I quasi padroni del mondo bloccano Wechat dopo una protesta contro il lockdown e il presidente. La democrazia che avanza

E’ la democrazia che avanza, mentre infuria la guerra. In Cina una protesta per chiedere le dimissioni del presidente Xi Jinping, definito “dittatore e traditore” e la fine delle politiche zero-Covid, ha avuto come risposta dal regime di Pechino il blocco degli account di Wechat. L’app aveva visto circolare le immagini della protesta.

 

Uno degli striscioni di protesta appesi al ponte chiamava alla mobilitazione nelle scuole e nei luoghi, mentre sull’altro c’era scritto “Non vogliamo test PCR, vogliamo cibo, non vogliamo lockdown, vogliamo libertà”.

“Non vogliamo figure di spicco, vogliamo votare, non essere uno schiavo ma un cittadino”, c’era anche scritto, secondo le immagini pubblicate su Twitter.

Sono queste a ora le uniche prove di protesta in Cina in occasione del ventesimo Congresso del Partito, l’evento più atteso e importante degli ultimi anni.

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