Il film di parole sulla Scozia/2

PIAZZA-INDIPENDENZAdi GIOVANNI D’ACQUINO

Non solo voci dall’estero ma anche prese di posizione in Italia, da parte degli indipendentisti sardi e dalla Lega Nord. Preoccupazioni negli Usa per gli equilibri che andrebbero a modificare la struttura Nato e non solo. Trema anche l’economia delle borse. Leggiamo ancora per capire…

 

 (Agi) – Una delegazione di cinque consiglieri regionali della Sardegna partira’ domani per la Scozia, alla vigilia del referendum per l’indipendenza, dove restera’ fino a domenica. Sono previsti un incontro al parlamento scozzese e un’assemblea di movimenti indipendentisti provenienti anche da Catalogna, Paesi Baschi e Corsica. I cinque esponenti dell’area sovranista indipendentista del centrosinistra che guida la Regione sarda intendono portare la loro vicinanza agli indipendentisti scozzesi e “imparare” dalla loro esperienza per valutare come importarla in Sardegna, quando i tempi saranno maturi. 

Oltre a Gavino Sale (Irs), Emilio Usula e Paolo Zedda (Rossomori), Alessandro Unali (Sinistra sarda) e Augusto Cherchi (Partito dei sardi), che leggeranno un documento di solidarieta’ in tre lingue, sardo compreso, saranno in Scozia anche esponenti del Psd’az, partito che in Consiglio regionale siede nei banchi dell’opposizione, e del movimento Sardegna Natzione Indipendentzia. 

“Gli scozzesi vinceranno in ogni caso, anche se prevalessero i no all’indipendenza”, ha osservato Zedda, “perche’ comunque vada il referendum pone le premesse a prerogative di autogoverno molto piu’ ampie di quelle che gia’ possiedono. Il 9 novembre dovrebbe toccare alla Catalogna”. “L’obiettivo di Roma, attraverso la riforma del titolo V della Costituzione, e’ eliminare le autonomie a statuto speciale”, ha affermato l’indipendentista Sale. “Con il nostro viaggio in Scozia stiamo dicendo che non se ne parla. Per la prima volta un segmento dell’Assemblea sarda va ad appoggiare un referendum per l’indipendenza e diventa chiaro che il centrosinistra di Roma non e’ sovrapponibile a quello sardo. Qui c’e’ una sinistra sovranista e indipendentista. L’autonomia per la Sardegna, nazione senza Stato, e’ stata fin qui una briglia, un anestetico e un antidoto all’indipendenza”. “Andiamo in Scozia per imparare”, ha sottolineato Cherchi, pur osservando che i tempi per un referendum sull’indipendenza della Sardegna non sono ancora maturi. Ai giornalisti che facevano notare la difficolta’ delle forze sovraniste e indipendentiste a formare un unico gruppo in Consiglio regionale e a pesare sulle scelte della maggioranza e della Giunta, i consiglieri hanno fatto rilevare almeno due questioni su cui ritengono la loro posizione abbia inciso: il no del presidente Francesco Pigliaru alla firma all’intesa con la Difesa sulle servitu’ militari e la prospettiva di dotare la Sardegna di un’agenzia regionale delle entrate, confermata dall’assessore al Bilancio durante un suo intervento in Consiglio regionale. “Le forze sovraniste”, ha aggiunto Usala, “hanno molti obiettivi in comune. Stiamo lavorando comunque in modo coerentemente univoco e dimostriamo cosi’ che non ci sono motivi di grandi differenza fra noi. Agiamo da controllori della sovranita’ e il nostro punto di unione e’ il confronto sugli obiettivi”. Quanto al primo partito di maggioranza, il Pd, che si appresta a scegliere il proprio segretario regionale, secondo Usala “e’ un suo problema sapere scegliere un nuova classe dirigente che sappia interpretare i cambiamenti della societa’ sarda: un Pd sordo al problema della sovranita’ sarebbe un partito che si scava la fossa da solo”. 

(Asca) – ”Gli Stati hanno perso e stanno progressivamente perdendo sempre di piu’ la loro funzione, non controllando piu’ i confini e non battendo moneta. Se vogliamo andare verso l’Europa delle Regioni e dei popoli questa e’ la strada e non vedo nessun dramma, io naturalmente tifo per laScozia, poi il 4 novembre tocca alla Catalogna e siccome non c’e’ due senza tre non vedo perche’ poi non pensare a Lombardia o Veneto”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, intervenendo in diretta questa mattina alla trasmissione ‘Mattino5 -La telefonata’. ”A differenza del Veneto che ha proposto un referendum per l’indipendenza – ha proseguito Maroni – io voglio fare un referendum per chiedere lo statuto speciale sul modello dello statuto della Sicilia che prevede che il 100% delle tasse pagate dai siciliani restano in Sicilia, io voglio la stessa cosa per la Lombardia”.

(Nova) – Un voto per l’indipendenza della Scozia sarebbe un disastro geopolitico per l’Occidente. Ne sono convinte, secondo quanto riferisce il “Financial Times”, autorevoli personalita’ di Washington. Tra loro anche Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, per il quale le conseguenze di una separazione sarebbero “sorprendentemente negative” per la Scozia, anche perche’ il Partito nazionale scozzese rifiuta di considerare scenari sfavorevoli e sta offrendo all’elettorato previsioni “non plausibili”. Non c’e’ alcuna possibilita’ di un’unita’ monetaria con Londra basata sulla sterlina, prosegue l’ex banchiere centrale: “e’ inconcepibile che la Banca d’Inghilterra sia il prestatore di ultima istanza di una nuova Scozia“. Dopo aver dato per scontata per mesi la vittoria del “no”, gli Usa si sono allarmati in seguito agli ultimi sondaggi, che preannunciano un referendum molto combattuto. “E’ nel nostro interesse che il Regno Unito resti forte, solido e unito”, ha dichiarato Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca. Per Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, “la spaccatura del Regno Unito sminuirebbe la Gran Bretagna e sarebbe una tragedia per l’intero Occidente, proprio in un momento in cui gli Usa hanno bisogno di partner forti”. Zoellick, inoltre, ritiene che l’indipendenza non funzionerebbe neanche per gli scozzesi. Il senatore repubblicano John McCain, gia’ candidato alla presidenza, che considera il Regno Unito il piu’ importante alleato statunitense, non vede come la divisione del paese possa essere utile. “Il nostro incubo – afferma un funzionario del governo – e’ che l’indipendenza della Scozia sia seguita dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea”. Un’altra ragione di incertezza e’ la sorte del deterrente nucleare. Infine, aggiunge l’ex ambasciatore presso la Nato Ivo Daalder, in caso di indipendenza della Scozia, la Russia potrebbe argomentare che i movimenti separatisti sono perfettamente legittimi. Un commento su “The Times” si sofferma, invece, sul punto di vista cinese: la Cina disapprova i separatismi, ma trarrebbe una certa soddisfazione dalla “punizione” britannica; benche’ la possibilita’ di una Scozia indipendente sia di modesto interesse geopolitico per Pechino, la prospettiva di una Gran Bretagna ridimensionata sulla scena internazionale e’ allettante. 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Il film di parole sulla Scozia/3

Articolo successivo

Il film di parole sulla Scozia/1