HOTEL E RISTORANTI, FIERE E CULTURA SETTORI PIU’ COLPITI

Esclusi ristoranti, bar, alberghi e le attività che ruotano attorno al settore turistico, i comparti che più degli altri si trovano in affanno e chiedono un sostegno economico particolare sono innanzitutto fieristi e ambulanti, in particolar modo quelli con posteggi presso le aree interessate da eventi e stadi, ma anche attività culturali e spettacolo (cinema, musei e teatri) ai primi posti. Lo rileva la CGIA il giorno dopo il via libera del governo al decreto Sostegni da 32 miliardi. A seguire i settori più colpiti sono, secondo le rilevazioni della CGIA, il commercio al dettaglio (in particolar modo abbigliamento e calzature); cura della persona (barbieri, parrucchieri e centri estetici); eventi (concerti, congressi, matrimoni, cerimonie, etc.); sport, tempo libero e intrattenimento: come palestre, piscine, discoteche, feste di paese, parchi divertimento e tematici (incluse le attività dello spettacolo viaggiante); trasporto persone (taxi, autonoleggio con conducente e bus operator). Inoltre com’era prevedibile, nelle 11 regioni che attualmente si trovano in zona rossa, prolifera il lavoro nero e l’abusivismo. Uno dei settori più colpiti è sicuramente il settore del benessere. La chiusura per decreto dei centri estetici, dei barbieri e dei parrucchieri ha dato una grande spinta a chi – armato di creme, lamette, forbici e con il phon in valigetta – gira per le case private praticando abusivamente queste attività, violando ogni limitazione alla mobilità e tutte le norme in materia di sicurezza.

Oltre a denunciare la mancanza di controlli da parte delle forze dell’ordine, la CGIA segnala che la cosa paradossale di tutta questa vicenda è che lo stop imposto alle attività regolari – dove tutto era tracciato, si lavorava solo per appuntamento, non c’erano assembramenti e ogni operazione era sottoposta a rigorosi protocolli di igiene introdotti ben prima dell’avvento del Covid – lascia ora enormi spazi agli abusivi che girano tranquillamente per le abitazioni delle clienti. “Una piaga, quella del lavoro nero, che avvicinandosi alle festività pasquali è destinata ad aumentare ulteriormente e rappresenta non solo una concorrenza sleale nei confronti dei professionisti di questo settore, ma anche un grosso rischio per la tutela della salute pubblica”, conclude CGIA.

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