Il governo: “I magistrati che sbagliano pagheranno”. Sì… ci crediamo tutti

di BRUNO DETASSISmagistrati legge

Magistrati pronti a rispondere dei loro errori o eternamente intoccabili e impunibili? Il governo dice che è finita la stagione delle toghe che hanno sempre ragione, ma noi facciamo molta, molta fatica a credergli. In ogni caso, ecco le dichiarazioni: “Martedì è  calendarizzato per i lavori dell’Aula della Camera il provvedimento sulla responsabilità civile dei magistrati. E’, dunque, a portata di mano un traguardo storico, che arriva dopo un lungo dibattito: l’auspicio è che si arrivi in tempi brevi all’approvazione definitiva di questo testo equilibrato, che introduce tre essenziali novità: l’abolizione del filtro di ammissibilità; l’estensione della responsabilità dello Stato; l’innalzamento del tetto della rivalsa a carico del magistrato. Il tutto senza alcun intento punitivo, come dimostra l’esclusione dell’azione di responsabilità diretta”. Cadranno in piedi, pur sbagliando? più o meno.

Lo spiega il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, intervenendo alla Winter School del Nuovo Centrodestra a Sestriere. “Si tratta di norme che – aggiunge Costa – consentono finalmente di superare la disciplina inefficace e inattuale della Legge Vassalli e di evitare il rischio di sanzioni da parte delle istituzioni europee a carico del nostro Paese, sul quale pende – come noto – una procedura di infrazione proprio a causa dell’inadeguatezza della nostra disciplina di responsabilità degli organi giurisdizionali”.

Ah sì? E da quanto va avanti questa storia?

Nell’aprile del 2014 venne respinto un disegno di legge in materia, voluto dal centrodestra. Ma in passato, dopo la pronuncia della Consulta  n. 2/68, arrivò il referendum abrogativo, l’8 novembre del 1987! La consultazione si era espressa per abrogare il decreto presidenziale 497/1987 che riduceva la responsabilità civile dei magistrati. Si arrivò l’anno dopo alla legge del 13 aprile 1988 sulla responsabilità civile  che tuttavia scarica sullo Stato la responsabilità diretta e la attribuisce indirettamente al magistrato.  Per di più in caso di dolo o colpa grave. Né imperizia o negligenza o altro possono essere motivo di rivalsa. E’ insomma una responsabilità virtuale. In nome dell’autotomia…

Tanto che… in 16 anni solo 6 casi “in cui è stata ammessa l’azione contro lo Stato, dei quali solo 2 pervenuti ad una condanna a carico dello Stato. La scarna casistica non era dipesa dalle rade azioni di risarcimento, anzi frequenti, quanto invece all’interpretazione estensiva dell’ammissibilità dell’azione di responsabilità civile, così falcidiando le azioni alla radice”, spiegava nell’aprile scorso il Fatto quotidiano. Comprendiamo bene.

 

“In tale percorso riformatore il governo Monti venne battuto alla Camera dove venne approvato a scrutinio segreto un emendamento del leghista Pini che rivedeva la legge  Vassalli prevedendo la responsabilità diretta dei magistrati, estesa alla “manifesta violazione del diritto”. Si è subito sostenuto però che ciò “mina la terzietà, l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati e, quindi, il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”, come scritto dall’Associazione Nazionale Magistrati nel documento unitario consegnato in commissione Giustizia al Senato… Serve autocritica, la presa di coscienza che la legge Vassalli è stata volutamente applicata in modo talmente restrittivo da renderla di fatto inapplicabile”.

E adesso arriva il riformatore di turno, Renzi, a farci dire che i magistrati pagheranno. Ma sempre indirettamente. Certo, l’autonomia non si tocca.

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