Grecia, privata dal diritto di vivere sulle spalle altrui

di ALDO MOLTIFIORIgrecia euro

A cavallo di quello sciagurato referendum con il quale i Greci hanno di fatto detto no all’Europa del lavoro, delle regole. e della responsabilità tutti, ma proprio tutti, in questo Paese sempre più bizantino (purtroppo anche in Lombardia) si sono dannati la loro nera anima per affermare che le ricette dell’austerità sono fallite! Ci hanno inondato di menzogne e di mistificazioni, sono troppo triviali per citarle tutte. Ne ricordo solo due fra le più gettonate. Primo: l’austerità tedesca imposta ad Atene ha creato sofferenze indicibili al popolo greco provocandone un doloroso impoverimento. Secondo: le riforme richieste in nome di quella austerità hanno creato maggiore disoccupazione, schiacciando così l’economia anziché farla crescere. Vi è una sola risposta, è politicamente scorretta ma moralmente l’unica veritiera: tutte balle e tutte menzogne!!

In realtà questa dissennata difesa della povera Grecia schiacciata dal peso del rigore, impedita nel suo più elementare diritto a vivere sulle spalle altrui, che “giustamente” reclama il taglio del debito così creato, etc, etc ha una sua motivazione ben occultata da tanto grido di dolore. Essa si chiama Italia! Ma di questo parleremo più avanti.

Come ho già detto nell’atto primo: la verità è spesso più amara di una cicuta, quella di Socrate per intenderci. Oggi nella Grecia post-ottomana che dell’Ellade non ha più alcun carattere, non vi è più alcuno che possa lontanamente assomigliare a Socrate.

Altrove questa dissacrata austerità ha dato i tanto conclamati nefasti risultati? Anche la Germania ha avuto i suoi momenti difficili specie quando si è trovata a di fronte al processo di riunificazione.  Nell’arco degli ultimi 25 anni la Germania si è resa protagonista di un risultato che nessun paese al mondo, né gli Stati Uniti, né la Cina, possono vantare. Attraverso un processo di riunificazione con la Germania comunista – uno sgangherato paese di 17 milioni di poveri reietti – e avendo avuto il coraggio di darsi riforme strutturali, talvolta quelle sì dolorose, è diventata la terza economia del mondo, sopravanzando e di molto lo stesso Giappone.

Solo un dato che aiuti a riflettere. Nel  1990 la FIAT correva testa a testa con la Volkswagen intorno al 10% di rispettiva quota del mercato dell’auto. Oggi la marca tedesca è da molto lontano la numero 1 del mercato europeo con il 24% di share, mentre la FIAT arranca nelle posizioni di retroguardia con un misero 6.7%. Non solo ma la Volkswagen è in corsa per diventare il primo produttore al mondo testa a testa con il gigante giapponese Toyota. Dal punto di vista produttivo mentre la Casa tedesca ha mantenuto la sua originale capacità produttiva sul suolo tedesco, moltiplicandola con nuovi impianti produttivi all’estero, La FIAT ha in pratica abbandonato l’Italia dichiarando esplicitamente che è impossibile fare industria competitiva nel nostro Paese.

A livello di Paese rimarcherò solo che il debito pubblico (oggi spocchiosamente chiamato “sovrano”) tedesco è al 74% del PIL, il quale PIL è peraltro cresciuto nel periodo della cosiddetta peggiore crisi economica dal 1929ad oggi in media del 1.7% con punte che hanno superato il 2%. Per contro il debito pubblico  Greco ha viaggiato a grandi folate verso il 180% e quello Italiano verso il 140%. Non parliamo del PIL di questi due Paesi che è sempre stato negativo con punte del meno 5% annuo per la Grecia.

Questi sono i fatti è tutto il resto è chiacchiericcio o panza nate volte solo a nascondere la verità.

(3 – segue)

 

 

 

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