CHE NE SA BONDI DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE? UNA BEATA MAZZA

di GIANLUCA MARCHI

Per farci credere che stanno facendo le cose seriamente, sappiamo che il governo dei tecnici si è affidato a un “super-tecnico” per tagliare la spesa pubblica improduttiva e così liberare risorse per immettere in un’economia asfittica. Il “super-tecnico” in questione è il celebrato Enrico Bondi, conosciuto nel mondo intero come il salvatore della Parmalat. Non voglio entrare nella disquisizione se l’ex colosso dell’ex cavalier Tanzi sia stato realmente salvato o svenduto, anche se ho tanto l’impressione che il buon Bondi abbia fatto grossi favori a certe banche e, dunque, è potuto venirne fuori da quasi trionfatore solo per questo. Ma tant’è, forse un giorno la storia ci dirà come sono andate realmente le cose, visto che per ora di inchieste giornalistiche serie al riguardo non se ne vedono.

Ma il discorso che intendo fare è un altro. Sulla serietà e sulla sobrietà di Enrico Bondi non intendo affatto discutere. E tuttavia quel genio della lampada come vorrebbe essere considerato il nostro premier che tutto il mondo ci invidia (mah, permettetemi di dubitare), il Monti prof. Mario, dovrebbe spiegarci dove, come e quando Bondi è un super-tecnico di pubblica amministrazione. Il signore in questione è un valente chimico aretino che un bel giorno, per gli sconvolgimenti capitati in casa Montedison, s’è dovuto inventare anche amministratore e, essendo una persona perbene, ha cercato di fare quel che gli riusciva di fare. Punto. Di pubblica amministrazione, che è una brutta bestiaccia capace di farti vedere per rosso quello che è nero, il chimico Bondi non sa praticamente nulla e adesso vorrebbero farci credere che in due settimane metterà a punto un piano di tagli capaci di far tremare i polsi a boiardi, boiardini e cacasenni che operano fra ministeri, società publiche varie, enti economici ed enti non economici. Ma non prendiamoci per i fondelli… Enrico Bondi individuerà un po’ di voci, che qualcuno si sarà già premurato di sottoporgli, dove effettuare qualche taglio pirotecnico ad uso e consumo dei tontoloni. I media nazionali si sperticheranno negli ennesimi elogi di questo signore per bene e del suo datore di lavoro, Monti prof. Mario, e tutti saranno felici e contenti. E intanto il vero sperpero di denari dei contribuenti continuerà come prima e più di prima alla faccia dei contribuenti stessi.

Vi porto al riguardo due esempi piccoli piccoli ma che, moltiplicati per centinaia se non per migliaia, vi possono far capire come vanno le cose in questo Paese. Sono fatti che conosco da vicino per via di un precedente incarico professionale. Non voglio farvela troppo lunga. Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, cioè l’ente pubblico non economico che nel Bel Paese distribuisce i contributi europei al mondo agricolo (oltre 6 miliardi di euro all’anno), controlla due società diciamo strumentali: Sin, che gestisce il sistema informatico del mondo agricolo, e Agecontrol che, come dice la parola, effettua i controlli sia sui mercati ortofrutticoli che sui destinatari dei contributi europei. Fino a giugno del 2011 Agea è stata presieduta dal prof. Dario Fruscio, leghista tutto di un pezzo, poi commissariato (come sanno i lettori de L’Indipendenza) perché non più gradito al gran capo Umberto Bossi per via della posizione assunta sulle quote latte. L’allora ministro dell’Agricoltura, il siculo Saverio Romano, nominò un commissario al posto di Fruscio, Mario Iannelli, generale della Gdf. Ma il presidente defenestrato ha fatto ricorso al Tar e a febbraio è stato reinsediato come presidente, avendo i giudici amministrativi ritenuto il commissariamento del tutto illegittimo.

Dopo sette mesi, quando Fruscio è tornato in sellam, cosa s’è ritrovato? Che Sin, in precedenza srl, era stata trasformata in Spa con tanto di nomina di amministratore delegato e aumento dei costi di governance di oltre il doppio. E infatti il èpresidente rimesso in sella ha disposto un immediato taglio dei compensi del cda da 600 mila euro annui (in totale) a 160 mila. Fronte Agecontrol: in precedenza la società, essendo detenuta al 100% da Agea, era gestita da un amministratore unico pro-tempore che, essendo un dirigente di Agea, non comportava aggravio di costi. Durante il commissariamento, invece, è stato creato un bel cda che, secondo le prime indiscrezioni, fra compensi, prebende, auto e compagnia, ha un costo fra gli 800 mila euro e il milione all’anno. Fra parentesi, sulle nuove poltrone delle due società sono stati insediati diversi esponenti siciliani appartenenti al partito di Romano.

Come detto, vi ho portato solo due piccoli esempi che, in meno di un anno sono costati alle casse pubbliche all’incirca un milione e mezzo  di euro che potevano essere tranquillamente risparmiati. Moltiplicate per centinaia e migliaia di enti e società del sottobosco romano e capite di che stiamo parlando. Ma di queste cose che sa il buon Bondi? Nulla e probabilmente mai né saprà.

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