Il Fatto quotidiano: la lingua veneta non esiste. Certo, tra poco parleremo solo arabo

di STEFANIA PIAZZOlingua veneta

Il Pd ad Albignasego propone che durante i Consigli comunali sia concesso di parlare in lingua veneta.

Apriti cielo. Il Fatto quotidiano replica al Pd: “..se la Lega dicendo stupidaggini vince, proviamo a dirne anche noi”, scrive, ironizzando sulla questione. E poi tira in ballo la “solfa della identità”. Eh già, ma su questo punto non c’è problema. Prima o poi parleremo tutti arabo e la questione sarà risolta alla radice, senza desinenza.

Bene, le stupidaggini non abitano nelle sedi né del Pd né della Lega. Di stupidaggini ne dicono già parecchie senza dover tirare il ballo la cultura.

Dunque, il veneto non esiste. E’ un volgo disperso semmai di dialetti. Però esiste il suo residuo fiscale da 21 miliardi di euro, esiste il suo Pil e la sua reattività rispetto alla crisi. Però non può parlare come vuole. Ah, ecco. I veneti voteranno un referendum consultivo per esprimere il loro parere sull’autodeterminazione.

Non lo fa un popolo senza una lingua e una forte identità. O è una boiata anche questa? In Veneto sono stupidotti?

Il punto è che anche senza essere linguisti, pare evidente come, di tanto in tanto, il rigurgito radical-chic emerga ancora dai vecchi salotti col copridivano nuovo di un certo ambito della sinistra. Sputare sull’identità è lo sport preferito, fa antico e ignorante parlare di origini e territori. Vuoi mettere il bandierone nazionale di Napolitano e dello Stato che cede sovranità un giorno sì e l’altro sì, in nome del dar via tutto ciò che appartiene ad un popolo? Massì, massone è bello.

Vuoi poi mettere un millennio di Repubblica di Venezia? Avevano una lingua, che si è mantenuta viva e che, pure l’Istat a denti stretti lo deve ammettere, più della metà della popolazione ancora oggi parla e conserva.

Si legge, ad esempio, sul sito facile facile tra trovare dell’Istituto lingua veneta, che…

“Il trattato dell’Unione Europea (trattato di Maastricht, 1992), menziona la diversità culturale e linguistica degli stati membri (Art. 126) ed impegna al rispetto della diversità nazionale e regionale nell’articolo 128 (Culture) nei vari aspetti educativi, formativi e nella gioventù.

La Commissione Europea attraverso la Direzione Generale XXII gestisce un budget per le minoranze linguistiche e culturali; essa sovvenziona iniziative per la promozione e la difesa delle minoranze linguistiche della Unione Europea, sia a livello Europeo come presso l’”ufficio Europeo per le lingue meno comuni” ed il network di informazione “Mercator”, sia in specifici progetti di diverse comunità linguistiche.

Il Parlamento Europeo (http://www.europarl.eu.int/welcome.html) a un commissione mista per le Minoranze Linguistiche fin dal 1983. La commissione è composta di membri di quasi tutti i gruppi politici nel parlamento e si riunisce ogni mese. Il Parlamento Europeo emanato diverse risoluzioni in favore delle minoranze linguistiche regionali, come la risoluzione Arfé del 1981 e del 1983, la risoluzione Kuijpers del 1987, il rapporto Killilea del 1994.

Il “Consiglio d’Europa” (http://www.coe.fr/tablconv/157t.htm) riconosciuto dalla L.n.848 del 1957, ha adottato nel 1992 la “Carta Europea” per le minoranze linguistiche” regionali. Dopo cinque ratifiche la carta è entrata in vigore il primo marzo 1998.

Nel 1994, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato una Convenzione Quadro per la “Protezione delle minoranze nazionali” dopo dodici ratifiche la convenzione è entrata in vigore il primo febbraio 1998.

L’Ufficio Europeo per le lingue meno parlate” ha acquisito di organo consultivo con il Consiglio d’Europa in 1998.

L’ UNESCO, anche se non una istituzione Europea, è aggiunta alla lista per le sue azioni in favore dei diritti umani. Dopo la emanazione della “Dichiarazione dei diritti della persona appartenente a Etnie Nazionali, Religiose e a minoranze linguistiche” (Risoluzione 47/135 del 18 Dicembre 1992), adottata anche dalla Assemblea generale delle Nazioni Unite , una nuova dichiarazione dei diritti linguistici è stata scritta per affermare i diritti linguistici per affermare la uguaglianza di tutte le lingue e la falsa distinzione fra lingua naturale e collettiva.

Si deve ricordare come gli Stati (compresa l’Italia) sono obbligati a rispettare i diritti del fanciullo che cresce in una minoranza linguistica culturale in modo che l’educazione impartita rispetti la differente cultura insita in ogni lingua, la qual cosa non può avvenire se non garantendo al fanciullo la possibilità di crescere in un ambiente dove, in maniera paritaria, gli sia permesso di usare i differenti idiomi (della famiglia/comunità e dello Stato) nelle relazioni sociali, nella formazione, nell’educazione, nei mass media.

Lo Stato Italiano, sia con lo Statuto della Regione Veneto, sia con numerose successive convenzioni, si è impegnato ed è obbligato, a rispettare la lingua veneta come autonoma, storicamente determinata, appartenente ad una specifica comunità territorialmente insediata già prima della sua stessa esistenza (profilo storico culturale), usata in maniera predominante quale lingua autoctona”.

Insomma, gli argomenti non mancano. E non mancheranno anche ai detrattori, ma piantiamola di prendere in giro la storia.  Anche non esistesse una lingua veneta, perché un eletto del popolo non ha il diritto di decidere, con i suoi simili, di parlare nella lingua che gli è più propria e grazie alla quale sente di essere se stesso? Il Fatto avrà la lingua lunga, ad Albignasego si accontentano di avere quella giusta, senza essere presi per i fondelli dai professorini della Repubblica sovrana, anzi, sovranissima.

Parla come mangi, si diceva, giusto? Gli italiani mangiano molto, dicono di “noi” all’estero. 

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4 Comments

  1. I vestiti in trikolore fanno il loro mestiere: gli ICONOKLASTI..!

    Da bravi KOMUNISTI non sanno fare altro.

    Ah, gia’. Non ci sono piu’ i komunisti, di una volta, ma quelli di adesso: si vedono e si sentono oltre che si leggono.

    Invece di invogliare alla RESISTENZA allo sradicamento e quindi alla COLONIZZAZIONE (dopo di quella trikolorita) ISLAMIKA ti umigliano se tu RESISTI agli INVASORI..!

    Ma diranno poi che sono anche patrioti..?

    Questi TRADITORI TOUT COURT..?

    Non c’e’ niente da fare, la religione KOMUNISTA e’ pari a quella islamika.

    Cosa deve accadere perche’ certi intellighenti capiscano come e’ veramente la situazione..?

    Capisco se si tratta di FANTASCIENZA, ma qua si tratta di CASA NOSTRA..!!

    E non vedono e non sentono… anzi. TRADISCONO LORO STESSI..!!
    E con questi komunisti in circolazione mika ci salviamo dall’altra religione dei beduini…

    Boh, in ke mondo siamo..?

    An salam

    PS:
    speriamo nell’ALDILA’..!

  2. E pensare che con il nostro residuo fiscale lo stato finanzia pure questi pseudo lavoratori della carta stampata, che con la scusa del ‘fare informazione’ e del ‘diritto di informazione’ alla fine servono solo a fare da propaganda al regime. Bisognerebbe chiuderli tutti sti giornali cartacei, e soprattutto non dare più un centesimo di contributo pubblico.

  3. Bene Stefania. I saputelli del Fatto Quotidiano hanno avuto la risposta alla loro spiritosaggine. Fanno un buon giornale ma di tanto in tanto si perdono in un bicchier d’acqua dal sapore post rivoluzionario e niente affatto progressista. Ti sarò grato se in futuro toglierai dal tuo vocabolario l’espressione “radical-chic”, che fu coniata negli anni ’70 per indicare quegli individui che, non potendo contare sulle forze che non avevano, si erano prostituiti al nuovo regime porgendo chi le cosce chi le terga, per cui i termini prostitute e lecca-culi sembrano più appropriati. Cordialmente.

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