GRILLO VOLA VERSO l’8%, LA LEGA DATA TRA 7 E PERSINO 4%

di GIANMARCO LUCCHI

Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo guadagna oltre tre punti in soli due mesi, secondo il Barometro politico Demopolis-l’Espresso: era al 4,5 per cento in febbraio, sale verso l’8 con l’avvicinarsi del voto del 6 maggio, in ascesa negli ultimi giorni rispetto ad altri sondaggi che comunque lo classificavano ormai sopra il 6%. L’opposto di quanto succede alla Lega: era al 10,4 in febbraio, precipita al 7 oggi. Ma nei giorni scorsi sono circolati sondaggi che danni il Carroccio da un 7,5% ancora accettabile addirittura al 4% (Tecnè: Pd 26%, Pdl 23%, Idv 8,5%, Udc 8%), il peggiore in assoluto mai registrato ultimamente, ben sotto il 6% che veniva considerato da molti sondaggisti come lo zoccolo duro sotto il quale il Carroccio non sarebbe mai sprofondato. Il fatto è che una spinta eventualmente positiva della pulizia interna, che secondo alcuni rilevamenti sembrava accreditare una possibilità di recupero per la Lega, ogni giorno è in qualche modo appesantita dalle rivelazioni che escono a ciclo continuo: negli ultimi due giorni le notizie più clamorose hanno riguardato il dossier su Maroni e la casa in affitto di Calderoli, che accreditano l’immagine di un “puttanaio” dove i vari galletti cominciano a beccarsi l’uno con l’altro.

La crisi della Lega è testimoniata anche dall’analisi dei flussi elettorali tra il 2010 e il 2012. Su 100 elettori leghisti (due anni fa erano 3 milioni) 55 affermano di voler confermare il loro voto, 33 si dichiarano potenziali astenuti o incerti, 12 si orientano a scegliere un altro partito: il Pdl o Grillo. In buona compagnia: solo un italiano su quattro dichiara di scegliere volentieri alle prossime amministrative un partito tradizionale. Gli altri preferiscono votare per una persona o per una lista civica. Queste le intenzioni di voto fotografate dal sondaggio: Pd 26,0%. Pdl 23,0%. Idv 8,8%. Udc 8,3%. M5S 7,5%. Sel 7,2%. Lega 7,0%. Fli 3,7%. Prc 2,0%. Altri 6,5%. I trend elettorali del Movimento 5 Stelle di Grillo evidenzia una crescita costante e in rapida accelerazione. Rispetto al 2,5% di giugno 2010, M5S era salito al 3,6% nel luglio 2011 per poi avere un leggero calo al 3,2% nell’ottobre successivo. A quel punto è però cominciata una salita al 4,5% nel febbraio 2012, divenuto il 7,5% odierno. La Lega era invece partita nelle politiche 2006 con il 4,6%, poi salita all’8,3 nelle politiche 2008 e al 10,2 nelle europee 2009. Nel marzo 2010 il picco al 12%, calato nell’ottobre 2011 all’8,7% e poi risalito nel febbraio 2012 al 10,4%. Poi il crollo dopo il caso Belsito, con l’attuale 7%.

Per rimediare all’onadata di discredito che colpisce i partiti e di antipolitica che rischia di annientarli, i vari protagonisti del teatrino italico stanno cercando di correre ai ripari. Si è saputo di un recente incontro fra Silvio Berlusconi e Luca Cordero di Montezemolo nel corso del quale si sarebbe ipotizzata, per le prossime politiche, una sorta di grande lista civica nazionale, guidata probabilmente dal presidente della Ferrari, e appoggiata da quel che resta del Pdl.

Ma Montezemolo è circuito anche da Casini, che ha azzerato i vertici dell’Udc per dar vita, insieme a Fini, Rutelli e a qualche ministro tecnico del governo Monti, al Partito della Nazione, nome che però non piace a Bocchino. Al riguardo il commento più azzeccato ci è sembrato quello di Nichi Vendola, che a proposito dell’evoluzione del Terzo Polo ha detto: «Tanti piccoli cespugli alla ricerca di qualche grande protagonista. Molti personaggi in cerca d’autore».

Insomma, la confusione sotto il cielo è vastissima, la paura dei signori del vapore fa novanta. Mai come adesso, probabilmente, è il momento per assestare colpi decisivi a questo Stato in dissolvimento in un Paese morente.

 

 

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