Governatore Fontana, dove sono le dosi di vaccino per chi ha 60-64 anni?

“L’inverno è ormai alle porte, ma la Lombardia non è ancora pronta per una efficace campagna vaccinale antinfluenzale”. Perché oltre ai “forti ritardi” nell’approvvigionamento delle dosi, “non ce ne sono abbastanza per tutti”. In particolare, “la fascia di età 60-64 anni, categoria che secondo le direttive del ministero della Salute dovrebbe essere inserita nella lista di quelle a rischio, potrebbe restare scoperta”. La denuncia arriva dai segretari delle sezioni lombarde di Fnp Cisl e Cisl Medici, Emilio Didonè e Danilo Mazzacane, secondo i quali “i cittadini sono costretti a rivolgersi alla sanità privata e a pagare per vaccinarsi”. E parla di “ritardi inammissibili” anche il segretario regionale di Cisl Lombardia con delega al Welfare, Pierluigi Rancati.

“Non c’è nessuna certezza che le fasce più deboli saranno protette”, segnala. “E’ sconfortante ciò che sta accadendo alla sanità lombarda e sulle vaccinazioni assistiamo al solito scarica barile tra Regione, Ats e medici”, affermano Didonè e Mazzacane. “Le dosi di vaccino ordinate dalla Regione a carico del Servizio sanitario, quindi gratuite per il cittadino, non sono sufficienti rispetto alla quantità realmente necessaria. In modo particolare per le categorie più a rischio, nelle quali rientrano più che mai anche gli anziani over 65, soprattutto in questo periodo di pandemia da coronavirus. Certamente qualcosa non ha funzionato”, osservano i sindacalisti anche in riferimento “alla questione delle gare sbagliate dalla Regione, che hanno portato ad assicurarsi centinaia di migliaia di dosi di vaccino in meno, molto inferiori rispetto ai 3.874.744 necessari per coprire tutte le richieste, stando ai numeri dichiarati dalla stessa Regione”.

“E mentre Regione Lombardia fa fatica a reperire i vaccini per tutti – incalzano Didonè e Mazzacane – a quanto pare le strutture private sembrano averne forniture sufficienti. Prezzo previsto: 3 volte di più rispetto agli anni precedenti. Da qualche tempo”, infatti, “sui siti di alcune strutture sanitarie private si legge un annuncio: ‘Prenota il vaccino online’. Una strana coincidenza, che è arrivata dopo la notizia che la nona gara indetta proprio da regione Lombardia per la fornitura dei vaccini è andata deserta. Il clima di incertezza che le dosi non basteranno per tutti si riflette quindi nella scelta da parte di molti cittadini che si trovano costretti a rivolgersi al privato, che attualmente sembrerebbe essere l’unico a garantire la possibilità di vaccinarsi”. Non solo: “Secondo una circolare della Direzione Welfare – continuano i leader di Cisl pensionati e medici – ci sarà la copertura per gli over 60 solo se avanzeranno le dosi tra gli over 65”.

“Da mesi è stato più volte sottolineato quanto possa essere importante vaccinarsi quest’anno, non solo perché i sintomi influenzali sono molto simili a quelli di Covid-19, ma soprattutto perché questo eviterebbe un sovraffollamento negli ospedali e nei pronto soccorso. Auspichiamo che tutto l’impegno che pensionati e medici della Cisl hanno messo in campo per sensibilizzare la popolazione a vaccinarsi non sia stato vano”, concludono Didonè e Mazzacane. “A quanto si apprende – riporta dal canto suo Rancati – non vi è alcuna certezza che in Lombardia la distribuzione dei vaccini antinfluenzali ai medici di base e alle farmacie sia adeguata per attuare la campagna antinfluenzale nei tempi previsti, nemmeno per le fasce più deboli della popolazione (patologie gravi, bambini da 0 a 6 anni e over 65) e gli operatori sanitari e socio-sanitari. Né sono state risolte da Regione Lombardia le problematiche collegate all’organizzazione logistica sul territorio, che non può essere assicurata solo dai medici di base ma, stante la dimensione che la campagna vaccinale nel contesto epidemico Covid deve avere, richiede strutture dedicate messe a disposizione dai Comuni e/o dalle Ats”.

Per Rancati “questa situazione evidenzia una volta di più i gravi ritardi nell’azione pubblica di contrasto del contagio e di gestione del rischio infettivo nel territorio, che a fronte dell’andamento della curva epidemiologica e dei gravi provvedimenti che si stanno assumendo, e che peseranno sulla popolazione più fragile, sui lavoratori e le attività economiche, non sono ammissibili”.

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