I GIUDIZI “LECCA LECCA” DI REGUZZONI SUL TROTA E LA MANUELA

di GIANLUCA MARCHI

“Ed è per questo che i nostri militanti veri, fuori da logiche di potere e di palazzo, vedono in Renzo una speranza per il futuro. Uno così non può tradire, non può vendersi, pensano a ragione”.

“Su tutti, noti e meno noti, si staglia però una figura fondamentale, che in parte rappresenta ed è senza dubbio la sintesi del vero militante leghista. Noi la chiamiamo ‘la Manuela’: da sempre compagna gentile, silenziosa e riservata del leader, gioca al suo fianco un ruolo in cui solo la storia chiarirà un giorno la centralità, spazzando via maldicenze e dicerie che i nemici della Lega si divertono a inventare”.

Che vi suggeriscono queste due valutazioni? Forse che le abbia inventate sui due piedi per prendere in giro qualcuno? Niente di tutto questo: queste due frasi celebrative, in un certo senso profetiche ma all’incontrario, sono contenute in un libro che sta attualmente nelle librerie. Si tratta di “Gente del Nord”, un volume edito da Rizzoli e scritto da Marco Reguzzoni, parlamentare della Lega e fino a poco tempo fa capogruppo alla Camera del Carroccio. Che dire? Non c’è altro da aggiungere: queste parole sono come pietre lette adesso che stiamo scoprendo tutto quanto avveniva nella Lega ridotta a ditta familistica. Parole come pietre che rischiano di ritorcesi contro chi le ha scritte, sprofondandolo un tantino nel ridicolo. E il protagonista deve rendersene conto, tanto che in questi giorni è letteralmente scomparso dalla scena.

Nubi minacciose si addensano intanto, oltre che su Rosy Mauro, sul Trota. Il segretario provinciale di Brescia della Lega Nord Fabio Rolfi, non ci sta a far passare la sua Lega come ladrona, tant’è che il prossimo 16 aprile, in occasione della  riunione del direttivo provinciale Rolfi chiederà di espellere dal Carroccio l’assessore regionale allo Sport Monica Rizzi e il suo figlioccio politico Renzo Bossi. La dichiarazione di “guerra”  arriva dalle pagine del dorso bresciano del Corriere della Sera dove il vicesindaco Rolfi ha spiegato: “È una decisione che spetta agli organismi superiori, ma io proporrò al direttivo di chiedere l’espulsione dal movimento di tutte quelle persone che sono state coinvolte in questa vicenda. Vicenda dove la Lega è parte lesa e per la quale qualcuno deve pagare”.

Non intende guardare in faccia nessuno Fabio Rolfi, secondo la consegna di Maroni, ne che si tratti della bresciana Monica Rizzi ne tantomeno che si tratti del figlio del senatur, Renzo Bossi. Una sorta di pulizia dalle mele marcie, che un maroniano come lui invocava da tempo. Almeno da quando il senatur aveva deciso di candidare il Trota alle regionali e gli aveva affiancato la tutor Rizzi che l’ha seguito durante tutta la campagna elettorale. Gli screzi e le schermaglie tra maroniani e cerchisti sembra essere inizata proprio li, quando auto di lusso e gossip sono entrati a far parte del Carroccio e la maggior parte dei militanti bresciani e bergamaschi non hanno gradito. Rolfi la spiega così sulle pagine del Corriere: “Umberto Bossi ha peccato di amore paterno – ha sottolineato il vicesindaco di Brescia – in questa vicenda c’è anche il dramma umano di un padre e di un marito. L’unica cosa che rimprovero a Umberto è non aver ascoltato chi lo metteva in guardia da certi comportamenti e personaggi. Ora però chi ha sbagliato deve pagare”. Che si tratti di un membro della “family” o un qualsiasi altro militante, Rizzi compresa.

EVA KLOTZ: SONO MOLTO DELUSA, PENSAVO BOSSI FOSSE PULITO

«Sono anche molto delusa… Credevo che uno che si era messo tanto contro i partiti tradizionali fosse pulito». Così Eva Klotz, consigliere regionale del Trentino Alto Adige e figura emblematica del separatismo suedtirolese, commenta all’Adnkronos l’inchiesta che ha travolto la famiglia Bossi e la Lega. «Noi, pur avendo conoscenze, non abbiamo mai aderito alla politica della Lega – ha aggiunto Klotz che si trova a Praga in vacanza- venti o venticinque anni fa eravamo federati con lui nel gruppo federalista con sardi e valdostani. Dopo lui ha avuto grande successo con la sua politica, ma è entrato a far parte della coalizione di potere, seguendo una strada che non abbiamo seguito». «Insomma, noi abbiamo mantenuto la nostra linea. Ripeto – prosegue Klotz – è deludente che anche lui e il suo partito siano stati catturati dal potere e dai favoritismi e dalla corruzione che esso comporta, e me ne dispiace. Aspettiamo di vedere cosa succede più avanti, perchè per esprime giudizi è meglio aspettare come evolve la situazione».

I SARDI: IL SENATUR TORNERA’ PERCHE’ SENZA DEI LUI LA LEGA NON ESISTE

Diversa la posizione del di Daddore Meloni, leader del Partito Indipendentista Sardo (Repubblica Malu Entu): «Dimettersi è stato intelligente perchè ora tutto si raffredda, in attesa del congresso federale di ottobre e il Governo rimarrà con le sue gatte da pelare e con la recessione che avanza. Il leader leghista dopo che si sarà leccato le ferite e dopo che avrà sistemato tutti i problemi di famiglia – aggiunge Meloni – tornerà certamente in corsa con il sostegno di tutte le frange leghiste: questo perchè la Lega senza di lui non esiste, è un simbolo di cui il partito e i suoi componenti non possono fare a meno». Secondo Meloni ora «prenderà più forza e potere la parte più estrema del partito, più indipendentista e anti istituzionale, coloro che come noi vogliono la secessione da Roma». E ancora per Meloni «l’Italia tra quattro anni sarà come la Spagna, la Grecia o il Portogallo adesso anche perchè al resto dell’Europa, la Francia e la Germania in particolare non interessa la situazione italiana e cercheranno di farci fare passi falsi. Sarebbe meglio – conclude Meloni – tornare alle origini, a 200 anni fa quando il Paese era diviso in tre parti il Nord, il Centro e la parte borbonica. Credo che in questo modo si risolverebbero tanti problemi anche in ambito europeo».

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