Giustizia non è solo raccogliere firme referendum. Bernardini: Pannella parlava di Stato “delinquente”, si sbagliava?

“Le persone che hanno subito le violenze da parte della polizia penitenziaria sono ancora a Santa Maria e credo che sia molto grave, non è una scelta saggia del Dap e sembra continui a mantenersi, mentre probabilmente il nuovo capo del Dap avrebbe dovuto capire la situazione”. Rita Bernardini, ex parlamentare e attuale presidente di “Nessuno tocchi caino”, lo afferma partecipando al convegno “La salute mentale nei luoghi di provazione della libertà personale”, organizzato a Napoli dal garante dei diritti dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello.

“Lui – ha aggiunto riferendosi al nuovo vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – ha ricevuto in eredità questa situazione ma credo che da mesi fosse chiara la situazione e serviva un intervento, come pure sono rimasti nel carcere sia gli aggressori che gli aggrediti e sappiamo che questa è stata un’azione pianificata, come ce ne sono state in altre carceri. Non dobbiamo nasconderci che la violenza nei confronti delle persone detenute è la stessa struttura che la crea. A me è capitato di intervenire in passato quando ero deputato e potevo fare le visite all’improvviso di avere delle segnalazioni che effettivamente mi facevano vedere l’atmosfera pesantissima, terribile, l’aria si tagliava con il coltello. Penso ad esempio al carcere di Vicenza, lì ci fu un detenuto, era un senegalese plurilaureato in carcere che ha avuto il coraggio di denunciare: anche lì però se non c’è attenzione dei mezzi di informazione e dell’opinione pubblica tutto poi viene archiviato, e la magistratura in quel caso infatti ha archiviato. Ricordo che ero radicale nel gruppo del Pd, e la rappresentante di Vicenza del Pd non volle firmare la mia interpellanza anche se l’avevano firmata gli altri del partito. Quindi c’è un atteggiamento un po’ non dico di omerta’ ma di lasciare cadere le cose”.

Bernardini sottolinea che “è proprio il carcere – afferma – per come è concepito e amministrato oggi ad essere criminogeno non solo perché farà poi uscire persone che non saranno in grado di reinserirsi ma anche criminogeno nella vita quotidiana con tanti elementi di corruzione come l’ingresso dei telefonini o della droga in carcere. Quindi bisogna riconcepire le pene che non devono essere per forza il carcere. Anche uno stato che non riesce ad essere regolamentare rispetto alle sue stesse leggi non credo dia un buon esempio in carcere a chi deve essere rieducato. La capienza regolamentare non viene mai rispettata, i parametri degli organici di polizia, educatori, assistenti sociali non sono mai rispettati, allora quello non è il carcere concepito dalla costituzione ma è un carcere fuorilegge. Pannella definiva lo Stato un delinquente professionale, credo non si sbagliasse. Chi è in carcere e sconta una condanna è nelle mani dello Stato, pensate alla salute, o lo curano e capiscono cosa ha o non guarisce. Quindi sono nelle mani dello stato che si comporta spesso da fuorilegge, questo e’ molto grave in termini di democrazia per il nostro Paese”.

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