Il lavoro non si crea per decreto ma tagliando la spesa pubblica

di CLAUDIO PREVOSTI

Non si creano nuovi posti di lavoro per decreto, ma solo rianimando l’economia con sforbiciate pesanti alla spesa improduttiva. Dunque, «tagli chock alla spesa pubblica» per far ripartire l’economia. A chiederli è la Fondazione Studi consulenti del lavoro, che ieri ha diffuso un’indagine sulle misure «da attuare immediatamente» per contrastare la crisi. La sforbiciata chiesta dai consulenti interessa una serie di voci di costo definite «inutili» o «improduttive». Tra le priorità, dunque, la riduzione dei finanziamenti pubblici a Caf, che i consulenti stimano in 327 milioni di contributi nel 2013, partiti politici («91 mln») e patronati («309 mln»). Ma anche tagliare i costi delle Authority («15 mln nel 2013»), intervenire su compensi e pensioni d’oro dei manager pubblici. «Si tratta di pesantissime voci poste al passivo del bilancio dello Stato -si legge in una nota della Fondazione Studi- per oltre 1 miliardo di euro, oltre ai quali si aggiungono decine di miliardi sperperati dal sistema regionale». I numeri della crisi, spiegano i consulenti del lavoro, sono allarmanti: «1.090.000.000 le ore di cigs del 2012, oltre 1.000.000 i licenziamenti effettuati solo nel 2012 (+14% del 2011), più di 1.000 le aziende che ogni giorno sono costrette a chiudere a causa di una pressione fiscale giunta al 44%, ponendoci al quarto posto tra i 17 Paesi europei».

«La spesa pubblica è aumentata del 50%, passando dai 536 miliardi del 2001 agli 805 miliardi del 2012, calcolando che tra le numerose spese improduttive dello Stato ci sono oltre 2 miliardi per i trasferimenti a società di servizi pubblici (Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Telecom), oltre 107 miliardi per trasferimenti correnti per le spese delle amministrazioni locali, 327 milioni per contributi ai Caf e 15 milioni per le Authority, senza tralasciare -spiegano- i 309 milioni per gli istituti di patronato e assistenza sociale e i circa 91 milioni per i finanziamenti ai partiti».

«L’ostacolo più grosso alla ripresa dell’occupazione non è, però, risolvibile con norme in materia di lavoro», ci tengono a sottolineare i consulenti nello studio. «Il nodo è infatti legato allo sviluppo dell’economia -osservano i consulenti- senza il quale non ci potranno essere nuovi posti di lavoro. La realtà delle aziende italiane è fortemente condizionata dalla crisi che sta condizionando in maniera pesante il mercato interno. Fino a qualche tempo fa il problema più grosso e gravoso era l’esoso costo contributivo del lavoro». «A questo ora si è aggiunta anche la difficoltà nel reperire risorse per il pagamento di stipendi e salari. In sostanza, avere la possibilità di usufruire di assunzioni agevolate lenisce il problema del costo del lavoro; ma quello delle risorse disponibili per garantire il pagamento delle retribuzioni è risolvibile solo con lo sviluppo dell’economia», conclude la nota della Fondazione Studi consulenti del lavoro.

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4 Comments

  1. http://www.agoravox.it/Contratto-statali-6-euro-lordi-d.html
    .
    Sabato 11.12.2004
    Sezione lettere de “Il Gazzettino” del Fiuli, pagina XVI

    UDINE
    Troppa gente
    alle dipendenze
    dello Stato

    Bisogna ridurre il personale in esubero nell’amministrazione pubblica, per liberare le risorse necessarie al finanziamento delle politiche per la riduzione dell’insostenibile pressione fiscale, per la ricerca e lo sviluppo.
    Bloccare il turnover quale toccasana per conseguire i risultati sopraddetti è velleitario e propagandistico. Il fattore “tempo” è sfavorevole, perché la dinamica del turnover è troppo lenta nel produrre i benefici ricercati, poiché i risultati si conseguiranno solo nel lungo termine. Inoltre le necessità di reperire le nuove professionalità sconsiglia quella che potrebbe configurarsi come una nuova rigidità nel mercato del lavoro.
    Ricordo che durante il governo dei sinistri “Prodi-D’Alema-Amato”, l’apparato alle dipendenze statali fu sfoltito di 290.000 unità, alla chetichella, senza contrasti sindacali, perché le stesse unità furono poste sul groppone del contribuente, lavoratore o detentore di capitali; nella migliore continuità dell’Iri di Prodiana memoria, con prepensionamenti e incentivi.
    Si doveva invece licenziare e dare un reddito minimo di sussistenza, come normalmente assicurano molti Stati nostri competitori, europei o extra-europei e taluni
    anche senza corrispondere alcunché.
    Invece, fino ad oggi, questo governo ha assunto circa 119.000 unità d’impiegati statali (non so se lavoratori). L’industria privata non assistita, che compete nel mercato mondiale, sarebbe fuori mercato qualora applicasse la
    ricetta statale.
    Ripeto: chiunque sia al governo dovrà tagliare le spese improduttive per liberare risorse finanziarie, indispensabili per l’innovazione dei nuovi processi produttivi e la ricerca, i soli che possano permettere la competizione nel mercato internazionale e che potranno coadiuvare politiche di riduzione della pressione fiscale. Invece si continua nel vecchio malvezzo dell’assistenzialismo ad attività fuori mercato, con costi grandemente maggiori delle politiche di sussistenza per chi sarà interessato dalla chiusura delle stesse.
    E intanto il mercato del vero lavoro langue; quello assistito prospera, compreso l’intra- e l’extra-comunitario.
    Un appunto alle sofferenze industriali del nostro Friuli.
    Le odierne vicende delle cartiera Burgo di Tolmezzo ed Ermolli di Moggio Udinese, che operano fuori mercato. In Finlandia sono prodotte bobine di carta con un fronte di 11,60 metri (hanno materia prima, acqua a volontà, centrali nucleari). E giù a far finta di finanziare depuratori che poi non sono realizzati; una maniera surrettizia di finanziare i livelli occupazionali.
    Altro per l’ex-Manifattura di Gemona.
    Ricordiamo ancora i nomi: Cumini? Comello? Patriarca? Dilapidarono miliardi di Lire d’intervento pubblico, per poi chiudere. E poi ci vengono a dire che serve importare manodopera! Facendo mente alla Zona Industriale di Osoppo, dicono niente le esperienze industriali dei gruppi Pittini e Fantoni?
    Nel “Gruppo Pittini” nell’ anno 1973 si producevano circa 180.000 tonnellate di vergella;
    nell’anno 1979 circa 360.000 tonnellate, con circa 1500 unità lavorative;
    nell’anno 1989 circa 700.000 tonnellate con circa 1100 unità lavorative; oggi
    anno 2004 circa 1.000.000 tonnellate con circa 700 addetti. Per non dire di tutte le piccole aziende che operano senza particolari aiuti.
    Nell’apparato statale invece, nonostante “pensionati baby”, scivolamenti, svii e deragliamenti, procedure informatizzate ed altre diavolerie moderne, prosperano i “lavori socialmente in-utili”. Sempre per la nota teoria: e poi
    chi vota chi?
    Renzo RIVA
    Buia

  2. La menata è sempre la stessa. La spesa pubblica, gli sprechi e quant’altro non sono fini a se stessi, come se un privato prendesse una banconana e le desse fuoco.
    Su questi c’è tanta gente che vi vive, alcuni così così e su su, sino alla grande.
    Per un qualunque politico, il problema più importante è la sua rielezione e, perché no, avere anche altri incarichi.
    Per farlo deve avere “consenso”.
    Il bene dell’Italia, quello che andiamo a lasciare ai nostri figli, la disoccupazione, … sono tutte cose marginali.
    Se un politico presenta una proposta di legge che, per fare un esempio, portasse a quaranta ore settimanali la presenza sul posto di lavoro di tutti i dipendenti pubblici con ferie commisurate ad altri contratti di lavoro, si creerebbe un grande pacchetto di nemici accaniti, insegnanti, magistrati, ecc.
    A questi non farebbero da contraltare amici altrettanto accaniti tra i Cittadini che ne trarrebbero beneficio.
    La manovra servirebbe solo a crearsi sicuri non elettori e sicuri detrattori nei bar ed in ogni occasione di discussione.
    La spesa pubblica sarebbe riducibile in un lungo periodo di crescita economica, oggi non lo è ed affermarlo sono chiacchiere vuote.
    Giusto stamattina ho sentito della riduzione delle auto blu, ma queste dovranno essere vendute (a chi ed a che prezzo?), poi ci saranno comunque gli autisti da continuare a retribuire e rimborsare con la tariffa Quattroruote il personale che avrà bisogno di spostarsi.
    Verranno verificati i chilometri percorsi ?, ma va là!
    La situazione è cosi incancrenita che solo il defoult potrà tirarci fuori dalla cacca, megli prima che dopo, meglio prima, finché i titoli del debito pubblico sono in mano agli investitori mondiali che hanno scommesso sull’Italia, prima che loro riescano a rifilarli alle banche italiane.

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