I Benetton escono da Autostrade con buonuscita. E con i nostri pedaggi. Manutenzione? Ci penseremo noi…

“Signori Benetton, oggi per voi si presenta un’occasione. Non per cancellare quanto e’ accaduto, ma per tentare di alleviare una ferita (per questo non basta un’intervista sui giornali!): da Autostrade i Benetton negli anni hanno incassato almeno tre miliardi di dividendi. Oggi siete riusciti a salvare il valore della vostre azioni: se venderete incasserete quasi 3 miliardi. Fate un gesto concreto. Destinate una parte di questo tesoro per risarcire la Liguria e i liguri che dalla gestione di Autostrade sono stati messi in ginocchio”. Lo scrive in una nota il consigliere regionale ligure Ferruccio Sansa (lista Sansa), gia’ candidato alla presidenza per il centrosinistra. “Fatelo per rimediare almeno un poco a uno dei disastri piu’ gravi dell’Italia moderna. Fatelo anche per voi. Dopo tutto quello che e’ successo, uscire di scena con le tasche gonfie di miliardi sarebbe un pessimo modo di chiudere una storia” conclude Sansa.

“Atlantia sale ancora in borsa, arrivando a recuperare il 50% rispetto a marzo 2020, guadagnando il 7% solo negli ultimi tre giorni di borsa. Normale, visto che – fatti i conti – se va in porto la cessione del suo pacchetto di Aspi a Cassa Depositi e Prestiti, incasserà oltre 7 miliardi più di quanto le spetterebbe se lo Stato si avvalesse della possibilità di recesso dettagliatamente prevista dalla Convenzione Unica del 2007. Non è certo un caso che nell’assemblea degli azionisti di ieri abbia votato a favore della cessione anche Tci, il fondo inglese da sempre contrario all’offerta di Cdp”. Lo dichiara Lucio Malan, senatore di Forza Italia. “La cifra di 2,4 miliardi di cui si parla è solo una piccola parte di quanto realmente si avvantaggerà Atlantia, perché lo Stato si accolla anche circa 9 miliardi di debiti fatti a suo tempo da Aspi per aumentare i dividendi, i 3,4 miliardi stimati come danni a terzi per il disastro del Ponte Morandi e altro ancora. Come ha evidenziato la lettera del presidente della Commissione Finanze del Senato Luciano D’Alfonso all’Autorità di Regolazione sui Trasporti, la differenza sarebbe di 7,3 miliardi, nell’ipotesi che nell’eventuale contenzioso in tribunale lo Stato perda sempre. Giustamente gli azionisti hanno votato nel loro interesse. Al Governo tocca ora fare gli interessi del Paese che, mettendo finalmente a gara la concessione una volta revocata ad Aspi, potrebbe ricavare, altre decine di miliardi da investire in infrastrutture, non necessariamente sulla rete oggi oggetto della Convenzione con Aspi”.

 

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