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I sovversivi non sono gli indipendentisti. Tutti hanno approvato la Costituzione con referendum, tranne la democratica Italia

 

referendum

di ENZO TRENTIN – L’Assemblea costituente approvava il 22 dicembre 1947 un documento ch’era frutto del clima di contrapposizione che vigeva allora tra Est e Ovest. La DC ed il PCI, con gli occhi rivolti a Washington e Mosca, si accordarono su un testo ambiguo che ognuno poteva interpretare secondo la sua ideologia. Emerge dalla carta costituzionale una concezione dell’uomo che si allontana dall’individualismo, tipico della concezione liberale classica. I mali d’Italia erano rappresentati dal «pericolo comunista», ma anche dalla sostanziale «inaffidabilità» democristiana il cui gruppo dirigente era ancorato ai valori della Costituzione, né intendeva disfarsene.

Insomma, la Repubblica nacque con un peccato originale. Il disagio non poteva che crescere di conseguenza. In questo scenario la Costituzione non venne mai posta all’approvazione di quel popolo sovrano di cui ciancia l’articolo 1, Comma 2. Né i vari governi succedutisi hanno mai sentito l’esigenza di porre la questione. Eppure le moderne Costituzioni sono approvate dai popoli cui fanno riferimento. In calce ne diamo un parziale elenco.

Che la Costituzione non sia rispettata dal Parlamento è riscontrabile in molte occasioni. Qui, a titolo esemplificativo basti citare l’articolo 11 che vieta l’’Italia di scendere in guerra. Tuttavia, è bastato etichettare le varie spedizioni all’estero sotto la denominazione di missioni di peacekeeping per spedire soldati – al solito non perfettamente equipaggiati, si veda qui: [http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/07/21/news/inchiesta-uranio-impoverito-1.173721 ] – alle più svariate latitudini del globo.

Pleonastico conteggiare gli infiniti Trattati internazionali sottoscritti dal Parlamento senza mai consultare i cittadini. Eppure quando in Francia (dove il referendum si è svolto il 29 maggio 2005) e nei Paesi Bassi (dove il referendum si è tenuto il 1° giugno 2005) hanno chiesto alle proprie popolazioni di approvare o meno la Costituzione europea, queste l’hanno bocciata, tanto che non se ne è più parlato, preferendo proseguire con i Trattati internazionali. Vedasi quello discutibilissimo di Lisbona entrato ufficialmente in vigore il 1º dicembre 2009.

Quando poi tali Trattati sono stati trasformati in leggi nazionali, le interpretazioni capziose si sono sprecate. Anche qui un solo esempio: la Legge 30 dicembre 1989, n. 439, di ratifica ed esecuzione della convenzione europea relativa alla «Carta europea dell’autonomia locale», firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985. La Carta obbliga le Parti che l’hanno ratificata di applicare le regole fondamentali per garantire l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria degli enti locali e prevede che il principio dell’autonomia locale sia riconosciuto dal diritto nazionale e protetto dalla Costituzione.

In Italia sono rimaste vuote enunciazioni. Per documentare ciò che andiamo dicendo vi è scritto sostanzialmente che per autonomia locale, s’intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrare nell’ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici.

Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti. Detta disposizione non pregiudica il ricorso alle Assemblee di cittadini, al referendum, o ad ogni altra forma di partecipazione diretta dei cittadini.

Qui si osservi che i referendum non sono definiti “consultivi” eppure, sicuramente ad opera di qualche zelante burocrate, subito imitato dai più disinvolti politicanti, essi compaiono negli Statuti degli enti locali a partire dal 1990, ed a tutt’oggi, salvo qualche eccezione, vi sono massicciamente presenti. Non è ozioso ricordare che con il referendum si può richiedere ad un corpo elettorale il consenso o dissenso – non il parere – rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta che consente agli elettori di pronunciarsi senza nessun intermediario su un tema specifico oggetto di discussione.

Non bastasse, nel 1981 Costantino Mortati, uno dei padri dell’attuale Costituzione italiana, ebbe a scrivere: «La posizione di organo supremo rivestita dal popolo in regime democratico non può in nessun modo conciliarsi con l’esercizio di una funzione subordinata, come quella che si sostanzia nell’emissione di pareri».

Eppure ci sono legulei sedicenti indipendentisti, tosto seguiti da una pletora di peones pronti al plaudite acta est fabula. Ma l’inganno è che «il dramma [non] è finito», ci sono alcuni militanti o pseudo leader di partitini privi di peso politico che perorano l’indizione di referendum “consultivi” per l’indipendenza. Tsz!

Per tornare alla legge 439/1989, l’articolo 6 sancisce espressamente che senza pregiudizio di norme più generali emanate dalla legge, le collettività locali devono poter definire esse stesse le strutture amministrative interne di cui intendono dotarsi, per adeguarle alle loro esigenze specifiche in modo tale da consentire una amministrazione efficace. Mentre l’Articolo 9 dice che le collettività locali hanno diritto, nell’ambito della politica economica nazionale, a risorse proprie sufficienti, di cui possano disporre liberamente nell’esercizio delle loro competenze.

Anche in questi casi Parlamento e governo hanno sovvertito e stravolto i termini ed i concetti.

Hanno sconvolto, turbato profondamente gli ordinamenti, le leggi, le istituzioni di dello Stato, sconvolgerli, distruggendoli per sostituirvi, con metodi deplorevoli, le istituzioni che si volevano fondate su principî del tutto diversi. Sovvertono la morale. Facendo strame d’ogni l’etica.

Mauro Aurigi – un senese cultore della cosiddetta Civiltà Comunale – ha recentemente scritto: «È difficile se non impossibile, anche in un territorio che è particolarmente dotato come il nostro, trovare altrove così tante eccellenze concentrate in uno spazio così limitato. Ancora più straordinario è il fatto che tutto ciò, clima a parte, abbia solide radici esclusivamente nel periodo repubblicano (dall’XI secolo al 1559) e che ancora oggi produca o sia potenziale produttore di cultura e ricchezza».

Se volessimo capire e spiegare le cause di tale fenomeno non potremmo non partire da due constatazioni. La prima è rappresentata dalle priorità che all’epoca caratterizzarono la cultura politica repubblicana del libero Comune: “libertas, honor civitatis, iustitia et aequalitas” (vedi l’opera di Mario Ascheri). La seconda, confermata da tutti gli studiosi che si siano occupati della storia della Città, è la cura e l’attaccamento viscerale con cui i cives, allora e dopo, si sono dedicati (e con quale successo!) alle proprie istituzioni pubbliche, come bene sintetizza una raccomandazione che troviamo in uno statuto corporativo senese del Trecento: “Et neuna cosa, quanto sia minima, può avere cominciamento o fine senza queste tre cose, cioè: senza potere et senza sapere et senza con amore volere”.

Nessun scopo economico quindi, ma solo libertà e orgoglio civico, giustizia e uguaglianza, e poi il potere e il sapere e infine l’amore[1]. In sintesi una forma di democrazia avanzatissima per l’epoca. La ricchezza fu solo la logica conseguenza di tutto ciò. Infatti Siena fu ricchissima ed è stata ricca per otto o nove secoli e fino a qualche anno fa, perché prima venivano i principi ideali e morali e poi, automaticamente, la prosperità. Oggi si persegue il principio inverso, anche a Siena: ossia tutto, politica compresa, è organizzato e finalizzato a far soldi a prescindere e a scapito dei principi ideali e morali, ai quali si penserà dopo (forse). Così succede che il ricco sia sempre più ricco e la società sempre più povera. Proprio come nel sistema feudale – infranto dai Comuni medievali nel centro-nord italiano[2] – e come in ogni situazione in cui la società sia organizzata, come il feudalesimo appunto, in senso verticale (vedi i regimi totalitari o mafiosi di ogni epoca e latitudine)».

Si aggiunga che come la Costituzione, anche tutti gli Statuti di Comuni, Province e Regioni non sono mai stati democraticamente votati dal “popolo sovrano”, e ciò malgrado da oltre due secoli (almeno in Occidente) è invalsa la convinzione che: «Una costituzione non è l’atto di un governo, ma l’atto di un popolo che crea un governo: un governo senza costituzione è un potere senza diritto …Una costituzione è antecedente a un governo: e il governo è solo la creatura della costituzione.» (Thomas Paine – Rights of Man, 22 febbraio 1791)

A questo punto, davvero sarebbero gli indipendentisti (quelli autentici s’intende) coloro che vanno definiti sovversivi?

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NOTE:

[1] A conferma di quanto fosse grande quell’ “amore” per la Città giova ricordare la guerra che la piccola Siena da sola combatté contro gli Imperiali di Carlo V e i Fiorentini dal 1552 al 1559: durò infatti ben sette anni, nel corso dei quali tutto lo Stato senese fu messo a ferro e fuoco, tanto che nell’800 erano ancora visibili i segni di quella distruzione. Alla fine dei 25-30mila abitanti originari solo 6-7000 erano sopravvissuti. Tutti gli altri erano morti delle tre “f”, ossia di ferro, fuoco e fame, piuttosto che rinunciare alla libertà (il motto “prima la patria e poi la famiglia”, in vigore a Siena durante il periodo repubblicano, evidentemente non era solo vuota retorica). Nessun’altra comunità in Italia, nel contrastare l’imperialismo ispano-germanico, fu capace di tanto. Si pensi che di fronte agli stessi Imperiali nel 1530 la potente Firenze aveva ceduto, ancorché eroicamente, dopo 10 mesi di tragico assedio, e Roma nel 1527 aveva resistito solo due ore. A Siena, caso storicamente insolito, combatterono anche le donne, tanto che Biagio de Monluc, all’epoca dei fatti rappresentante del re di Francia a Siena e uno dei maggiori condottieri del secolo, scrisse nei suoi Commentari a proposito della difesa di Roma a cui anni dopo fu comandato: “…piuttosto ritornerei a difendere Siena con le sole donne senesi, che difender Roma coi romani…” .

[2] Questo scontro vittorioso degli abitanti dei borghi contro la nobiltà rurale e il suo sconfinato latifondo è quello che ha determinato in Italia le profonde differenze ancora oggi esistenti tra il Settentrione e il Meridione, dove quel fenomeno non ci fu neanche a livello epidermico. Siena fu particolarmente attiva in questo processo, tanto da fare affrescare nelle quattro pareti della Sala del Mappamondo, la più grande del Palazzo Comunale, i castelli sottratti con le armi alla nobiltà feudale. Solo una parete affrescata è arrivata fino a noi, quella dipinta da Simone Martini che contiene, oltre ai castelli dei conti Aldobrandeschi, la celeberrima quanto discussa figura equestre di Guido Riccio da Fogliano. E per tutto il periodo repubblicano ai nobili, sempre pericolosi per la libertà repubblicana, fu vietato il diritto di eleggere e essere eletti alle cariche più importanti dello Stato.

 

* * *

In chiusura una lista incompleta di Stati che in epoca recente hanno modificato la loro Costituzione e l’hanno introdotta solo dopo l’approvazione – per mezzo d’apposito referendum – del cosiddetto popolo sovrano, che a questo punto è lecito domandarsi se in Italia sia mai esistito:

1958 = Costituzione della repubblica francese (versione aggiornata alla revisione costituzionale del 2003). nota come Costituzione della V repubblica (dopo quelle del periodo rivoluzionario, del 1848, del 1875, del 1946). essa fu approvata mediante referendum il 29 settembre 1958 a stragrande maggioranza (85.1% “Sì”, 14.9% “No”).

1976 = il sistema democratico cubano ha il suo fondamento nella Costituzione della repubblica di Cuba, approvata il 15 febbraio 1976 attraverso un referendum – con voto libero, uguale, diretto e segreto – dal 97.7 % dei voti della popolazione cubana. lo scrutinio ha riportato questo risultato: su 5.602.973 elettori, 5.473.534 hanno votato “Sì” e 54.070 “No”.

 

1976 = L’Algeria, tramite referendum popolare approva la sua Costituzione.

 

1978 = Spagna. La discrepanza tra il testo approvato dal Congresso e quello approvato dal Senato resero necessario l’intervento di una commissione mista Congresso-Senato, che elaborò un testo definitivo. Questo fu votato e approvato dalle due Camere. Sottoposto a referendum, venne ratificato il 6 dicembre, promulgato il 26 dello stesso mese dal Re e pubblicato nel BOE (Bollettino Ufficiale Spagnolo) il 29 dicembre (si evitò il giorno 28 poiché coincideva con la festa dei Santi Innocenti, tradizionalmente dedicato agli scherzi). Da allora il giorno 6 dicembre costituisce in Spagna un giorno di festa nazionale, il Día de la Constitución.

 

1982 = La terza Costituzione della Repubblica di Turchia è stata approvata nel 1982 mediante un referendum nazionale ed è tuttora in vigore.

 

1991 = l’8 dicembre veniva approvata, tramite referendum, una nuova Costituzione presidenziale di Romania.

 

1992 = la quarta ed attuale Costituzione della repubblica dell’Estonia, venne adottata attraverso un referendum popolare il 28 giugno.

 

1992 = la Costituzione della repubblica di Lituania approvata dai cittadini della repubblica di Lituania con referendum il 25 ottobre; la Costituzione della repubblica di Lituania è entrata in vigore il 2 novembre.

 

1992 = Quando la Bosnia ed Erzegovina, in seguito al referendum sull’indipendenza dalla Federazione jugoslava creata da Tito (la consultazione popolare si svolse in conformità alla Costituzione jugoslava dell’epoca), il 3 marzo 1992 proclamò la propria indipendenza, la guerra si abbatté con inaudita furia su Sarajevo e sulle altre parti del Paese. Ma questa è un’altra storia.

 

1993 = la Costituzione della Lettonia (in lettone: satversme) è stata adottata, come essa stessa afferma, dal popolo della lettonia all’interno dell’assemblea costituente liberamente eletta, il 15 febbraio 1922 ed è entrata in vigore il 7 novembre 1922. la Costituzione fu pienamente riportata in vigore dal quinto saeima il 6 luglio1993. NOTA: qui è bene non incorrere in un errore che la partitocrazia italiana tende ad avvalorare. L’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana fu l’organo legislativo elettivo preposto alla stesura di una Costituzione per la neonata Repubblica e che diede vita alla Costituzione della Repubblica Italiana nella sua forma originaria. Le sedute si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948. Tale assemblea tuttavia aveva un compito redigente, non deliberante.

 

1995 = Zaire (ex Congo belga) la legge costituzionale transitoria adottata l’8 aprile 1994, che rafforzava i poteri del capo del governo a spese del presidente della Repubblica, fissò per tutto l’iter (nuova Costituzione, referendum, elezioni per il Parlamento e per il presidente) un termine di 15 mesi, ma le elezioni, decise in un primo tempo per il 9 luglio 1995, sono state rinviate a tempo indeterminato.

 

1997 = la Costituzione della repubblica di Polonia del 2 aprile ha sostituito gli emendamenti temporanei posti in essere nel 1992, studiati apposta per annullare gli effetti del comunismo e ponendo le basi per una “nazione democratica governata dalla legge che implementasse i principi di giustizia sociale”. la Costituzione è stata adottata dall’assemblea nazionale della Polonia (zgromadzenie narodowe) il 2 aprile ed è stata approvata da un referendum nazionale il 25 maggio; è entrata in vigore il 17 ottobre 1997.

 

2003 = La Costituzione del Liechtenstein è una delle più antiche costituzioni europee. La sua prima redazione risale infatti al 1863 ed è stata revisionata nel 2003 attraverso lo strumento del referendum popolare.

 

2003 = Il 7 marzo la Costituzione fu cambiata per permettere alla Slovenia di entrare nell’Unione Europea e nella NATO, se questo fosse stato il volere dei cittadini; i cittadini si espressero favorevolmente nel referendum del successivo 23 marzo.

 

2006 = L’attuale Costituzione della Repubblica di Serbia è stata approvata nel referendum costituzionale tenutosi dal 28 al 29 di ottobre. È stata proclamata ufficialmente dal Parlamento della Serbia il giorno 8 novembre 2006, sostituendo la Costituzione del 1990.

 

2009 = Il 25 gennaio il corpo elettorale boliviano accettava con il 61,43% dei voti la nuova Costituzione, che impedisce qualsiasi privatizzazione delle materie prime della Nazione, permette la rielezione immediata del Capo dello Stato, concede il diritto ai popoli indios di avere e amministrare proprie leggi e limita a 5.000 ettari la proprietà della terra. Alcune province, però, davano la vittoria al “No”. Ciò bastava per far dire all’opposizione che si era verificato un pareggio.

 

2009 = L’attuale Costituzione del Venezuela, emanata nel 1999 da un referendum. In precedenza aveva stabilito un limite di tre termini per i deputati e un limite di due mandati per gli altri uffici. La proposta di modifica è stata sottoposta a referendum il 15 febbraio 2009 e approvato dal 54% degli elettori, con circa il 70% degli elettori iscritti partecipanti.

 

2010 = il presidente del Kenya, Mwai Kibaki, ha promulgato nella capitale Nairobi la nuova Costituzione approvata con referendum il 4 agosto.

 

2010 = Il 31 ottobre è stata approvata mediante referendum la nuova Costituzione del Niger. La carta costituzionale – la settima da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1960 – mette fine al periodo di vacanza costituzionale venutosi a creare a seguito della sospensione della precedente Costituzione, ordinata dal Conseil supreme pour la restauration de la démocratie (CSRD) all’indomani del colpo di Stato del 18 febbraio 2010 con cui i militari, sotto la guida di Salou Djibo, avevano destituito il Presidente Tandja.

2012 = L’Islanda approva la nuova Costituzione, con un referendum, il 21 ottobre. 2012 = L’Egitto ha una nuova Costituzione. stando ai dati diffusi dal partito dei fratelli musulmani, giustizia e libertà, la Costituzione è stata approvata dal 64% circa dei votanti. il referendum si è tenuto in due tornate, il 15 e il 22 dicembre.

2012 = Con il referendum costituzionale del 26 febbraio (si badi bene: siamo in piena guerra civile) è stata approvata la nuova Costituzione siriana, entrata poi in vigore a seguito del decreto del Presidente della Repubblica n. 94 del 28 febbraio. La nuova Carta costituzionale rappresenta un ulteriore capitolo del cambiamento politico-costituzionale in atto nel paese. La cosiddetta primavera araba e la repressione militare che ne è seguita da parte del Governo siriano, nonché la fine dello stato di emergenza proclamato nel 1963 – previsto con decreto legislativo n. 51 del 22 dicembre 1962 e proclamato con Ordinanza militare n. 2 del 8 marzo 1963 – costituiscono le premesse che hanno portato all’approvazione di una nuova Costituzione siriana.

 

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