Grillo come Bossi del ’97: “Il nostro obiettivo è vincere e scioglierci…”

di GIANLUCA MARCHI

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Mentre tuona contro i media italiani, e mette in guardia i suoi dal fare la fine degli agnelli attratti dai lupi/giornalisti televisivi, Beppe  Grillo continua a parlare con la stampa estera: «Se falliamo, ci sarà la violenza nelle strade. Metà della popolazione non ne può più», ha dichiarato un’intervista rilasciata al Time nella sua casa in Toscana, parlando della responsabilità di cui è oggi investito il suo movimento. Al settimanale americano svela anche la sua visione: «Noi vogliamo il 100% del parlamento, non il 20% o il 25% o il 30%. Quando il movimento raggiungerà il 100%, quando i cittadini diventeranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. L’obiettivo è di scioglierci».

Quest’ultimo discorso non è affatto nuovo nello scenario politico italiano. Una quindicina di anni fa un politico altrettanto anomalo – almeno allora – sosteneva qualcosa di molto simile. Parlo ovviamente di Umberto Bossi e della Lega Nord sola contro tutti. Il 9 novembre 1997 si svolsero nei gazebo le elezioni per il primo Parlamento della Padania, quello che per alcuni mesi si sarebbe poi riunito a Chignolo Po. Si presentarono vari partiti: chi scrive fu eletto fra i Laburisti guidati da Marco Formentini, Leo Facco era alla testa di Padania Liberale e Libertaria, Matteo Salvini faceva parte dei Comunisti padani; in quel consesso entrò anche Benedetto Della Vedova, che allora militava nel Partito radicale e via discorrendo. Qual era il disegno bossiano? Essendo la Lega un movimento monotematico che aveva come scopo la trasformazione dello Stato centralista in Stato federale, una volta che l’obiettivo fosse stato raggiunto bisognava che ciascuno ritornasse alla propria famiglia politica di appartenenza. E il Parlamento di Chignolo serviva proprio a preparare questo terreno, oltre che a predisporre le bozze di una nuova costituzione in versione federale e confederale. Bozze che vennero presentate.

Il discorso aveva un suo valenza politica. Diceva in pratica Bossi: o la Lega ottiene il risultato per cui è nata e una volta raggiuntolo esaurisce il proprio compito e si scioglie, ma se non raggiunge il proprio obiettivo si deve ugualmente sciogliere dichiarando il proprio fallimento. Le cose, come sappiamo, sono poi andate diversamente: il Parlamento di Chignolo è stato archiviato alla chetichella, le bozze di Costituzione, che avrebbero dovuto essere votate dai cittadini padani, sono state rinchiuse in un cassetto a doppia mandata (una delle quali elaborata da Alessandro Storti), e il Carroccio ha cominciato il suo viaggio verso la trasformazione da movimento monotematico – che riuniva cittadini di estrazione politica assai diversa ma accomunati dallo scopo comune della rifondazione dello Stato – in partito classico, un percorso che ha portato la Lega a essere la più vecchia forza politica presente nel Parlamento italiano.

Le parole di Grillo di oggi ricalcano quelle di Bossi di allora, anche se la finalità è diversa. Il politico genevose parla infatti genericamente di quando “i cittadini diventeranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere”. A parte che bisognerebbe meglio esplicitare cosa significhi “i cittadini che diventano Stato”, la perplessità è d’obbligo, perché quando un movimento cresce e si consolida (e Grillo è andato ben oltre qualsiasi risultato mai immaginato da Bossi), e si accomoda sulle poltrone del potere, la tendenza inevitabile è quella di non mollare più la presa e di trasformarsi in un partito vero e proprio.

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