Governo di emergenza e assemblea costituente. O sarà ribellione

di FABRIZIO DAL COL

Se i partiti vogliono ancora sperare di salvarsi dovranno evitare di costituire governicchi e pateracchi vari ed impegnarsi per un governo che ridisegni interamente lo Stato altrimenti,  oltre al loro destino ormai segnato da un probabile suicidio politico, passeranno alla storia per essere stati gli unici responsabili del disastro finanziario italiano e del conseguente fallimento dello Stato. Le resistenze  messe in campo da ogni singolo partito per evitare la propria scomparsa non sono servite ad una beata mazza e, dato che il tempo a disposizione è ormai scaduto da un pezzo, con il perdurare di questo atteggiamento figlio della totale incoscienza e all’insegna del muoia Sansone con tutti i filistei, si metteranno presto in una condizione di non ritorno e nel conseguente rischio di finire anche in probabili liste di proscrizione.

Permanendo nella totale irresponsabilità, le forze politiche avranno da un lato spianato la strada a possibili fenomeni di ribellione e dall’altro si saranno resi responsabili di aver fatto fallire anche l’ultima opportunità di ricostruzione che ancora avrebbe potuto avere a disposizione l’Italia. Nonostante tutto sono ancora convinti di farcela e non si accorgono che i provvedimenti che hanno in mente, per quanto drastici possano essere, non saranno mai sufficienti a evitare un probabile collasso finanziario. Solo la madre di tutte le riforme, ovvero la completa riforma dello Stato centrale e di tutte le sue istituzioni, è l’unica strada rimasta per poter mettere in campo un grande cambiamento: l’eliminazione delle gerarchie del parastato e dei conseguenti enti parassiti, la riforma della giustizia che oggi è perennemente in balia di leggi mortificanti a causa della centralità statale e che invece sarebbe da trasformare in una giustizia territoriale federale così come del resto, territoriale e federale, dovrebbe essere anche la riforma della difesa e quella delle enti locali in quanto, facendo oggi esclusivo riferimento alla centralità amministrativa dello Stato, contribuiscono invece ad alimentare e mantenere intatta la burocrazia.

E’ proprio la burocrazia la vera causa della corruzione e del mantenimento dello stuto quo dato che  più si burocratizza uno Stato più diventa facile mantenere a pieno regime quella corruttela che, grazie alla sua ragnatela nelle istituzioni di tutti i livelli, continua invece a rigenerarsi in quanto funzionale al potere per il potere. Per onestà, chiunque dovrebbe ammettere che i costi di uno Stato unitario sono troppo alti rispetto a quelli federali, come per la stessa ragione dovrebbe ammettere che, rimanendo tali, continueranno a produrre sempre più burocrazia e corruttela.

La crisi finanziaria ha contribuito a mettere in evidenza l’insostenibilità dello Stato centrale ed ora, se solo si volesse, si potrebbe accettare l’idea che è proprio grazie alla crisi finanziaria che si potrebbe ridisegnare l’intero Stato italiano in un più moderno Stato federale. Questo dovrebbe essere anche il tema dei grillini dato che il movimento di Grillo, se vorrà costruire una vera partecipazione democratica per poter  valorizzare meglio le risorse di tutte le comunità locali e se vorrà battere la burocrazia e la corruzione, dovrà inevitabilmente pensare alla riforma di tutta l’architettura dello Stato. Grillo la ponga tra le sue priorità, e mentre si occuperà dei provvedimenti  di salvezza del Paese, si adoperi in fretta per quella assemblea costituente che ponga le basi per la rinascita di uno stato federale moderno, altrimenti nemmeno il suo movimento potrà più incanalare pacificamente quella ribellione popolare che  oggi  trova nel M5S una valvola di sfogo ma che domani, senza questo percorso di riforma, potrebbe trasformarsi  invece in una ribellione cruenta.

 

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