Gli “Stati generali del Nord”: un’occasione da non gettare al vento

di GIANLUCA MARCHI

Da ieri nello scenario politico c’è qualcosa di diverso da prima, la Lega Nord guidata da Roberto Maroni. Non mi avventuro a chiamarla nuova Lega, perché saranno i fatti ad incaricarsi di dirci se il Carroccio ha intrapreso un corso veramente nuovo oppure se è ancora ammalato dei vecchi vizi, il che aprirebbe inevitabilmente la strada alla dissoluzione. Limitiamoci a parlare di una Lega diversa, visto che  l’interlocutore principale non sono più Bossi e gli uomini e le donne della sua stretta cerchia, Lega che va verificata e testata nel breve-medio periodo rispetto agli annunci fatti dal palco di Assago dal neo segretario federale e la corrispondenza ai comportamenti concreti.

Personalmente mi sembrerebbe miope, da parte di chichessia, rinunciare al confronto con la Lega per via di una presunta idiosincrasia verso Roberto Maroni, considerato reo di aver pascolato all’ombra del Capo, di aver inanellato una prestigiosa carriera politica per merito di chi ha creato il Carroccio, di essersi probabilmente voltato dall’altra parte quando ha visto cose che invece avrebbero meritato di essere denunciate. Continuare a rivolgere la testa al passato non conduce da nessuna parte. Ciò non significa che il passato debba essere cancellato con un colpo di spugna, tutt’altro. Il passato, o almeno la rappresentazione che ciascuno di noi ha del passato che lo riguarda e delle persone che in esso si sono intersecate, deve essere sempre lì come ammonizione a non concedere una fiducia incondizionata. Ma se in politica si vuole andare avanti, e non crogiolarsi in una splendida solitudine, bisogna mettere alla prova chi ci sta di fronte – e magari può essere un alleato temporaneo -, anche per poi concludere, magari in tempi ragionevolmente contenuti, che la prova è stata deludente e ogni discorso si chiude lì.

Questo lo dico a uso e consumo di una parte consistente della galassia autonomista e indipendentista – quella che più o meno abbiamo cercato di riunire a Jesolo perché cominciasse a parlarsi -, la quale tende a negare qualsiasi confronto con la Lega non solo per le delusioni politiche che sono venute dal Carroccio, ma anche perché questo ha tradito, perché quest’altro ha deluso, perché quell’altro ancora ha badato un po’ troppo agli affari propri. Tale galassia è fatta di personaggi spesso e volentieri ex leghisti e aver appartenuto al movimento creato da Bossi, e poi esserne usciti o esserne stati espulsi ha finito per lasciare in circolo una dose di veleni tale da precludere ogni possibilità di tornare a tessere un dialogo. Chi rivendica questa posizione potrebbe aver ragione a mantenerla se fosse sicuro che domani mattina la Lega è destinata a scomparire definitamente dallo scenario politico: a quel punto il campo sarebbe pronto da arare in vista di un qualcosa di nuovo – soggetto politico, movimento, confederazione di movimenti – destinato ad assumere come ragione sociale la “questione settentrionale”, l’indipendenza delle Regioni del Nord o quant’altro si voglia in questa direzione. Ma nel momento in cui una prospettiva del genere appare difficilmente verosimile, mentre invece i tempi per la sopravvivenza del Nord si stringono sempre di più, perché rinunciare a “stanare” la Lega, a incalzarla e a capire se realmente ha imboccato una strada diversa oppure ha annunciato di cambiare tutto per non cambiare nulla?

A mio modesto avviso l’occasione si potrebbe presentare in tempi rapidissimi: per fine luglio Maroni ha detto di voler convocare gli “Stati generali del Nord”, come momento di confronto con tutte le forze, le associazioni e le personalità che vorranno intervenire allo scopo di completare la lista delle idee e delle proposte concrete su cui muoversi dall’autunno per cercare di cominciare ad affrontare e risolvere, senza slogan, i problemi che affliggono la gente e le imprese del Settentrione. L’intenzione non appare peregrina e si inserisce nel progetto di costituire un “blocco sociale e politico per il Nord” che non è affatto un “partito unico”. Così come ieri mattina dai microfoni di Radio 24 Maroni ha chiesto di partecipare anche a Oscar Giannino, il neo segretario leghista potrebbe estendere l’invito a tutti i movimenti autonomisti e indipendentisti che operano al Nord e che hanno voglia di dire la propria su come affrontare questa o quella questione. Allo stesso tempo tali movimenti dovrebbero dichiararsi disponibili a un confronto non velleitario. D’altra parte cosa potrebbe succedere loro di peggio se non uscire da quell’assemblea con la convinzione che anche con la Lega di Maroni c’è poco da fare? Nulla, avrebbero solo perso un po’ di tempo. A meno che la loro scelta sia quella di vivere in uno “splendido isolamento”, curandosi di un orto che non diventerà mai una coltivazione, e allora queste mie parole sono destinate a passare come l’acqua sulle pietre.

PS. Sono curioso di capire come reagiranno i non pochi ex leghisti arrabbiati che hanno salutato con entusiasmo la possibile discesa in politica di Oscar Giannino se il nostro deciderà di accogliere l’invito di Maroni a intervenire agli “Stati generali del Nord”.

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