I riti della politica (anche grillina?) che balla sul Titanic mentre l’Italia affonda

di GIANLUCA MARCHI

Premesso che considero Pierluigi Bersani e il gruppo dirigente storico del Pd sconfitti in maniera pressoché definitiva dal voto di fine febbraio, devo ammettere che il segretario dei Democrats ha chiuso la partita delle presidenze di Camera e Senato in maniera più brillante di quanto si potesse immaginare, visto il cul de sac in cui apparentemente s’era infilato rifiutando qualsiasi forma di collaborazione con Berlusconi e il Pdl e intestardendosi a inseguire il M5S che di farsi “blandire” non aveva alcuna intenzione.

Fino a venerdì il fatto che il partito vincitore-ma non vincitore delle elezioni politiche insistesse su nomi come quelli di Dario Franceschini per la Camera e di Anna Finocchiaro per il Senato, con la variante di mollare la presidenza di Montecitorio ai montiani (Lorenzo Dellai) per avere in cambio i loro voti al Senato e magari anche in vista della complicatissima formazione di un governo, quelle mosse, dicevo, apparivano come  la conferma dell’incapacità di staccarsi da un vecchio modo di far politica, riproponendo schemi e nomi inevitabilmente legati al passato. Poi ieri mattina sono spuntate le candidature di Laura Boldrini e Pietro Grasso e lo scenario è mutato. Non intendo fare l’elogio dei due neo-presidenti, ma mettere in evidenza come la scelta del Pd di andare su due nomi completamente nuovi – rispetto alla dirigenza partitica e mai appartenuti all’apparato politico stantio e che ha provocato lo sdegno di gran parte degli italiani – ha modificato le carte in tavola e ha finito per instillare il tarlo della divisione nel Movimento 5 Stelle, che aveva sperato di fare della propria granitica diversità una caratteristica fondante delle sue prime mosse parlamentari. Il fatto paradossale è che una scelta in qualche modo “grillina” del Pd, cioè ispirata dal vento di rinnovamento cavalcato dal M5S, abbia finito per creare una certa crisi proprio fra i grillini, che d’improvviso si sono trovati costretti a interrompere le loro direttre streaming e a confrontarsi fra loro dentro le segrete stanze del Palazzo, oltre che a subire le scomuniche del padre fondatore. E sono passati solo due giorni dall’inizio delle danze…

Non è detto che questo primo passaggio favorevole nella strategia di Bersani sia destinato a facilitare la strada verso la formazione del governo e, di conseguenza, anche verso la scelta del nuovo presidente della Repubblica. Ma un po’ più di repsiro al Pd lo può dare. E in più sembra destinato a creare qualche scompiglio dentro i ranghi dei grillini.

A fronte di ciò cosa hanno offerto gli altri schieramenti politici? Scelta Civica ha mostrato di essere solo una costruzione artificiale intorno al personaggio di Mario Monti, che adesso sta sollevando più di una insofferenza persino nel suo movimento. L’attuale premier  sta dimostrando di essere ciò che in troppi non hanno voluto vedere fino a pochi mesi orsono: un personaggio pieno di sè, che si ritiene il non plus ultra e considera tutti gli altri meno di niente. Ha ritenuto di essere talmente superiore da volersi imporre come presidente del Senato e ha ricevuto quella porta in faccia che si meritava: è la seconda tranvata che subisce dopo il deludente risultato elettorale. Il percorso politico della sua Lista mi sembra già esaurito.

Il centro-destra, invece, ha mostrato di affondare le proprie radici in un’altra era politica ormai tramontata. Ha cercato il “grande inciucio” col Pd, poi quando ha capito che non c’era trippa per gatti ha tentato di blandire i montiani affinché votassero il prioprio candidato al Senato, facendo leva sull’incazzatura di Monti verso Napolitano. Ma soprattutto ha contrapposto a Grasso ancora il nome di Renato Schifani, cioè il vecchio che più vecchio non si può, l’ennesimo emblema di una stagione politica fallimentare. E, diciamolo pure, anche la Lega Nord ha condiviso questo percorso, nell’incapacità o nell’impossibilità di smarcarsi da una corsa compiuta su un binario morto.

Ripeto: non sto facendo l’esaltazione della strategia politica piddina. Dico solo che, dopo essersi ritrovato nella cacca, almeno Bersani ha avuto un colpo d’ala che potrebbe averlo rimesso in gioco e che di certo ha creato qualche frattura nella montagna grillina. Non affermo che il resto della strada sarà in discesa, anzi. Ma potrebbe non rivelarsi un sentiero del tutto impraticabile. Tuttavia ciò non mi toglie la convinzione che i riti bizantini del sistema politico italico, dai quali persino i grillini  faticano a tenersi lontani, stiano a dimostrare l’irriformabilità del Paese fin dalla sua testa e come i protagonisti della politica, soprattutto i vecchi ma persino i nuovi, finiscano per dare l’impressione di ballare sul ponte del Titanic mentre la nave Italia è già affondata per il cinquanta (o forse più) per cento.

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