Il Covid non ci cambia in meglio. Ecco perché

di Fulvio Curioni – Dal guru Bill Gates arrivano sinistre esortazioni, che spaziano dai nuovi terrorismi biologici, ai cambiamenti climatici, alla nuova mobilità post virus. Tali richiami aprono spazi alle nuove ricchezze derivanti dalle loro realizzazioni, logicamente a favore dei paperon de paperoni in grado di controllare il nostro prossimo futuro.

Pare chiara quindi la strategia di imporre e mitigare la circolazione delle genti, la libera determinazione di vita dei popoli, l’oligopolio di alcuni a discapito di tutti. I cambiamenti climatici, cosi’ fortemente attratti al business di pochi, capaci di imporre scelte mascherate filatropicamente da radicali operazioni di abbandono della emissione di anidride carbonica a favore di energie rinnovabili, tali da promuovere non solo fonti alternative energetiche ma cambiamenti alimentari che partendo dalla eliminazione della carne bovina legata alla produzione di flatulenze inquinanti per l’ambiente promuovano falsa carne bovina realizzata con carne al 100% di proteine vegetali frutto anche della ricerca universitaria statunitense di Stanford isolandone gli aminoacidi dei piselli paragonandoli alla carne bovina.

Una delle ditte produttrice di tali carni   dal 2018 ha siglato accordi commerciali con una catena di ristorazione italiana   per la distribuzione di carne vegetale tra Emilia Romagna Veneto Lombardia e Sardegna. cancellando cosi’ il gusto della nostra sana e buona cucina tradizionale. Una grande rivoluzione è già in atto sul nuovo concetto di mobilità di beni, servizi, persone.

Pensiamo solo ad Amazon, divenuto ormai strumento veicolare non solo di pacchi, ma di una nuova filosofia di compravendita che di fatto sostituisce il nostro fare la spesa, eliminando tempi, contatti, suggerimenti, emozioni sostituite da virtuali negozi telematici e dallo sfruttamento dei vettori, sottopagati e soggiogati ai rapporti economici imposti dalla logistica sempre piu’ presente all’interno dei nostri distretti economici territoriali.

Quindi una mobilita’ di servizi rivoluzionaria nel nuovo modo di lavorare da casa, il cosiddetto smart-working inattuabile ancora in Italia prima del virus e già presente in altri paesi, divenuto imposto dal covid e quindi rafforzabile ora, vista la convenienza a concepire un lavoro “in solitaria” senza piu’ rapporti interpersonali e scambio di valori aggiunti, relegato a continue utilizzazioni di reti telematiche in grado di eliminare servizi di consulenza e professionalita’ adeguate. Una grande strategia di appiattimento professionale, preludio ad un lavoro svilito nei suoi fondamentali diritti e doveri. Pensiamo alla pubblica amministrazione ormai in smart working da un anno esatto, auguri a Brunetta! La mobilita’ di persone infine, ormai disamorati dal viaggiare, conoscere, muoversi in libertà nei territori e nelle regioni, dimenticandoci noi, di appartenere ad un popolo di santi, navigatori, eroi. Alcuni pensieri che non possiamo tacere visto che ormai a noi comuni cittadini non resta che diventare nuovi partigiani di una rinascita delle idee, della economia umanistica, della nuova arte e cultura per un nuovo rinascimento che deve nascere dalle nostre terre del nord, dalle nostre tradizioni, dal nostro cielo azzurro di manzoniana memoria.

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