IL GOVERNO? CADRA’ SUI LICENZIAMENTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

di FABRIZIO DAL COL

La famosa lettera inviata dall’Europa all’Italia nell’agosto 2011, in una delle sue più importanti, faceva chiaro riferimento alla drastica riduzione della spesa pubblica. Ovviamente la UE si è ben guardata dallo scrivere nero su bianco che il pubblico impiego in Italia conta un numero di addetti sproporzionato per eccesso rispetto al resto d’Europa. Qualche malizioso invece sostiene proprio il contrario, ovvero che in quella lettera vi era scritto chiaro e tondo che i dipendenti dello stato incidevano troppo nei costi della spesa pubblica. Tant’è, il governo Berlusconi allora in carica e mai sfiduciato, preso atto dei diktat sulla spesa pubblica che arrivarono Bruxelles e Francoforte tramite la sopra citata lettera, si accorse delle sempre più puntuali prese di posizione e distinguo dei suoi fedelissimi, finendo comunque ” sotto tiro “della maggioranza che lo aveva sostenuto fino a quel momento e dovendo pure guardarsi  dal manipolo di sherpa che, entrati a far parte della coalizione, fungevano da numero di sicurezza per garantire la maggioranza stessa.

Ciò che accadde poi è un passato recente di cui tutti i cittadini ricordano  persino i dettagli. Ma tornando alla lettera, a pensar male molto spesso si indovina era solito dire “il divo Giulio Andreotti” e, guardando più ai giorni nostri, diventa facilmente comprensibile che quella missiva, come ha confermato di recente alla trasmissione Servizio pubblico condotta da Santoro un altro “”divo Giulio”, che di cognome fa Tremonti, sia stata orchestrata e scritta in Italia per essere spedita successivamente ai vertici europei che, a loro volta, l’hanno rimandata in Italia.

Vuoi vedere che tutto questo guazzabuglio è scaturito proprio dal grosso problema della eccessiva spesa pubblica e, forse in modo particolare, dal costo elevato causato dello sproporzionato numero di addetti in carico all’amministrazione dello Stato? La diatriba esplosa in questi giorni tra il ministro del lavoro Elsa Fornero e il ministro della funzione pubblica, il magistrato Filippo Patroni Griffi (insieme nella foto), circa il licenziamento nel pubblico impiego, diatriba sedata dal premier Monti grazie a una nota congiunta dei due ministri, darebbe le risposte divenute nel frattempo misteriose e inevase alla lettera europea – italiana. Se ne ricava allora la convinzione che  le dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio non furono dettate dal suo senso dello Stato, bensì costrette da una maggioranza che si era squagliata per mancanza di volontà nell’approvare i licenziamenti nel pubblico impiego. Una scelta che i partiti avrebbero mal digerito, in quanto avrebbero dovuto mettere in cantiere la perdita dei non pochi consensi che provengono dal corpaccione della PA e che da sempre condizionano i risultati elettorali.

Questa grana oggi deve essere gestita dal  premier Monti, il quale è consapevole che sulla scottante questione i problemi della sua maggioranza sono gli stessi che visse la maggioranza di Berlusconi di ieri e che rischiano di scrivere la parola fine al suo esecutivo.

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