Il film di parole sulla Scozia/4

di GIOVANNI D’ACQUINOBANDIERA SCOZZESE

Come vede la vigilia del referendum la principale agenzia italiana di notizie? Cosa racconta ai giornalisti la più importante fonte di cronaca?

(Ansa) – Urla e insulti. Il leader laburista Ed Miliband e’ stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti secessionisti scozzesi in un incontro con gli elettori in un centro commerciale nel centro di Edimburgo, che ha dovuto quindi interrompere. Secondo il Guardian, il capo dell’opposizione parlava coi giornalisti, ma la sua voce e’ stata sovrastata dagli improperi della folla, come “omicida seriale” e “fottuto bugiardo”. “Sono qui per incontrare qualche elettore”, ha tentato di dire Miliband. 

Miliband dopo che e’ stato costretto a interrompere la sua visita ha criticato quelle che ha definito le ”sgradevoli” tattiche usate dai secessionisti. ”Il dibattito deve essere condotto in modo civile”, ha aggiunto. Il leader laburista ha ribadito che il il ‘no’ all’indipendenza ”e’ per il cambiamento e per piu’ poteri a una Scozia piu’ forte”. E nel suo appello agli indecisi ha affermato che ”le cose non resteranno come sono ora” in Scozia. ”Il ‘si” invece porta a un futuro di separazione e rischi, una decisione irreversibile, un rischio per i posti di lavoro, l’economia e il sistema sanitario nazionale”

(Ansa) –  I secessionisti stanno per lanciare un ‘blitz’ pubblicitario nelle ultime 48 ore prima del referendum sull’indipendenza in Scozia. Secondo il Times di Londra distribuiranno 2,6 milioni di volantini e ben 300 cartelloni in tutta la Scozia per chiedere di votare ‘si”. La campagna unionista non ha messo in campo una macchina del genere nelle ultime cruciali ore in cui e’ ‘caccia’ agli indecisi, stimati in 500 mila elettori. Rispondono, infatti, con 1,5 milioni di volantini e 200 cartelloni. ”Il ‘si” ha vinto la campagna dei cartelloni”, ha dichiarato John Curtice, docente di Scienze politiche alla University of Strathclyde. Ed e’ gia’ discussione il modo in cui sono stati usati i fondi della campagna elettorale. Secondo Curtice, il fronte del ‘no’ ha puntato molto, forse troppo, sui ‘focus group’ per studiare l’elettorato e meno invece sul rapporto diretto coi votanti. 

(Ansa, inviata Anna Lisa Rapanà) –  “Tutto aiuta, ma speriamo non sia troppo tardi”. Iain Mackie raggiunge trafelato in bicicletta il gruppo di volontari che, armati di volantini con un grande ‘NO’ su sfondo rosso, serrano i ranghi in queste ore a Edimburgo cercando, porta dopo porta, di convincere gli ultimi indecisi. Sono loro infatti l’obiettivo della campagna unionista, li cercano come pepite d’oro: “Chi ha gia’ deciso per il ‘Si” raramente si ferma a parlarne, a discutere. E’ difficile che possa cambiare idea”, spiega Iain, ex agente di vendite ora in pensione, che da maggio e’ attivo come volontario per il fronte del ‘No’. Difficile anche oggi, dopo che Westminster e’ sceso in campo compatto promettendo alla Scozia maggiori poteri se rinuncia a staccarsi da Londra. ‘La promessa’ e’ comparsa in prima pagina sul quotidiano scozzese Daily Record, con tanto di firme in calce: David Cameron, Ed Miliband e Nick Clegg. Un tentativo estremo “che va bene, certo, speriamo pero’ che non venga vista come una cosa da ultima spiaggia”. Come a dire, speriamo non inneschi un effetto boomerang adesso che il tempo e’ quasi scaduto. Tra meno di 48 ore si dara’ il via alle operazioni di voto e Mary non nasconde la sua preoccupazione: “Ammetto che la campagna per il ‘Si” ha mostrato di essere piu’ organizzata”. Del resto non e’ facile ‘entusiasmare’ proponendo un ‘No’, cercando di convincere che lo status quo e’ meglio contro chi prospetta una scelta per un futuro diverso che puo’ contare nel messaggio positivo intrinseco racchiuso in un ‘Yes’. “Parlano dal cuore, certo, ma non con la testa, non considerano le conseguenze” che invece agli unionisti fanno paura. “Pero’ non manca nemmeno a noi la passione – continua Mary – io sono qui per questo, per la passione che ho per la Scozia. Tutta la mia famiglia e’ scozzese, lo saro’ per sempre, ma voglio anche essere britannica. Per questo ho deciso di fare campagna, perche’ amo il mio Paese”. E i giovani? Non sono molti in questo gruppo di volontari: “Be’, mi auguro che siano al lavoro, perche’ dovranno lavorare parecchio per far fronte all’aumento di tasse in caso di indipendenza”. L’appuntamento e’ nel primo pomeriggio davanti ad una delle tante case a schiera in un quartiere non lontano dal vivace centro storico ma immerso nel silenzio di una zona residenziale nelle ore ancora lavorative. Ci si divide in gruppi, ognuno con una lista di indirizzi, numeri civici dove bussare o ribussare: in alcuni i volontari ci sono gia’ stati e sulla base della prima reazione sono stati selezionati per un nuovo tentativo. Le istruzioni sono chiare: “Se qualcuno si dichiara indeciso la migliore cosa da fare e’ spiegare perche’ voi votate ‘No’. Rassicurare, saper rispondere alle domande, sul sistema sanitario per esempio. E comunque mostrarsi sicuri”. Poche porte si aprono pero’. Salvo gli entusiasti che sperano di mantenere intatto il Regno Unito: “Ho gia’ votato, per il ‘No’ naturalmente – spiega una donna, pensionata, sull’uscio di casa – Perche’? E’ semplice: uniti si vince, divisi si perde!”. Pochi metri piu’ in la’ una donna si affaccia alla finestra: “In bocca al lupo! – urla in direzione dei volontari – Sono fermamente contraria alla separazione, sarebbe molto pericolosa!”. Stesso tono dal conducente di un pulmino: “Fa piacere vedere che ci sono ancora persone ragionevoli!”.
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