Il Berlusca nel pallone come “gli ultimi giorni di Gheddafi”

di GIANLUCA MARCHI

Reduce da un paio di giorni a Roma, ho raccolto questa battuta per chi ha avuto modo di incrociare Silvio Berlusconi di recente: “Ormai il Cavaliere è ridotto come Gheddafi ai suoi ultimi giorni, non si capisce più se sappia cosa dice e cosa fa!”.

Sarà magari un eccesso, ma guardando le ultime mosse dell’Uomo di Arcore non si può che essere d’accordo: sostiene il governo Monti per un anno, rivendica di aver mandato lui il professore a Bruxelles come commissario, poi d’improvviso cambia parere (sotto l’influenza di quello scienziato di Brunetta), dice peste e corna del premier, lo fa dimissionare, si impalca come l’unico politico italiano che può fermare gli odiati comunisti (anche se ultimamente non usa il termine), ma dopo pochi giorni ci ripensa e tenta di rimettere il cappello su Monti il tassatore  benedicendolo come candidato premier se saprà riunire tutti i moderati, Lega compresa, anche se si affretta ad aggiungere di non credere che lo farà. Alla fine, roba di ieri al vertice del Ppe, lo invita ufficialmente ad assumere la guida dei moderati.

Diciamo la verità, la confusione sotto il cielo del Cavaliere è massima e viene proprio il sospetto che l’uomo abbia perso quasi del tutto l’ultima lucidità che gli è rimasta. O forse, più semplicemente, non gli frega nulla di inanellare una giravolta dietro l’altra per togliersi dal cul de sac dove era andato a infilarsi, riproponendosi per la sesta volta come candidato premier alla testa di un partito in via di totale squagliamento e con i sondaggi a precipizio.

Anche la gestione della trattativa con la Lega per la Regione Lombardia non è stata il massimo di accortezza: prima ha anticipato unilateralmente al mondo intero che l’accordo era cosa fatta e si trattava solo di definire i dettaglia. Il giorno dopo ha invece dovuto incassare lo sfregio di Roberto Maroni che gli ha detto in faccia (spinto di forza dai colonnelli veneti Zaia e Tosi, fuori dalla divina grazia per l’ennesimo pastrocchio filoberlusconiano in via di preparazione a cura del solito Calderoli): “Con te candidato premier non se ne parla, ci fai perdere almeno un terzo dei voti”. Da par suo il Cavaliere ha cercato di alzare il tiro minacciando la caduta delle giunte di Veneto e Piemonte, ma si capiva lontano un miglio che era uno sparare a salve.

E ieri lo statista (sic!), che di sé credeva ci fosse invidiato da tutto il mondo, ha dovuto abbassare la testa davanti ai leader del Partito popolare europeo (la sua famiglia politica!!!), i quali gli hanno fatto capire, senza se e senza ma, che il suo tempo è finito. Meglio ritirarsi ad Antigua. E non c’era nemmeno uno straccio di Putin a sostenerlo… La realtà è ormai che questa Italietta è ridotta a barzelletta.

 

 

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