Governo Draghi-Salvini-Letta-Di Maio-Speranza- Berlusconi: con una mano danno e con l’altra riprendono- Su 21 miliardi di fondi, 19 vanno in tasse

Se con i due decreti Sostegni approvati nei mesi scorsi il Governo Draghi sarà chiamato a erogare a imprese e partite Iva 21,4 miliardi di euro circa di contributi a fondo perduto, per contro, le attività economiche verseranno all’erario quasi 19 miliardi di euro entro la fine di questo mese per onorare le scadenze previste dal calendario fiscale (vedi Tab. 1). A segnalarlo è l’Ufficio studi della CGIA.

 

 

Insomma, comparando questi grandi numeri, possiamo affermare, con grande amarezza, che se molti titolari d’azienda riceveranno pochi aiuti e in grave ritardo, dovranno restituirli subito al mittente, cioè allo Stato, per pagare acconti e saldi di Ires, Imu, Irpef/addizionali Irpef, Irap e diritto camerale.
E’ evidente che stiamo mettendo a confronto solo i saldi. Tuttavia, se con una mano ti danno i ristori e con l’altra se li prendono quasi tutti indietro attraverso le tasse, per lo Stato non cambia nulla, ma per tantissime piccole attività, spossate dalla crisi, le difficoltà sono destinate ad aumentare, alimentando il sospetto tra gli imprenditori di essere vittime di una grande beffa.

(Nota bene – Nell’audizione presso la V Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione) della Camera dei Deputati del 7 giugno scorso, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, ha dichiarato che il DL Sostegni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 marzo ultimo scorso, erogherà alle imprese richiedenti solo 6 miliardi di euro, anziché gli 11 previsti).

Ovviamente, tra le imprese e le partite Iva che saranno chiamate a onorare le scadenze fiscali ci sono quelle che hanno ricevuto o riceveranno i ristori perché beneficiari delle misure messe a punto dal
Governo, ma anche quelle che grossi problemi dal Covid non ne hanno subiti e quindi non hanno ricevuto né riceveranno alcun contributo a fondo perduto.

Diversamente, il gettito fiscale di giugno, così come stimato in questa elaborazione, includerà il “contributo” fiscale di tutte quelle attività che sebbene abbiano subito perdite di fatturato importanti, ma
al di sotto della soglia del 30 per cento, non riscuoteranno alcunché, oppure di realtà produttive o dei servizi che nonostante abbiano registrato un crollo del giro di affari superiore al 30 per cento, non
possono godere di alcun contributo a fondo perduto perché hanno un fatturato annuo superiore ai 10 milioni di euro.

Da un punto di vista metodologico, segnala l’Ufficio studi della CGIA, la stima del gettito fiscale (pari a 18,9 miliardi di euro) è stata calcolata ipotizzando che il numero delle imprese paganti in questo
mese di giugno sia in linea con quello registrato negli anni precedenti. Altresì, alla luce dei dati presentati nei mesi scorsi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alla fatturazione elettronica 2020, si è stimata una riduzione dell’11,5 per cento dei ricavi delle società (Snc, Srl, Spa, etc.) e del 4,6 per cento delle persone fisiche (ditte individuali).

Nel calcolo del gettito riconducibile alla prima rata dell’Imu 2021, infine, la stima è stata diminuita di 445 milioni di euro che corrispondono alle esenzioni introdotte dal Governo a beneficio di alcune attività duramente colpite dalle misure di confinamento introdotte nei mesi scorsi (alberghi, pensioni, fiere, cinema, discoteche, teatri, etc.).

Segnaliamo che in questa stima non sono inclusi gli effetti fiscali riconducibili ai cosiddetti forfettari. Questi ultimi sono partite Iva che beneficiano di una fiscalità di vantaggio; tra le altre cose sono esentate a emettere la fattura elettronica.
Soggetti, comunque, che sono stati duramente colpiti dagli effetti economici negativi provocati dal Covid.

Se, verosimilmente, gli aiuti dei 2 decreti Sostegni verranno “bruciati” per onorare le scadenze fiscali del solo mese di giugno, la CGIA torna a ribadire la necessità di un azzeramento del carico fiscale per l’anno in corso. Questo taglio generalizzato di tasse e imposte erariali per tutto l’anno in corso costerebbe al fisco tra i 28/30 miliardi di euro. Una stima che è stata calcolata ipotizzando di consentire a tutte le attività economiche con un fatturato 2019 al di sotto del milione di euro di non versare per l’anno in corso l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni.

Queste piccole aziende, in attesa della tanto agognata riforma fiscale, dovrebbero comunque versare le tasse locali, in modo tale da non provocare ulteriori problemi di liquidità ai Sindaci e ai Governatori. Con un fisco più leggero (vedi Graf. 1)3, nella seconda parte dell’anno potrebbero operare con meno ansia, meno stress e più serenità. Non solo, ma con 28/30 miliardi risparmiati metteremo
le basi per far ripartire stabilmente l’economia del Paese.

Abbiamo capito che, in buona parte, i soldi per realizzare questa misura non mancano: se dei 21,4 miliardi di ristori previsti in uscita, allo Stato ne tornano indietro 19 di tasse, quasi 2/3 della spesa relativa
all’azzeramento delle imposte per l’anno in corso è praticamente assicurata.

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