Grillo è il futuro, ma il vero cambiamento è la riforma dello Stato

di FABRIZIO DAL COL

Grillo sta già cambiando la politica italiana e lo sta facendo senza guardare in faccia a nessuno e senza nessun sconto. Prima del voto i partiti tradizionali hanno cercato in tutti i modi, senza peraltro riuscirci, di invitarlo al confronto e al dibattito televisivo, e quando hanno capito che Grillo non sarebbe mai venuto meno alle sue regole, ovvero a quelle regole che non prevedono il confronto per non dar man forte al teatrino della politica, per non aumentare il suo consenso hanno pensato bene di evitarlo e di non attaccarlo. Accortisi immediatamente di aver commesso un errore, il centrodestra, il centrosinistra e la lista Monti, per attaccare nuovamente il leader del M5S, hanno preferito utilizzare una via più pesante tacciandolo di catastrofismo e di populismo, senza però nemmeno rendersi conto che così facendo avrebbero ulteriormente alimentato il consenso del M5S. Una tattica, quella praticata dagli avversari di Grillo, ininfluente e fallimentare, e anche se da una parte sarebbe dovuta servire a limitare i danni, dall’altra ha persino stranamente visto  molti cittadini sostenerli  più del dovuto: contrariamente alle attese gli stessi  hanno invece consapevolmente preferito rivotare coloro i quali sono stati i veri responsabili del disastro economico finanziario italiano.

Alla luce di tutto ciò, la situazione in cui si è cacciata l’Italia ora è di non ritorno, dove la scusa della ingovernabilità  verrà presto scaricata dalle forze politiche tradizionali sul M5S, per essere poi utilizzata come grimaldello quando  ci sarà da accusare Grillo come unico vero responsabile di inevitabili ripercussioni finanziarie. E tuttavia Grillo oggi è il massimo interprete della volontà di un vero cambiamento, ma molto presto dovrà anche chiarire una volta per tutte e in modo inequivocabile a quale cambiamento pensa.  Oggi più che mai Grillo ha il dovere di guardare in faccia alla realtà, ovvero dovrà rendersi definitivamente conto che, al netto della corruzione e del centralismo,  tutti gli stati unitari presenti in Europa costano più del doppio degli stati  federali ma soprattutto, dovrà prendere coscienza che nessuno oggi è più in grado di mantenere tali strutture statuali. Se Il M5S vuole un vero cambiamento, dovrà per forza pensare alla madre di tutte le riforme, ovvero a riformare completamente lo Stato unitario italiano. In sostanza, per rifondare interamente tutto l’ordinamento giuridico e costituzionale che conosciamo oggi,  Grillo dovrà pensare solo a una assemblea costituente e una nuova carta costituzionale, diversamente tutte le riforme che si potranno mettere in campo da qui in avanti non potranno che essere ancora una volta delle non riforme in quanto, mantenendo la centralità dello Stato, la burocrazia, la giustizia, la sanità e l’istruzione, e tutti gli apparati che concorrono all’apparato decisionale, finiranno con l’avere il sopravvento sul vero cambiamento.

La voglia di indipendenza che serpeggia in questi tempi  in tutta Europa, da un lato denuncia la chiara dimostrazione del fallimento degli stati unitari, mentre dall’altro è la prova della forte volontà popolare di riappropriarsi delle sovranità perdute. Grillo ha ragione da vendere quando sostiene che il movimentismo di tutta Europa vuole un grande cambiamento, ma dovrà anche prendere atto che la stragrande maggioranza di tale  movimentismo europeo ha una matrice politica precisa e definita che si chiama Indipendenza. Senza queste forze e queste trasversalità di comune futuro interesse non ci potrà mai essere una Europa che riconosce le sovranità popolari , ed è solo per questa ragione che l’Indipendenza è  la motivazione fondante per riformare interamente lo Stato, così come la stessa Indipendenza deve forzatamente originare dagli enti locali.

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