Il dossier Legambiente: Solo 290 Comuni su 986 sa quanti cani sono iscritti in anagrafe canina

Italia fortemente indietro nella sfida di garantire il benessere animale in città. Performance appena sufficienti per meno di 1 Amministrazione comunale su 3. I dati dell’XI rapporto di Legambiente.

 Nel 2021 spesi quasi 219 milioni di euro per i servizi ai cittadini e gli amici a quattro zampe. 

Meno di 1 Amministrazione comunale su 3 registra performance appena sufficienti.

Solo 290 Comuni su 986 conosce il numero complessivo degli iscritti all’anagrafe canina e solo il 37,4% ha un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città.

 Premiati i Comuni di Prato, Modena e Verona e le Aziende sanitarie ATS della Montagna, AUSL Toscana Centro e ATS di Brescia.

L’associazione: “Si acceleri sulla nascita dell’anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutte le specie animali, in cui convoglieranno le informazioni delle banche dati regionali, come annunciato dal Ministero della Salute con un decreto da adottare entro marzo 2023”

 Il dossier è disponibile su www.legambienteanimalhelp.it/animalincitta 

Spesa pubblica in aumento, disparità territoriali, ritardo sulle sterilizzazioni, milioni di “animali fantasma” e scarsa attuazione di regolamenti nella prevenzione: l’Italia è fortemente indietro nella sfida di garantire il benessere animale in città, con conseguenze di tipo economico, sociale e ambientale. In un Paese sotto scacco degli effetti della crisi climatica ed energetica, della pandemia e minacciato dalla crescente povertà e la perdita di biodiversità, diventa ancora più centrale prendersi cura preventivamente della rete degli affetti di milioni di famiglie, di cui gli animali da compagnia sono parte vitale: tiene uniti ed è molto meno costoso che affrontare i crescenti abbandoni e le sofferenze, umane e animali.

È quanto emerge dall’XI rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali e dalle Aziende sanitarie per la gestione degli animali d’affezione e la qualità della nostra convivenza con animali padronali e selvatici in contesti urbani. Il dossier è stato presentato questa mattina presso la fiera di Milano, con il patrocinio di Anci, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Enci, Fnovi, Amvi e Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva. Quest’anno a rispondere in modo completo all’indagine di Legambiente sono state 986 Amministrazioni comunali (circa il 50% rappresentato dai Comuni capoluogo) e 42 Aziende sanitarie. Quattro le macroaree di valutazione delle performance: quadro delle regole (regolamenti comunali e/o ordinanze sindacali), valido solo per i Comuni; risorse impegnate e risultati ottenuti; organizzazione delle strutture e servizi al cittadino; controlli. In base a questi criteri, il cigno verde ha assegnato il Premio nazionale “Animali in Città 2022” ad alcune delle realtà virtuose nell’offerta di servizi e in azioni dedicate alla prevenzione. Anche quest’anno tra i premiati i Comuni di Prato, Modena e Verona: al primo, secondo e terzo miglior risultato tra tutti i 986 che hanno fornito dati. E per le Aziende sanitarie l’ATS della Montagna, l’AUSL Toscana Centro e l’ATS Brescia, al primo, secondo e terzo miglior risultato su tutte le 42 che hanno fornito dati. Rispetto allo scorso anno entra nella terza posizione l’ATS di Brescia.

Legambiente è tornata a ribadire una serie di proposte, a partire dall’urgenza di un’anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutte le specie animali d’affezione o compagnia (ad oggi obbligatoria solo per i cani). Lo scopo è quello di fornire i servizi necessari ai cittadini e realizzare i controlli, anche in ambito sanitario, per prevenire criticità, migliorare e rendere sicura la convivenza con gli amati “pet”, superando la frammentarietà delle informazioni regionali. Soprattutto alla luce dell’annuncio della Direzione generale della Sanità animale del Ministero della Salute di una sua approvazione entro il 2023.

“Con la modifica dell’articolo 9 della Costituzione, la tutela degli animali è entrata a far parte dei principi costituzionali dello Stato: un passo importante per la difesa del loro benessere ma anche per la salute umana- ha spiegato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente -.  In Italia però c’è ancora molto da fare, a partire dall’attivazione dell’anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutte le specie animali in cui convoglieranno le informazioni delle banche dati regionali. Siamo in attesa di conoscere il testo del decreto del Ministro della salute che dovrebbe essere adottato, entro marzo 2023, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, per stabilire le modalità tecniche e operative per l’implementazione del SINAC (Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia) all’interno del sistema I&R (Identificazione & Registrazione) degli animali. Si acceleri al più presto.”

I dati del 2021

Il 39,6% delle Amministrazioni comunali ha dichiarato di aver attivato l’ufficio o un servizio appositamente dedicato al settore e l’83% delle Aziende sanitarie di avere almeno il canile sanitario e/o l’ufficio di igiene urbana veterinaria (in 3 casi anche l’ospedale veterinario). Nonostante questo, ancora oggi poco meno di una su tre (il 30,8%) delle Amministrazioni comunali raggiunge una performance almeno sufficiente, mentre più di quattro su cinque (l’85,7%) delle Aziende sanitarie fa lo stesso. Il resto non risponde o mostra una performance che va da insufficiente a pessima. In crescita rispetto allo scorso anno – in base al campione rispondente – i costi sostenuti nel 2021 da Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie per i servizi ai cittadini e gli amici a quattro zampe: quasi 219 milioni di euro (nel 2019 era di circa 193 milioni). Pari a 73 volte la somma impegnata dall’Italia per la gestione di tutti gli animali confiscati e a 219 volte la somma impegnata in Italia per cura e recupero di tutti gli animali selvatici feriti. Rispetto alla spesa media pro capite si attesta a circa 2,9 euro/cittadino per le amministrazioni comunali (in crescita rispetto lo scorso anno che era di 2,4 euro) e di 0,81 euro/cittadino per Aziende sanitarieI Comuni dichiarano di spendere il 61,9% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili rifugio.

Numeri ancora una volta negativi per l’anagrafe caninasolo 290 Comuni rispondenti (il 29,4%) dichiarano di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti in anagrafe canina presenti nel proprio territorio, pari a 1.197.226 cani, e solo 228 Comuni (il 23,1%) di conoscere il numero delle nuove iscrizioni avvenute nell’anno 2021, pari a 89.583 cani. Oltre il 70% dei Comuni non ha saputo fornire alcun dato.

I cani vaganti, padronali o randagi, sono il principale elemento di conflittualità e sofferenza nell’ambito degli animali d’affezione ed il più significativo costo economico a carico della collettività. Secondo il sondaggio del cigno verde, nei Comuni, nel 2021 in media ogni 10 cani catturati 9 hanno trovato felice soluzione tra restituiti ai proprietari, dati in adozione e/o reimmessi come cani liberi controllati. Numeri insufficienti per una politica seria di controllo demografico anche quelli della prevenzione del randagismo tramite sterilizzazione delle popolazioni, padronali e non padronali, di cani e gatti: meno della metà delle Aziende sanitarie, il 47,6% del campione, dichiara di effettuare azioni a riguardo. Nel 2021 si contano appena 4.307 cani e 19.595 gatti complessivamente sterilizzati. Si pensi che, solo nel 2021, il numero dei cani dichiarati entrati nei canili sanitari è di 30.595, dei gatti dichiarati entrati nei gattili sanitari di 16.259 e presenti nelle colonie feline di 338.985 (di cui quasi il 50% dichiarato non sterilizzato). Rispetto alle aree dedicate agli animali d’affezione solo il 25,76% dei Comuni ha dichiarato di avere spazi dedicati, con una media di uno spazio dedicato ogni 9.423 residenti.

A livello di Regolamenti e Ordinanze comunali nel 2021 solo il 37,4% dei Comuni dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, solo il 20,2% regolamenta l’accesso ai locali pubblici e negli uffici in compagnia dei propri amici a quattro zampe e solo il 7,8% ha approvato regolamenti per facilitare con agevolazioni fiscali o sostegni le adozioni dai canili. Ma anche la regola migliore necessita di un adeguato e regolare controllo: rispetto a questo focus solo il 33,4% dei Comuni dice di aver effettuato specifici controlli e il 45,4% dichiara di aver dotato il proprio personale di lettore microchip, mentre il 95% delle Aziende sanitarie dichiara di intervenire per il rispetto delle regole e il contrasto del maltrattamento degli animali.

“Il quadro che emerge dall’XI rapporto nazionale Animali in Città rimarca l’urgenza di investimenti preventivi basati su una visione e una strategia condivise, fondata sulla cooperazione, tra i diversi attori istituzionali e sociali responsabili di tali aspetti: Governo, Regioni, Amministrazioni comunali, associazioni e cittadini – ha dichiarato Antonino Morabito, responsabile nazionale Cites, Fauna e Benessere animale di Legambiente -. Occorre superare le attuali criticità, che vedono involontari protagonisti gli altri animali, accrescere la consapevolezza nei cittadini delle conseguenze sanitarie, ambientali, sociali ed economiche dei diversi comportamenti possibili, specie nella cosiddetta “era delle crisi, comprese le pandemie”, che ha visto e vedrà aumentare il disagio socioeconomico di parte importante della popolazione italiana”.

Le richieste di Legambiente

Ottenuta l’approvazione della legge, occorre far entrare in vigore al più presto l’anagrafe unica nazionale per tutti gli animali d’affezione o da compagnia; investire in prevenzione agevolando la sottoscrizione, entro il 2025, di 1.000 accordi o patti di Comunità per costruire reti e alleanze tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati per la tutela e la cura degli animali d’affezione e selvatici; e ancora arrivare, entro il 2030, a 10 mila veterinari pubblici assunti a tempo indeterminato, per rafforzare il personale in servizio attualmente composto da 4.642 unità, di cui il 78,5% uomini e con età media di 56,9 anni; necessario poi inaugurare, entro il 2030, 1.000 strutture veterinarie pubbliche, tra canili sanitari e gattili sanitari (uno ogni 50-100 mila cittadini) e ospedali veterinari (uno ogni 300-400 mila cittadini) opportunamente distribuiti sul territorio; segue l’esigenza di realizzare, entro il 2030un’area cani ogni 1.000 cittadini residenti per garantire una quotidiana qualità della vita a milioni di cittadini nei contesti urbani;  infine aumentare il rispetto delle regole di civile convivenza usufruendo della vigilanza volontaria con l’obiettivo entro il 2030, di formare, aggiornare e coinvolgere 15.000 guardie ambientali e zoofile volontarie.

Le realtà virtuose premiate

Premio nazionale “Animali in Città” 2022

I dati all’origine dell’analisi, e da cui dipende la valutazione delle performance degli Enti, sono forniti a Legambiente direttamente dalle pubbliche amministrazioni e soggetti all’attenzione, completezza e cooperazione tra personale dei differenti uffici dell’Ente che consente la migliore compilazione e, conseguentemente, valutazione.

Legambiente ha deciso di riconoscere, annualmente, il premio nazionale “Animali in Città” alle esperienze dei Comuni e delle Aziende sanitarie che hanno realizzato, coerentemente con l’analisi dei 36 indicatori per i Comuni e dei 25 indicatori per le Aziende sanitarie, le performance migliori. La sfida per affrontare la complessa relazione con gli animali in città, sia padronali che vaganti, domestici e selvatici, è frutto di molti fattori e attori. Per questo, Legambiente, d’intesa con le Istituzioni patrocinanti, ha scelto di puntare sull’analisi della complessità, piuttosto che su aspetti puntuali, per riconoscere e premiare i passi avanti delle pubbliche amministrazioni nei servizi garantiti e offerti ai cittadini e agli animali.

Dall’analisi dei dati ricevuti dai Comuni, i premiati dell’XI rapporto nazionale sono:

  • Prato, Modena e Verona, in quanto primo, secondo e terzo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i 986 comuni che hanno fornito dati;
  • Latina, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 9 indicatori relativi al quadro delle regole, tra tutti i 986 comuni che hanno fornito dati;
  • Bolzano e Cavernago (BG), quale primo miglior risultato nella valutazione dei 9 indicatori relativi alla gestione di risorse/risultati, tra tutti i 986 comuni che hanno fornito dati;
  • Prato, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 12 indicatori relativi all’organizzazione/servizi offerti al cittadino, tra tutti i 986 comuni che hanno fornito dati;
  • Alessandria e Pietracamela (TE), quale primo miglior risultato nella valutazione dei 6 indicatori relativi al quadro dei controlli, tra tutti i 986 comuni che hanno fornito dati;
  • Blufi (PA), quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i piccolissimi Comuni, con popolazione sotto i mille abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Nurachi (OR), quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i piccoli Comuni, con popolazione tra i mille e i 5mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Castelvetro di Modena (MO), quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i medio-piccoli Comuni, con popolazione tra 5 e 15mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • San Giovanni in Persiceto (BO), quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i medi Comuni, tra 15 e 100mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Modena, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra i tutti medio-grandi Comuni, tra 100 e 200mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Prato, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i grandi Comuni, tra 200 e 500mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Napoli, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutte le metropoli, oltre 500mila abitanti, che hanno fornito i dati.

Dall’analisi dei dati ricevuti dalle Aziende sanitarie, i premiati dell’XI rapporto nazionale sono:

  • ATS della Montagna, AUSL Toscana Centro e ATS Brescia, in quanto primo, secondo e terzo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le 42 Aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • ATS Brescia e ASL Vercelli, pari punti, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 9 indicatori relativi al quadro di risorse/risultati, tra tutte le 42 aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • AUSL Toscana Centro, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 9 indicatori relativi al quadro dell’organizzazione/servizi, tra tutte le 42 aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • AUSL Toscana Centro, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 7 indicatori relativi al quadro dei controlli, tra tutte le 42 aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • ASL Vercelli, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le piccole Aziende, sotto i 200mila abitanti, che hanno fornito dati;
  • ATS della Montagna, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le medio-piccole Aziende, tra 200 e 500mila abitanti, che hanno fornito dati;
  • AUSL Umbria 1, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le medio-grandi Aziende, tra 500 e 1milione di abitanti, che hanno fornito dati;
  • AUSL Toscana Centro, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le grandi Aziende, con oltre 1milione di abitanti, che hanno fornito dati.
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