titoli azionari od obbligazioni italiane. Vendere tutti quelli che si possiede.
    Consumare il meno possibile, giusto a livello di sopravvivenza, non oltre.
    Rimandare ogni spesa , per quanto possibile.
    Se rimangono un poco di soldi non portarli in banca.
    Prelevare tutto quello che c’è depositato su conti e libretti.
    Aprire un conto extra-UE e farvi confluire in ogni modo i propri soldi.

    Vendere buona parte del capitale che si possiede in italia.
    Lavorare il minimo per sopravvivere.
    Chiudere aziende e delocalizzare a spada tratta.

    Basta un poco di buona volontà e di convinzione.
    Anche perché così facendo, e nonostante le minacce, noi ci arricchiremo un poco, e lo stato salterà per aria.

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