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Il lato B del coronavirus: si sono accorti che se si ferma il Nord si paralizza il Paese

di Stefania Piazzo – L’altra sera, ad Agorà su la7, è Lucia Annunziata a dire: “Ma avete idea delle conseguenze di fermare l’alta velocità, sulla Roma-Milano, per disinfettare la stazione di Casalpusterlengo? Avete fermato l’economia del Paese”.
Ecco, è la plastica rappresentazione del lato B del coronavirus. L’ecatombe economica, lo stato di guerra della porzione del Paese che produce da sola più del 30% del Pil nazionale. Eh sì. Che fosse necessario sterilizzare la stazione del paese il cui nome risultava sconosciuto e impronunciabile a molti commentatori tv, dopo l’allerta sulla salute del capostazione, sarà stato pur indispensabile, ma perché non avevano comunque pensato di sanificare prima quel centro di snodo così importante per la movimentazione del lavoro, degli affari? Improvvisamente i politici si accorgono che il sistema dei trasporti è quello che fa andare avanti il prodotto interno nazionale, e che se si mettono in quarantena le fabbriche, i supermercati, i negozi, se gli artigiani vengono blindati a casa loro, la Borsa perde il 5-6% al giorno.
E’ quel sistema massacrato dalle tasse. Non sono gli sbarchi a rovinare il tessuto economico del Nord. E’ la politica improvvida, l’eccesso di troppe tasse. La bulimia di regole che ingarbugliano il lavoro.

Il tutti giù per terra decretato per isolare il virus fa capire cosa traini davvero il Paese. Non è il turismo, perché si è incapaci di renderlo primo volano mondiale nel paese con la più alta concentrazione di arte e bellezze naturali. Non è la grande industria, perché appena sente cambiare il vento, si delocalizza fiscalmente. E paga le tasse dove si spende meno. Non è la rete dei social, che non versano un euro di imposte pur traendo profitti dal commercio online, dalla pubblicità online, dai profili online che vendono alle società che profilano la nostra vita.

Sono quelle fabbriche che vediamo quando attraversiamo l’autostrada, sono i negozi che aprono la mattina e chiudono la sera, nonostante il 60% di tasse che servono a mantenere una pletora di burocrati buoni a nulla.

Ma si governa come se il Nord non ci fosse. Peccato che neanche la quarantena, i morti, i blocchi stradali, ferroviari, riescano a far capire l’importanza della globalizzazione dell’economia in un territorio macroregionale che produce, esporta, garantisce lavoro e paga le tasse. Chiudere dentro le mura il Nord è un conto. Se l’epidemia esplodesse nel Sud, quel poco che c’è sparirebbe, ma non verrebbe giù il Pil. Sarebbe l’ennesimo stato di calamità naturale. Specialmente con la sanità corrotta e commissariata che ha fatto danni per decenni.

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