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Gli ultras delle tasse se ne facciano una ragione: secessione!

di MAURO GARGAGLIONE

Se un centravanti sbaglia un sacco di gol o un portiere fa una papera dietro l’altra, anche uno spettatore inesperto di calcio capisce dove sta il problema. Se un allenatore con fior di campioni a disposizione li fa giocare fuori ruolo o sbaglia clamorosamente le formazioni, uno spettatore con qualche conoscenza di base, può capire dove sta il problema. Se una squadra di calcio continua pervicacemente a comprare dei brocchi o ad ingaggiare allenatori incapaci per anni e anni, anche il più sfegatato ultras con il cuore più bendisposto che bendisposto non si può, comincia ad agitarsi, poi a dare in escandescenze e poi, insieme ad altre centinaia di persone come lui, a piantonare l’ingresso di casa del Presidente perché venda la squadra a uno più capace di lui e più ricco, possibilmente.

Provate a sostituire il Presidente della squadra con lo Stato. Se operate questo scambio vi rendete immediatamente conto di una cosa. Qualunque becero ultras, che a sentirlo sembra l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uomo, è in grado di capire, oltre un certo limite, quando il problema è la “società” e non questo o quell’allenatore, questo o quel calciatore. Ora mi chiedo, perché ci può arrivare un ultras armato della sua fede cieca e fanatica e non un cittadino, a capire che il problema non è Monti, Beppe Grillo, Renzi, Bersani, Vendola o Berlusconi, ma è questa forma di Stato?

Che cosa ci vuole per i laudatores della Repubblica Italiana per accorgersi che il limite è stato ormai oltrepassato da tempo? Che va ripensato e rivisto l’assetto istituzionale e unitario della nazione? Quanti risparmi devono esserci ancora espropriati? Quanta gente in più deve rimanere disoccupata e disperata, perché gli ultras  – delle tasse che “sono una conquista di civilità”, del canone RAI che è giusto pagare perché è un servizio pubblico, di Napolitano e del suo Quirinale che costa cinque volte Buckingham Palace, della Costituzione più bella del mondo, della sanità pubblica che costa un botto, della scuola pubblica che produce gli studenti più asini d’Europa, di una magistratura alacre solo nei processi politici  – capiscano, insomma, che questa Repubblica non ne ha più?

Cosa deve succedere ancora perché si rendano conto che è ora di fare come Cechi e Slovacchi, come sta per fare la Catalunya, la Scozia, Le Fiandre e la Vallonia, come fece l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Senza sangue, senza guerra, senza sparare.

Non se ne rendono ancora conto ahimè, e non vedo segnali sufficientemente promettenti. Ecco perché in TV frequento molto più il calcio che i talk show. E che, in una scala evolutiva, tra fedeli dell’urna elettorale e fedeli di Inter, Juve o Milan, forse questi ultimi non sono più indietro dei primi.

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