Il fallimento dell’Unione politica europea e il ruolo della Germania

di FABRIZIO DAL COL

I  capi  di Stato europei, incapaci di risolvere le questioni socio economiche che da troppo tempo ormai attanagliano l’intera Unione Europea, oggi non sanno più che pesci pigliare per far ripartire l’economia dell’Unione. E’ in corso  una svolta epocale, e  alla luce del totale fallimento fin qui collezionato dai vertici europei verso la realizzazione dell’ unificazione politica, per non provocare una tragedia umanitaria, saranno ora costretti a intervenire in fretta e abbandonare definitivamente il progetto della costituenda Unione politica. Infatti, fin dalla costituzione del mercato unico europeo, si poteva notare che al disegno politico per la costituzione  dell’Europa Unitaria si contrapponevano invece gli interessi dell’Est e dell’Ovest in quanto la minaccia di una Europa troppo forte da un lato avrebbe potuto intercettare i mercati commerciali dell’Est europeo mentre dall’altro, per la concorrenza determinata sui suddetti mercati, avrebbe causato ingenti danni commerciali agli Usa. Insomma, la crisi economica partita dagli Stati Uniti potrebbe essere stata volutamente causata da un sistema finanziario internazionale che, proprio a causa delle volontà degli Stati Europei di costituire una vera Europa politica, hanno intravisto invece nella stessa Europa, prima ancora di una opportunità, la minaccia di una posizione dominante commerciale sui mercati vergini di tutto l’Est.

Alla luce di ciò, si potrebbe anche spiegare il perché dell’intransigenza tedesca sulla  politica del rigore e dell’austerity in quanto funzionale a sveltire le manovre per la revisione dell’intero progetto politico europeo. Sappiamo infatti che il crescente sentimento antieuropeista, maturato di recente negli imprenditori tedeschi, sta ormai contagiando l’intera popolazione germanica e la cosa sta ora assumendo le medesime proporzioni del resto d’Europa. La Germania nel frattempo è già alle prese con le elezioni autunnali con un solo ritornello: la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), giornale conservatore, soffia sul fuoco dell’antieuropeismo di stampo teutonico basato sul ritornello “la vostra crisi non la paghiamo”. La FAZ è giunta in possesso di un report BCE che dimostrerebbe come i Paesi ‘cattivi’ (come i PIIGS ma soprattutto Cipro, in questo caso) siano in realtà più ricchi di quanto possa sembrare, e che per questo la loro crisi dovrebbero pagarsela essi stessi. Guardiamo ai numeri: il report della FAZ considera il patrimonio medio degli adulti dei Paesi europei, e già questo dovrebbe far sentire odore di bruciato. È sempre la storia della media mediata: se una persona ha due case e un’altra nessuna, in media hanno un casa ciascuno. Le lamentazioni tedesche parlano di Cipro, ma guardano all’Italia, patria dell”odiatissimo Mario Draghi. E’ proprio Cipro il caso eclatante, i tedeschi infatti citano Cipro come esempio per far pervenire lo stesso messaggio all’Italia: nell’sola Cipriota il patrimonio medio per adulto si attesta a 87mila euro, ben superiore alle medie di altri Paesi che dovrebbero sborsare quattrini per salvare Nicosia, come slovacchi (19mila) o estoni (21mila), in modo tale che questi ultimi si indignino a sufficienza per accodarsi al trenino tedesco che non vuole sborsare il becco di un quattrino.

Chi deve avere orecchie per intendere, però, è l’Italia che, con i suoi 165mila euro di patrimonio medio per adulto, si piazza ai vertici della classifica, ben al di sopra anche della Germania, ferma a 135mila. Se poi in Italia ci sono ricchi molto ricchi e poveri molto poveri e la forbice fra i due ceti si allarga, pazienza: la media parla chiaro, gli italiani navigano nell’oro, è evidente. Bando al sarcasmo: questa statistica, vista nell’ottica e nella dinamica della crisi europea, vale quanto  carta straccia. È un fatto che la Germania abbia approfittato della crisi per fare il proprio gioco: la disoccupazione, che nel 2005 era dell’11% (con punte del 17% nella Germania Est), si è oggi dimezzata ed è sui minimi. In che modo? A scapito dei partner europei (anche se le colpe vanno condivise). La bilancia commerciale europea nella sua interezza è infatti più o meno in equilibrio, ma guardando i dati per Paese notiamo che la Germania ha incassato rilevanti surplus commerciali a scapito dei PIIGS e della Francia.

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