Il film di parole sulla Scozia/5

olimpiadi_500di GIOVANNI D’ACQUINO

Non solo economia ma contestazioni sul dopo secessione se vince la Scozia per lo sport e l’agonismo. Perché anche questa è vita di un popolo. La lettura del problema dal punto di vista dell’Adnkronos.

 

(Adnkronos) – Il referendum per l’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna è una partita che coinvolge, e non marginalmente, anche il mondo dello sport. La separazione da Londra, stando alle promesse avanzate in campagna elettorale dal primo ministro Alex Salmond, in caso vincano i sì avverrà entro il 24 marzo 2016, creando non pochi problemi logistici agli atleti scozzesi impegnati nei Giochi olimpici di Rio de Janeiro in programma solo 5 mesi dopo. Ai Giochi di Londra il 10% della pattuglia britannica era composta da scozzesi che hanno contribuito al bottino totale di 13 ori, con 7 primi posti. Scettico sul futuro il vicepresidente del Comitato olimpico internazionale, lo scozzese Craig Reedie, secondo il quale sarà “molto difficile” creare una squadra olimpica in tempo per Rio. A gettare acqua sul fuoco il numero uno del Cio Thomas Bach che ricorda situazioni analoghe affrontate in passato, come nel 1992 quando gli atleti della Macedonia presero parte ai Giochi sotto la bandiera olimpica. “Noi rispetteremo le decisioni democraticamente prese. In passato sono state adottate soluzioni che testimoniano la volontà di salvaguardare gli atleti”, spiega Bach pensando ai precedenti delle delegazioni di Timor Est e Sud Sudan. 

Ma oltre al problema della partecipazione ai Giochi c’è la questione forse più complessa, quella legata alle risorse economiche e alla capacità di mantenere alta la competitività dello sport scozzese una volta reciso il cordone ombelicale con l’Inghilterra. Dopo la debacle della Gran Bretagna alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996, un solo oro, Londra corse ai ripari stanziando gli introiti della Lotteria nazionale per rilanciare lo sport britannico. Da Londra intanto si sono affrettati a chiarire che un eventuale distacco della Scozia potrebbe tagliare fuori la neonata Nazione dai fondi che arrivano dalla lotteria. Nella contesa referendaria che si deciderà giovedì è intervenuto anche il ciclista più vincente nella storia olimpica della Gran Bretagna, Sir Chris Hoy, che ha lanciato l’allarme sulle capacità di ‘autosufficienza’ della Scozia nonostante la recente organizzazione dei Giochi del Commonwealth di Glasgow che ha visto le gare di ciclismo disputate nel velodromo intitolato proprio a Chris Hoy.

La partita tra indipendentisti non ha contagiato solo gli uomini politici ma anche gli sportivi che si sono in parte schierati. Pro indipendenza Andy Murray, il primo britannico a vincere Wimbledon nel 2013 dopo 80 anni di digiuno: “Se la Scozia diventerà indipendente immagino che giocherò per il mio Paese”. Ma nel calcio l’indipendenza è già una realtà, come testimonia la Scottish Premiership che annovera squadre di livello come Ranger Glasgow e Celtic, così come nel rugby e nel golf dove Inghilterra e Scozia hanno sempre gareggiato separatamente. Tra i tifosi della ‘Tartan Army’, i supporters della Nazionale che ha come vessillo la croce di sant’Andrea, in trasferta a Dortmund per la prima partita di qualificazione agli Europei del 2016 contro la Germania, la maggioranza è pro indipendenza. Sir Alex Ferguson, lo storico allenatore del Manchester United, fa invece parte di quegli scozzesi che il distacco da Londra non lo vogliono: “Ottocentomila scozzesi, come il sottoscritto, vivono e lavorano in un’altra parte del Regno Unito. Non viviamo in un altra Nazione ma semplicemente in una diversa parte della nostra madrepatria”.

 

 

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