Il catalano Mas rischia il carcere. La libertà non si conquista con le cadreghe

di CATTOLICI PER L’INDIPENDENZA DEL VENETOartur_mas 2

Dopo la consultazione scozzese concordata col Governo di Londra dello scorso 18 settembre, un altro passaggio storico epocale è avvenuto in Europa.
Il governatore della Catalogna Artur Mas ha firmato il decreto per la convocazione del Referendum indipendentista del 9 novembre.
Nei prossimi giorni, forse già domani, il Governo di Mariano Rajoy approverà l’impugnazione del provvedimento davanti alla Corte costituzionale, per la sospensione del Referendum.
Il dado è tratto e ciò che sta accadendo in Catalogna è molto simile a quanto si sta verificando in Veneto, se non per la determinazione ed il coraggio del Governatore, certamente per lo scontro istituzionale in atto.
Ricordiamo infatti che anche il governo italiano ha impugnato la L.R. 16 approvata dalla Regione Veneto per l’indizione del Referendum sulla nostra indipendenza, di cui peraltro si attendono ancora i decreti attuativi per la concreta convocazione della consultazione popolare.
Il decreto firmato da Mas permette il voto ai catalani con più di 16 anni, ai residenti all’estero, ai cittadini UE residenti in Catalogna da almeno un anno ed agli extracomunitari residenti in Catalogna da almeno tre anni.
La corruzione della legalità formale spagnola è tale per cui Artur Mas rischia potenzialmente l’incriminazione per insubordinazione, reato per cui è previsto anche il carcere, e le istituzioni catalane il commissariamento.
Di fronte alla permanente e confermata apertura al dialogo dei catalani, per arrivare ad una convocazione referendaria condivisa con Madrid, il governo centralista spagnolo continua a manifestare tutta la sua ottusa rigidità.
Alle articolate argomentazioni storiche, giuridiche, democratiche e di diritto naturale, da Madrid come da Roma, si risponde puramente con il refrain della presunta incostituzionalità.
“Senza legge non c’è democrazia”- ha aggiunto Soraya Sanz de Santamaria, vice premier spagnolo. La storia insegna invece esattamente il contrario: senza democrazia, e rispetto per i diritti naturali delle persone e dei popoli, non vi sono leggi legittime, e quindi doveri di cieca obbedienza.
Ancora una volta siamo colpiti dalla povertà intellettuale e morale con cui i difensori dei poteri degli Stati centralisti pretendono di giustificare la riduzione in schiavitù dei popoli, volendo vietargli la libera autodeterminazione.
Legalità formale e minaccia dell’uso della forza qualificano da sole i loro propugnatori, sono la cifra della loro antistoricità. In Europa, nell’anno del Signore 2014, non possono che soccombere sotto la volontà dei popoli liberi decisi a far valere i propri diritti naturali.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Indipendenza (Veneta): election day referendum e regionali per fare il botto

Articolo successivo

Anche la Lega salva il vitalizio di Dell'Utri e Berlusconi