I DEPUTATI, QUATTI QUATTI, NON SI TAGLIANO IL VITALIZIO

di REDAZIONE

La riforma delle pensioni che porta il nome della ministra Fornero, ed è contenuta nel cosiddetto decreto salva-Italia, introduce per tutti i cittadini l’innalzamento dell’età pensionabile eal metodo contributivo di calcolo per la pensione. Una stangata che ha costretto decine di migliaia di lavoratori a rinviare di anni l’uscita dal lavoro (pur avendo raggiunto i requisiti), o ad accontetarsi di una pensione più magra.

Ma questa riforma vale per tutti? In teoria, sì. Ma in pratica no. Perché a tre mesi dal varo della nuova legge, emerge che i deputati, a differenza di tutti gli altri, si sono concessi l’applicazione di un metodo di calcolo misto retributivo-contributivo (quello della rifroma Dini, ora abrogata), con il quale salvano i diritti acquisiti al 31 dicembre 2011, derogando dalla nuova norma, e si assicurano il vitalizio tanto agognato, che appunto non verrà calcolato sulla base dei soli contributi versati, ma secondo il vecchio sistema. I deputati saranno perciò gli unici privilegiati a godere del vitalizio vecchia maniera, a meno che non optino volontariamente  per la scelta del nuovo metodo di calcolo del trattamento previdenziale, come stabilisce una clausola-beffa inserita nel documento licenziato dalla commisione. Ma alzi la mano chi conosce qualcuno, fra i parlamentari italiani, che possa decidere di sua volontà di autotagliarsi la pensione. Non c’è neppure bisogno di aspettare un conteggio. L’ennesima presa per i fondelli per i cittadini sudditi…

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