Gli stupratori del liberalismo non smettono di parlare

di MATTEO CORSINI

Anche Renata Polverini continua a parlare: “Forza Italia chiede misure concrete per combattere la disoccupazione e, soprattutto, chiede investimenti pubblici che possano rilanciare l’economia e, quindi, il lavoro”.

Vent’anni fa Silvio Berlusconi si presentò in una delle sue televisioni raccontando agli italiani che avrebbe fondato un “partito liberale di massa”. Ancora oggi Berlusconi sostiene che Forza Italia sia un partito liberale, pur essendo (almeno a me) impossibile ricordare un solo provvedimento autenticamente liberale assunto durante le non brevi esperienze di governo.

D’altra parte i liberali in Italia sono sempre stati pochi e male organizzati, probabilmente anche per via del fatto che un individualista mal si presta alla disciplina militare che richiede l’adesione a un partito. E in effetti nel partito berlusconiano abbondavano e ancora abbondano ex socialisti, ex democristiani e persino ex fascisti ed ex comunisti. I pochi liberali non hanno mai avuto alcun ruolo di rilievo e sono sempre stati una sparuta minoranza. Si prenda l’esempio di Renata Polverini, una signora che è passata dal ruolo di segretario sindacale (UGL) alla presidenza della Regione Lazio per l’allora PDL e ora è tra i parlamentari di Forza Italia. Qualcuno forse potrà pensarla diversamente, ma io ritengo che il sindacalismo e il liberalismo siano del tutto incompatibili. D’altronde basta leggere le parole che ho riportato per rendersi conto che si tratta della tipica dichiarazione di un sindacalista (statalista).

Giusto ieri commentavo qualcosa di simile pronunciato da Susanna Camusso, che per lo meno non si sogna neppure di militare in un partito che continua ad autodefinirsi liberale (al limite finirà nell’ala sinistra del PD, come diversi suoi predecessori). Ora, io non so se quella di Polverini sia la linea ufficiale di Forza Italia (non ho peraltro letto o sentito sconfessioni da parte dei suoi colleghi di partito), ma so per certo che chiedere “investimenti pubblici per rilanciare l’economia” è il tipico programma socialista, non liberale. Il dramma è che per larga parte dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione la proposta politica di Forza Italia è davvero considerata liberale. Il che rende ancor più difficile la diffusione di idee autenticamente liberali in questo Paese da sempre statalista.

Print Friendly, PDF & Email
Default thumbnail
Articolo precedente

Beggiato dona alla Biblioteca Bertoliana raccolta di manifesti dalla Liga

Articolo successivo

Squinzi: votare per l'Europa. Da sua fine costi altissimi