/

Grande Nord, Reguzzoni: sorpreso da diluvio adesioni. Obiettivo rappresentare il 51% del Nord

grande nordGrande Nord, il movimento lanciato sabato a Milano dall’imprenditore Roberto Bernardelli, che ha raccolto i delusi del nuovo corso della Lega impresso dal segretario Matteo Salvini, “mira a rappresentare il 51% del nord”. Lo spiega all’Adnkronos Marco REGUZZONI, ex esponente del Carroccio, già capogruppo alla Camera della Lega e oggi imprenditore, tra i fondatori del neonato movimento. Nessun timore per un eventuale sbarramento al 5% previsto dalle nuova legge elettorale in incubazione: “avremo ben oltre il 5%”. Anzi, al limite, “resteranno fuori loro”. “Non sto scherzando. All’inizio ridevano anche di Bossi. E invece…”. D’altra parte, fa notare REGUZZONI, “la Lega non è più inclusiva da anni. In quanti hanno votato Salvini? In settemila, non di più”. A chi gli fa notare che alle primarie si sono espressi soltanto i militanti iscritti da almeno cinque anni, “non ce ne sono molto di più di sostenitori” assicura REGUZZONI. “La verità è che c’è tantissima gente che non aspettava altro”, aggiunge riferendosi ai tanti fuoriusciti e delusi che da tempo non si sentono più rappresentati. Delle oltre 1000 adesioni ufficializzate, REGUZZONI si dice “assolutamente soddisfatto, tanto più che soltanto oggi ne sono arrivate altre centinaia. Sono anzi un po’ sorpreso dal diluvio di richieste. Confesso che è inaspettato. Ora inizia un percorso che stiamo accelerando” per dotare il movimento di strutture e organizzazione.

Sui rapporti futuri con la Lega di Salvini, REGUZZONI spiega che ormai “ha scelto di rappresentare qualche cosa di diverso. E’ la Lega che è cambiata e non noi. Io resto liberale e federalista. La Lega di Salvini sostiene il contrario. Sono interventisti in economia, quasi socialisti e nazionalisti in politica. Noi vogliamo costruire qualcosa che sia anti parassiti”. Per quanto riguarda la elaborazione della nuova legge elettorale, REGUZZONI chiarisce: “non me ne frega niente. Si tratta solo del tentativo per conservare se stessi anche di fronte a un popolo che vuole cambiare”. Una legge elettorale che è finalizzata “a lasciarci fuori. Ma noi avremo altro che il 5%. Saranno loro (la Lega di Salvini) a restare fuori”. Una nota parzialmente positiva è rappresentata dal referendum, il cui decreto è stato firmato oggi dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni. Tuttavia, “si sarebbe potuto fare molto di più. E’ si un primo passo – nota – che però non porta da nessuna parte. Maroni avrebbe potuto avocare a sé le competenze previste dall’articolo V della Costituzione che offre uno spiraglio per legiferare su alcune materia, come ad esempio la scuola”.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

La disoccupazione non è calata. Sono gli over 50 che non vanno in pensione ad alzare il numero di occupati

Articolo successivo

La Rai non trova più la Lega. E si interroga: Milano rinasce e Salvini molla Bossi e il Nord...?