SALVERANNO LA GRECIA. PAGHERANNO I CONTRIBUENTI TEDESCHI!

di SALVATORE ANTONACI

Lo stato maggiore europeista ha dunque poco meno di un mese di tempo per riuscire a raddrizzare le sorti della baracca pericolante ed a scongiurare un tracollo che richiama alla mente analoghe vicissitudini del passato. Il 17 giugno, infatti, dovrebbe svolgersi il secondo tempo delle elezioni greche e ogni attenzione sarà, ancora una volta, spasmodicamente concentrata sull’epicentro di questo sisma finanziario di portata oramai non più solo continentale. Ce la faranno i capitani coraggiosi, almeno così un’ossessionante ed ossessionata propaganda di regime ce li dipinge senza alcun pudore, a compiere l’impresa ed a riportare l’armonia prestabilita in questo piccolo mondo burocratico di Pangloss?

L’impressione di chi scrive, da prendere con tutte le molle del caso e con ampia facoltà di rivalersi in sede di commento, è che, alla fine, un precario equilibrio verrà raggiunto anche se più o meno tutti converranno trattarsi nient’altro che di un rinvio, nemmeno troppo lungo, della catastrofe tanto temuta. La scommessa su un mutamento delle politiche rigoriste della Banca Centrale Europea e della Germania con il via libera contestuale all’ipotesi della crescita (in debito) è poco più di un esercizio di stile. Più difficile, ma forse nemmeno tanto, indovinare l’esito della disfida ateniese tra i partiti del no al memorandum-diktat dell’UE e la masnada di predoni istituzionali che ha condotto, non da sola sia chiaro, la terra di Omero sulle soglie di uno sfacelo epocale. Tutto, ma davvero tutto, sarà fatto in queste prossime quattro settimane per riconsegnare le chiavi del potere (solo apparente, va da sé) ai secondi. Dalle intimidazioni e le minacce in stile gangsteristico – mafioso alla tradizionale compravendita del consenso il fine giustificherà sempre e comunque i mezzi.

Quello che mi fa fiutare l’odore della beffa è proprio il corto circuito della democrazia rappresentativa che trova nella penisola ellenica la sua più clamorosa manifestazione. Con una percentuale di circa l’80% di greci favorevoli alla permanenza del proprio paese nell’area della moneta unica, il pronostico appare quasi scontato, nonostante la clamorosa ripulsa di due settimane fa. Basterà fare aggio sul pericolo mortale della bancarotta per convincere i riottosi elettori. A conferma che la strategia dovrebbe essere fruttuosa ecco già un primo poll pre-voto che restituisce la prima piazza virtuale a Nea Demokratia e qualche timida speranza ai derelitti socialisti. Numeri da confermare, naturalmente, ma significativi del clima di incertezza.

Un articolo del “Sole 24 Ore” è riuscito, l’altro ieri, a cogliere perfettamente l’importanza della posta in gioco: i greci dovrebbero capire, questo il senso, che le loro pensioni ed i loro stipendi vengono pagati con i soldi dei contribuenti europei. Ecco: non poteva esserci constatazione più evidente dello stato di sudditanza e parassitismo indotto dal malcostume diseducativo ed irresponsabile della macchina politica democratica. Proprio per questo motivo, come in un teorema geometrico, ne conseguirà il ritorno in forze di quell’establishment uscito con le ossa rotte dal primo turno. Insomma, è molto difficile che l’Eurotower decida davvero di scacciare dall’Eden il questuante: troppo grande l’opposizione, soprattutto da parte dei più importanti compagni di baldorie mediterranei (e non solo).

Resta un’incognita, una sola, che potrà far saltare il banco prima o poi. Non subito, magari, ma fra qualche anno. Ed è l’atteggiamento dei contribuenti tedeschi insofferenti verso l’operazione-Euro che molto ha giovato alla locomotiva economica teutonica, ma che inizia a gravare come un fardello sempre più opprimente per chi è chiamato a sobbarcarsi i debiti altrui. La metà di costoro vedono ormai l’Euro come fumo negli occhi e la maggioranza assoluta gradirebbe che Atene scontasse il fio delle proprie colpe. Per ora i mugugni e la protesta si sono incanalati dietro la innocua ascesa dei Pirati, ma è lecito pensare che, presto o tardi, prenderà forma un’opposizione politica al sistema artefice di questo ennesimo fallimento della vocazione imperiale tedesca. L’unico auspicio possibile da formulare è che la virtù dell’egoismo individuale prevalga alla fine sullo spirito nazionale comunitario da sempre foriero delle peggiori sventure dei popoli.

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