GRILLO, I PICCOLI MOVIMENTI E IL BIVIO DELLA POLITICA

di OSCAR STRANO

Mi scuso in anticipo per la similitudine volgare che andrò a fare, ma è facilmente comprensibile e quanto mai azzeccata per analizzare la situazione italiana alla luce delle prime amministrative dopo l’insediamento di un governo che poco ha a che fare con la politica. E’ in dubbio che l’osservazione più banale e scontata che si può definire è “la sconfitta della politica”, cioè dell’unica politica possibile secondo i mass media “politicamente corretti”. In secondo luogo bisogna sottolineare l’insediamento istituzionale del fenomeno Grillo, unico vero vincitore di questa tornata elettorale. Giusto per definire la volgarità che ho menzionato all’inizio: come possiamo stupirci dei risultati del movimento del comico? Grillo è come la carta igienica, naturalmente usata in una società che per gli specifici bisogni l’adopera. C’è, ed è una cosa che in casa non potrà mai mancare, solo che adesso è usata “un po’ di più”, perché l’utente (in questo caso la classe dirigente) non la usava da molto tempo e l’odore nauseante cominciava a far allontanare tutti coloro i quali gli stavano vicino (leggi: l’elettorato).

In termini più consoni, il Movimento 5 Stelle, ha questa funzione: dare un monito alla classe politica, strillandole che è il momento di “depurarsi”. Oggi l’arte della demagogia in senso antico, cioè la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, non è più in mano ai grandi partiti tradizionali, ma è prerogativa dei piccoli movimenti. E in uno stato dove l’elettore ha sempre votato con la filosofia del “meno peggio” non è granché confortante. Perché, direte voi? Ve lo spiego subito: ad oggi un partito che entra in parlamento con una timida presenza, non può che essere un partito succube dei suoi avversari e non rispondente ai suoi elettori. E ciò non fa altro che aumentare lo stato di putrefazione sociale nel quale siamo immersi fino al collo. Come buttare benzina sul fuoco, sostanzialmente.

Grillo, da astuto demagogo qual è, avrebbe dovuto non presentarsi alle elezioni e incitare il suo elettorato (e chi lo ascolta) all’astensione dal voto; solo così avrebbe dato un segnale realmente disperante alla classe politica “tradizionale” e all’Europa, che ci osserva con ansia. Seppur i dati sull’astensionismo siano molto alti, i mass media tengono conto in maniera assai spropositata dei piccoli movimenti che entrano nelle varie amministrazioni locali (qui in Italia) e nei parlamenti nazionali (in Francia e Grecia, ad esempio). Inizia subito, quindi, la fase di delegittimazione ai danni di questi piccoli movimenti che, nel bene o nel male, sono gli unici ad essere a contatto con la gente, che impegnano tutta la loro buona volontà nel farsi conoscere, a differenza dei grandi partiti che dell’elettore, oramai, non tengono più conto.

A differenza delle analisi “politically correct”, credo che parlare di antipolitica sia un errore: l’astensione dal voto è segno di una rinata coscienza civile e sociale, in questo momento. Mi è capitato di domandare a una signora quale partito politico avrebbe votato, e mi sono sentito rispondere: “Voterò un partito che fa politica realmente. Quindi nessuno”. Chi si ostina a votare, e a farlo in maniera precipitosa, allargando le crepe nella già instabile coesione sociale italiana, s’illude inutilmente di vedere il cambiamento. Così facendo stiamo creando governi locali e nazionali deboli, incapaci e con una speranza di vita molto corta. E si sa, con governi di questo genere, impotenti e spesso corrotti, le ricchezze dei popoli diventano un’ancor più facile preda degli scialacquatori. Ancor più ho detto, e lo sottolineo, perché anche con governi apparentemente forti (vedi gli ultimi governi di Berlusconi, arrivati in parlamento con grandi maggioranze) i più che noti “speculatori” si sono abbuffati dei nostri “gioielli nazionali”, come industrie strategiche, fondi pensione e chi più ne ha più ne metta. La corruzione esiste, e quella politica è una delle piaghe più fastidiose. Ma è logico pensare che queste modalità predatorie, con governi deboli, siano ancor più diffuse.

Dunque il mio è un appello ai piccoli movimenti. Piccoli per adesso, ma se astuti, lo saranno ancor per poco. Bisogna creare grandi coalizioni, vasti fronti popolari, uniti e solidi, che possano contare su grandi numeri, così da sfondare le porte del parlamento con forza (forza politica, s’intende) e imporre la loropropria politica, ovviamente condivisa, con determinazione. Perché la soluzione a questa fase d’inerzia è la determinazione della politica. Perché dev’essere la politica, cioè l’arte di governare in armonia con i popoli, a dettare le regole all’economia, e non viceversa.

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

EVA KLOTZ: NO AL RADUNO ALPINO A BOLZANO

Articolo successivo

MIGLIO, RENZO BOSSI E "L'ASINO DI BU-TIRANA"