I “Serenissimi” han vinto: il Veneto si è liberato dell’Italia

di FRANCESCO LEON*

Cosa sarebbe successo se tutto il Veneto fosse insorto la notte tra l’otto ed il nove maggio 1997? L’intervento dei GIS pronti a soffocare sul nascere la rivolta è stato determinante e proprio con il loro repentino contro-assalto al campanile il tentativo di ribellione è finito con una serie di arresti ed una bandiera marciana strappata con disprezzo. Ma cosa sarebbe successo se i Serenissimi si fossero asserragliati per giorni? Che cosa avrebbero fatto i veneti? Forse sarebbero arrivati a salvarli e da semplice occupazione di una piazza e un campanile l’assalto si sarebbe trasformato in una vera e propria rivoluzione. Il popolo veneto era cotto a puntino: galvanizzato dalla svolta secessionista della Lega Nord, arcistanco della stasi statalista, del centralismo, della distruzione culturale del Veneto e soprattutto esaltato dall’atto di coraggio dei Serenissimi. In effetti le interruzioni radio parlavano chiaramente di radunare i veneti per impedire i festeggiamenti del duecentesimo anniversario della caduta della Serenissima Repubblica il 12 maggio 1997.

Immaginiamo per un attimo che cosa sarebbe successo se il piano dei Serenissimi fosse giunto a buon fine. Gli otto eroi veneti sono ancora nelle loro postazioni: quattro asserragliati in cima al campanile e due a sorvegliare la piazza. Sui tetti ci sono i cecchini pronti a far fuoco. San Marco è totalmente circondata dalle forze dell’ordine. L’ambasciatore Bepin Segato tratta con il prefetto ed il questore senza giungere ad una soluzione facendo spola tra il comando della Veneta Serenissima Armata ed i gerarchi dello stato italiano. Il Tanko si muove nervoso pronto a fermare ogni tentativo di sopprimere la rivolta. I carabinieri non hanno nessuna intenzione di rischiare la vita e lasciano il comando ai reparti speciali. I GIS sono pronti ad intervenire ma dall’alto non arriva nessun segnale di via: il governo italiano non vuole martiri e per questo si tratta affinché il tutto si risolva in via pacifica con la resa.

Le televisioni di mezzo mondo riprendono in diretta ed i mass media non parlano d’altro che di questa occupazione. I turisti scappano ed a migliaia abbandonano Venezia. La capitale dei veneti è in mano alla polizia ed ai veneziani: tutta la città eccetto piazza San Marco ed il campanile. I politici fanno il loro mestiere: parlano senza giungere ad alcun accordo. Nessuno si schiera a favore. La LegaNord per paura di essere messa al bando come Herri Batasuna in Spagna per appoggio a gruppo terroristico, si dissocia. Ma la base e parte della dirigenza leghista veneta crede alla rivoluzione. E’ sempre stata nei suoi sogni. Piccoli gruppi ben determinati iniziano a convergere a Venezia. Invano la Digos tenta di allontanarli alla stazione dei treni. Loro puntano dritti a San Marco. Fabio Padovan capeggia i più facinorosi. La voce di altri irredentisti pronti ad appoggiare i Serenissimi si diffonde e centinaia di ragazzi del Movimento Giovanile della Lega Nord convergono nella capitale. La situazione inizia ad essere fuori controllo. All’esterno del cordone di polizia inizia a radunarsi una folla di qualche migliaio di persone e più arriva gente più il popolo prende fiducia in se stesso ed inizia a credere che la rivolta sia possibile.

L’ora tanto attesa è giunta: il 12 maggio invece di festeggiare la caduta della Serenissima Repubblica i Veneti combattono per la sua rinascita. Un gruppo di facinorosi sfonda il blocco dei carabinieri e punta dritto alla prefettura. Altri gruppi rompono gli indugi ed entrano in piazza. I carabinieri sono allo sbando e lanciano lacrimogeni in ogni direzione. Succede il peggio: alcuni membri delle forze dell’ordine sfoderano la pistola e per timore di essere assaliti come alcuni commilitoni, sparano sulla folla. La tensione è alle stelle e sembra proprio guerra aperta: alcuni manifestanti scappano mentre altri attaccano i carabinieri percuotendoli e rubandogli le armi. Ormai il successo è palese: la piazza è in mano ai rivoltosi che adesso sono in possesso pure di qualche fucile e pistola delle forze dell’ordine. Si contano due dimostranti uccisi e vari feriti soprattutto tra le forze dell’ordine. Dalla prefettura il vessillo veneto garrisce al vento. Le cosiddette forze di occupazione si sono ritirate e dall’alto gli elicotteri della polizia non possono fare altro che stare a guardare. Il comandante dei Serenissimi Fausto Faccia con il megafono del Tanko impartisce nuovi ordini al migliaio di rivoltosi radunatisi in piazza: liberare l’intera città.

Il coraggio e la speranza di un atto eroico gonfiano i cuori di migliaia di veneti che si dirigono in massa a Venezia. Le forze di polizia ormai stanno solo a guardare mentre il governo italiano incredulo non sa ancora come comportarsi: mandare l’esercito? I celerini? Far fuoco sulla folla? Ormai ogni stazione di polizia e carabinieri della città viene abbandonata e viene presa in consegna dalla Veneta Serenissima Armata.

E’ la fine dell’unità d’Italia: anche nell’entroterra la gente veneta si raduna nelle piazze e prende il controllo di altre città. I giornalisti intervistano in esclusiva i membri del Veneto Serenissimo Governo che invitano i veneti alla ribellione in ogni parte del Veneto. Una ad una paesi e città cadono in mano ai rivoluzionari. E’ la fine… o meglio: è l’inizio. I Serenissimi in diretta televisiva in Piazza San Marco di fronte a qualche migliaio di persone leggono la dichiarazione d’indipendenza: rinasce la Veneta Serenissima Repubblica.

Questa è solo una storia fantasiosa con un lieto fine. E’ stata bensì solamente un’occasione persa. Le rivoluzioni accadano infatti più per sollevamento popolare che per vie democratiche. Se quel giorno fosse iniziata la rivolta, oggi qualcosa sarebbe cambiato sul serio: forse non uno stato indipendente ma probabilmente una regione con statuto molto speciale. Lo stato centralista traballante avrebbe ceduto qualche potere per placare gli animi. E’ comunque inutile fantasticare sul passato. L’unica cosa da fare ricordando i Serenissimi è riflettere sul loro atto eroico e sul motivo del loro gesto. Un volantino del Veneto Serenissimo Governo recita: il segreto della felicità è la libertà, della libertà il coraggio.

*Autore del libro “Gioventù indipendentista” – Editori del Veneto

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