Non vi aspettate che il governo, risolva i vostri problemi

di CLAUDIO ROMITI

Friedrich von Hayek, tra i suoi molti meriti, ha espresso con estrema chiarezza le caratteristiche e i limiti dell’azione politica. Con il termine di costruttivismo il grande premio Nobel austriaco ha definito in modo efficace una delle maggiori illusioni, gravida di lutti e sciagure, dell’epoca moderna, installatasi nella mente dei più come una credenza granitica. In sostanza, l’idea che l’intera realtà umana derivi da un atto deliberato della stessa sfera politica risulta assolutamente predominante.

Ciò è dimostrato dalla surreale campagna elettorale che si è appena conclusa. Praticamente tutti i soggetti in lizza hanno fatto a gara nel portare avanti proposte e ricette con le quali plasmare a beneficio del “popolo” tutti gli aspetti della loro esistenza. Promettendo di risolvere ogni problema, dalla culla alla tomba, i vari uomini della provvidenza hanno, probabilmente in modo inconsapevole, reso ancor più distruttiva la vera e propria trappola democratica in cui sta letteralmente sprofondando l’intero sistema sociale. Trappola democratica che, proprio basandosi sulla citata distorsione costruttivistica, funziona come una sorta di buco nero, ingoiando le migliori risorse umane e materiali della società al fine di sostenere una impalcatura politico-burocratica sempre più  estesa ed invasiva. Ed è proprio sul fallimento scritto nelle cose, al di là del tasso di corruzione presente nei singoli partiti, dell’illusione costruttivistica che trae molta forza il dilagante movimento di Beppe Grillo.

Prescindendo dai punti programmatici di una proposta a dir poco confusa, quello che sta facendo crescere le fortune elettorali del M5S è il suo preciso posizionamento contro i partiti tradizionali, accusati sostanzialmente di non realizzare ciò che Hayek riteneva impossibile da parte degli eletti: il paradiso terrestre per tutti. Ed al fondo, nella logica elementare di chi, educato a pane e costruttivismo, ritiene fermamente che i politici debbano comportarsi come puri sacerdoti del bene comune vi è il tentativo, legittimo ma dannatamente infantile, di sostituire in prima persona chi non è riuscito ad imbandire la tavola sociale con ogni ben di Dio.

Al grido “prendiamoci da soli tutte le cose che una casta di ladri tiene per sè”, le truppe dell’altra-polica viaggiano veloci verso il burrone del nulla, non capendo che l’unica strada per risolvere i problemi, dando un futuro ai propri figli, passa per una drastica riduzione delle competenze di una politica la quale, soprattutto sul piano economico, fallisce regolarmente tutti i suoi obiettivi dichiarati. E da questo punto di vista noi libertari auspichiamo l’unica forma di governo che funziona, quello che governa il meno possibile. Ma non mi pare che in questa spernacchiante campagna elettorale vi sia stato uno straccio di lista che abbia detto con chiarezza ciò che un grande presidente americano aveva intuito qualche decennio addietro: “Non vi aspettate che il governo risolva i vostri problemi, poichè è lo stesso governo il problema”.  Hayek docet invano.

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