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Il Belgio espelle i poco integrati, noi facciamo lo ius soli

 

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di ANGELO VALENTINO – Il diritto di soggiornare in Belgio per gli immigrati non europei è subordinato alla firma di una dichiarazione di adesione ai valori fondamentali del Paese, dalla libertà di espressione al rispetto delle donne, inclusa la lotta al terrorismo. Altrimenti ci sarà il rimpatrio. E’ la stretta ‘identitaria’ decisa dal governo belga di destra lo scorso anno, sull’onda degli attacchi terroristici della settimana scorsa, e spinta dal segretario alla migrazione Theo Francken del partito dei nazionalisti fiamminghi della N-va.

Approvato alla velocità della luce poco più di una settimana dopo la strage terroristica ad aeroporto e metro, il progetto  prevede che ogni “nuovo arrivato” in Belgio da fuori Ue che abbia l’intenzione di stabilirvisi, debba entro 30 giorni sottoscrivere una sorta di ‘contratto’ con lo Stato sul rispetto di valori e regole, e di impegno a imparare una delle tre lingue del Paese, a trovare un lavoro e a pagare le tasse.

Rispetto della libertà di opinione, culto, associazione e orientamento sessuale, ma anche l’uguaglianza tra uomini e donne, gli obblighi nei confronti dei figli, oltre alla lotta al terrorismo sono i valori chiave menzionati nella lettera. In particolare, su questo ultimo punto, si chiede ai nuovi arrivati di “fare ovviamente tutto il possibile per prevenire e notificare alla polizia” qualsiasi tentativo di attentare alla vita altrui. Sarà l’Ufficio degli stranieri a verificare la firma e il rispetto di quanto sottoscritto. Altrimenti la persona si vedrà bloccare la procedura d’immigrazione. L’obbligo di firmare questa lettera si applicherà solo ai ricongiungimenti familiari e ai migranti economici, non agli studenti né ai richiedenti asilo in quanto sarebbe contrario alla Convenzione di Ginevra.

In Italia? Si va a vele spedite verso lo ius soli a tutti i costi. “Questione di civiltà”, dice il governo.

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