I PARTITI IN VIA DI ESTINZIONE PENSANO A LISTE CIVICHE NAZIONALI

di FABRIZIO DAL COL

Dopo la débâcle elettorale delle amministrative, il segretario del PDL Angelino Alfano si affretta ad annunciare l’arrivo di una grande novità politica. Quale sarà tale grande novità politica ancora non è dato sapere, ma ci vuol poco ad immaginare che altro non potrà essere se non un contenitore in grado da una parte di soddisfare gli appetiti interni e le ricandidature in vista delle prossime elezioni politiche, e dall’altra di remunerare politicamente chi invece non è d’accordo nel salvare e riciclare il “vecchiume” politico. E’ infatti risaputo che in questi anni il partito del Cav. non è stato capace di radicarsi nei Comuni, questo perché le correnti nate all’interno della dirigenza mal digerivano i congressi locali. Ecco che allora i militanti pidiellini, spodestati da quello che doveva essere invece il loro ruolo naturale, hanno dovuto giocoforza svolgere la stessa funzione che svolgono i comitati elettorali negli Stati Uniti, che si organizzano e strutturano per una campagna elettorale, ma subito dopo la competizione si eclissano fino alla successiva tornata elettorale.

La Lega Nord, ex alleato fedele del PDL, dopo la clamorosa sconfitta elettorale patita nelle sue roccaforti, invece di analizzare i veri motivi della disfatta si rifà ai giochetti della prima repubblica e, assolvendosi dal fallimento politico, aspetta di vedere ciò che potrà accadere sulla base dell’esito dei suoi congressi. Nel frattempo l’attendismo in casa leghista sembra essere diventato la soluzione idonea a refrigerare i bruciori della scoppola elettorale, e la scelta di scaricare le responsabilità del disastro politico verso le inchieste giudiziarie che vedono coinvolto il partito sta diventando  ogni giorno di più l’unico strumento di difesa. Per quanto riguarda il futuro, il Carroccio sta sempre più pensando ad una nuova linea politica che oggi appare poter essere il modello Verona, dove le liste civiche, oltre a recitare  un ruolo di spicco, sono state anche determinanti per la vittoria di Tosi.

Sul fronte del Terzo polo proprio pochi giorni fa  il Leader dell’UDC Pierferdinando Casini,senza pensarci due volte, ha seppellito definitivamente il progetto  fino ieri ritenuto una vera alternativa. Egli infatti, diversamente dal PDL e dalla Lega, non propendendo il sostegno di liste civiche per il suo partito, ha deciso di cambiare  strategia e, forte del sostegno senza se e senza ma fin qui dimostrato al premier Monti, mira ambiziosamente a far nascere il grande Centro o, in alternativa, a ricostruire un nuovo pentapartito di unità nazionale che possa sostenere, alle elezioni del 2013, un nuovo governo con candidato alla presidenza del consiglio il premier uscente Monti.

Sulla sponda del centrosinistra il Pd è  affaccendato a festeggiare la vittoria di queste amministrative, mentre l’IDV dell’ex magistrato Antonio Di Pietro lancia un allarme e fa sapere a Vendola e Bersani che va rinsaldato l’accordo raffigurato dalla famosa foto di Vasto. Ma date le manovre politiche in corso, il leader del PD ha capito che rinsaldare l’accordo di Vasto significherebbe lasciare il pallino in mano a Casini: l’ex delfino di Forlani sta infatti lavorando alacremente sul versante degli ex alleati del centrodestra allo scopo di relegare tutto il centrosinistra all’opposizione.

In tutto questo scenario appare evidente che la vere necessità che accomunano tutti i partiti nazionali sono da un lato non finire spazzati via dagli italiani e dall’altro, proprio per evitare tale prospettiva,  trasformarsi alle prossime elezioni da partiti a liste civiche nazionali. In ogni caso una rapida riforma della legge elettorale che veda l’ accordo tra tutto il centrodestra e tutto il centrosinistra in questi ultimi mesi di legislatura è vista, da ciascuno dei due schieramenti, come fondamentale per salvare le rispettive baracche. Se la priorità della suddetta riforma andrà nella direzione di salvare il vecchio armamentario politico, sarà inevitabile immaginare una legge elettorale proporzionale mista, ovvero con una quota di maggioritario come in vigore negli anni 90 e con la possibilità per le liste civiche nazionali di far nascere liste  gemelle negli enti locali, concedendo a esse il ruolo di decidere le candidature in cambio del sostegno alle gemelle nazionali.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

10 Comments

  1. Riprendo il discorso: qua al nord ci siamo meridionalizzati, quindi siamo culturalmente inferiori ai veri meridionali, quindi siamo perdenti. Grazie a tutto l’apparato romano-levantino dove tutto si può ottenere grazie alla furbizia e al compromesso fra le persone( un favore a te un favore a me) che ha diffuso questa mafiosità.
    Ma dove eravamo noi veri Settentrionali con la testa quando ci hanno inoculato questo veleno?
    Abbiamo perso per sempre la cultura del lavoro e della meritocrazia? Ci siamo italianizzati del tutto?

    • Purtroppo si, e’ la nostra natura caratteriale, dobbiamo solo produrre, alla gestione delle risorse pubbliche ci pensano i meridionali ben inseriti nelle pubbliche amministrazioni del settentrione. Proviamo a modificare questa incresciosa situazione?

  2. Avremo nuove formazione politiche di grande spessore morale:
    – il PD sarà il Movimento dei Rifatti
    – il PDL rinascerà come Lista dei riciclati
    – l’UDC diverrà Unione dei falsi
    – l’IDV sara Italia dei Trucchetti
    – la Lega non legherà più nessuno
    – tutti gli altri si arrangeranno come possono con Liste verginali composte da personaggi appena usciti dai Santi Sepolcri dell’Onestà

  3. Cavalcare l’onda del successo, lo ha fatto anche il nostro direttore Marchi, e’ una caratteristica dell’italiotismo imperante ed inquinante della cultura e identità settentrionale. Basta scorrere i dati nazionali, pubblicati ieri dall’Istat, per rendersi conto dell’arretramento economico e sociale delle collettività, tanto diverse, ma accomunate da un vizio di fondo: i rappresentanti dei partiti italiani, ivi compresa la Lega Nord, non hanno saputo dire ai cittadini la verità: la crisi finanziaria, economica e sociale che ha colpito tutti i “paesi occidentali” ha cause moltepliche e complesse di natura “globale”, per i paesi mediterranei, definiti cicale o piigs, la situazione e’ risultata ancora piu’ grave. Le proposte dei maggiori partiti italioti e’ rimasta traballante tra un rigorismo necessario e una demagogia sparsa a piene mani, soprattutto da illusionisti di professione come Berlusconi, Bossi e Grillo, con ricette miracolistiche da teleimbonitori da salotto. Immaginando di avere una Lombardia indipendente sul modello Svizzero, con il recupero di 15 mld di euro rapinati a favore del sistema Italia, nulla ci induce a pensare che,in siffatta auspicabile soluzione, la politica economica possa allontanarsi dal sentiero intrapreso da Mario Monti, già impantanato nella palude romana. Il rigore della politica fiscale non e’ un optional ma un must, una scelta dolorosa intrapresa giustamente dai paesi del nord Europa. Se ci siamo meridionalizzati, con tutti i nessi e connessi di una cultura levantina, la responsabilità e’ soprattutto nostra, rimediare si “deve” senza dimenticarsi le virtu’ dei nostri padri: lavorare di più’, meglio e a minor costo. Tutto il resto bisogna lasciarlo ai comici e a qualche burlone di direttore in cerca di un po’ di ascolto gratuito.

    • I nostri padri, non so il tuo, hanno combattuto per avere un mondo migliore ed una società migliore che non assomiglia neppure lontanamente a quella attuale e tutto ciò dovrebbe insegnare che se voui cambiare in meglio, devi pensare, avere nuove idee, nuovi modelli e combattere per attuarle.
      Se invece non sei pronto, preparato e/o privo di coraggio puoi optare per lo schiavo, lavorare dall’alba al tramonto come i tempi che furono, sperando che anche gli altri non facciano altrettanto, in qual caso ti ritroveresti al punto di partenza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

DON MILANI INDIPENDENTISTA: "SERVONO 20.000 SAN MARINO".

Articolo successivo

LA LEGA 2.0 VUOL MOLLARE ROMA, MA DENTRO E' UNA POLVERIERA